anpi e vaticano:

due pesi e due misure?

 

Arriva l'avviso di sfratto per la sezione Anpi “Giordano Sangalli” di Centocelle, nel V Municipio di Roma governato dal Movimento 5 Stelle: gli iscritti e i partigiani sono stati obbligati a riconsegnare le chiavi del locale di via dei Glicini 60. Il Municipio ha impugnato la delibera 140/2015 sul riordino del patrimonio pubblico: una delibera che si è abbattuta già su alcune sedi di partiti politici, centri sociali, scuole di musica e di danza, palestre popolari, onlus come Emergency, associazioni che si occupano di violenza sulle donne, Sla, disabilità e malattie psichiche.

Lunedì 17 ottobre alle 17 nella sede Anpi sita nel seminterrato della scuola “Fausto Cecconi”, si terrà una riunione per discutere della vicenda. E non senza generare polemiche.

E a proposito di polemiche, vorremmo dire a Virginia Raggi che è giusto “recuperare” i locali per cui non viene pagato l'affitto (anche se andrebbe ponderato il lavoro che viene svolto dalle associazioni che le utilizzano), ma vorremmo anche ricordarle come tra i suoi temi sbandierati in campagna elettorale ci fosse il rimborso dell'Imu dovuto dalle strutture del Vaticano usate anche come esercizi commerciali (che già di per sè ammonterebbero a milioni e milioni di euro), argomento che si è eclissato a partire dal 16 giugno, giorno della vittoria al ballottaggio. Come mai?

In attesa di una sua risposta, proviamo a calcolare quanto realmente quanto denaro si potrebbe ricevere come rimborso dal Vaticano, prendendo spunto da una inchiesta pubblicata da “L'Espresso”, che riassumiamo in queste poche righe, ma che vi consigliamo di leggere l'articolo per intero pubblicato su internet (http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2011/08/22/news/quanto-paghiamo-per-la-chiesa-1.42654).

L'8 per mille che rientra tra le spese che lo Stato si accolla per gli enti ecclesiastici, i fondi per gli stipendi dei professori di religione cattolica nelle scuole pubbliche (scelti dalla Chiesa e pagati da noi cittadini), gli stipendi dei cappellani che svolgono funzioni per lo Stato italiano (quindi anche nelle carceri, nelle caserme e nelle zone di guerra), i finanziamenti alle scuole paritarie e alle università private (un pacchetto da circa 3 miliardi di euro l'anno, solo per lo Stato centrale. Altri capitoli di spesa, come la sanità, ricadono infatti nei bilanci regionali e non rientrano in questi conteggi). Un capitolo tutto suo lo merita ad esempio la fornitura dell'acqua alla Città del Vaticano, interamente a carico dello Stato italiano. L'articolo 6 dei patti Lateranensi del 1929 recita infatti che “L'Italia provvederà, a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati, che alla Città del Vaticano sia assicurata un'adeguata dotazione di acque in proprietà”.

Poi ci sono i mancati introiti, legati ai regimi fiscali privilegiati a cui hanno diritto alcuni stabili e fabbricati, come l'esenzione dall'Ici e la riduzione del 50 per cento dell'Ires, l'imposta sul reddito delle persone giuridiche (le società).

Altra tassa risparmiate alla Chiesa, o sarebbe meglio dire ai suoi "dipendenti", è l'esenzione dell'Irpef per tutti i lavoratori della Santa Sede e della Città del Vaticano: almeno duemila persone tra giornali, radio, tribunali ecclesiastici, segreterie e congregazioni. Con il Concordato del 1984 è stato inoltre stabilita la possibilità di detrarre dalla dichiarazione dei redditi le donazioni fino alle vecchie due milioni di lire (poco meno di mille euro).

Il conto complessivo delle detrazioni, almeno sulla base delle stime, supera quindi agilmente i 3 miliardi di euro. Ma la politica non ci sente: «Togliere i fondi alla Chiesa italiana significa togliere il pane agli affamati», ha commentato Rocco Buttiglione dell'Udc. Compatto nella difesa dei privilegi ecclesiatici il Pdl. Poche le voci dissonanti nel Pd, partito la cui presideente Rosi Bindi ha chiuso la porta a ogni ipotesi di Pd di tassazione degli immobili del Vaticano, perché «la Chiesa è una grande ricchezza per la società italiana e le opere di carità della chiesa sono ancora più importanti per la crisi economica che sta mordendo le famiglie».


Lorenzo Soriano