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La commedia grottesca “Kill me please”, in bianco e nero caratterizzata da un umorismo nerissimo, diretta dal regista belga Olias Barco, ha vinto la quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, aggiudicandosi il Marc'Aurelio d’Oro come miglior film. Il dottor Kruger (Aurelien Recoing) ha un sogno: creare una clinica terapeutica in cui chiunque lo desideri e ne senta il bisogno può rifugiarsi in cerca di una morte dolce.

Diversi e particolari sono gli individui che raggiungeranno la clinica in cerca di una assistenza medica: un famoso comico con un cancro incurabile, un commesso viaggiatore che cela sordidi segreti, un ricco erede lussemburghese, una bella ragazza con manie autolesioniste, un vecchio cabarettista berlinese dalla voce rovinata e un uomo che ha perso tutto nel gioco d’azzardo, moglie compresa.

Ciascun personaggio, all'inizio del film, viene intervistato dal dottore che cerca di capire se ci siano veramente le motivazioni giuste per accettarlo o meno nella sua clinica.

Ognuno di loro sa già quale vorrebbe che fosse l'ultimo desiderio prima di morire.

Ed è questo proprio questo l'obiettivo che si propone di raggiungere il dottor Kruger: accogliere le richieste dei suoi "malati" e cercare di accompagnarli nel miglior modo possibile nella fase finale della loro vita rispettando la loro dignità.

Ma non sarà il dottore a decidere la sorte dei suoi malati ma sarà la Morte a decidere quando colpire e lo stesso dottore sarà vittima di essa.

La particolarità del film è la capacità di farci ridere in una scena e bloccarci il respiro in quella successiva per catapultarci in una atmosfera fin troppo dark.

E tutto questo grazie al sapiente utilizzo della macchina da presa che attraverso l'uso di differenti profondità di campo e del bianco e nero enfatizzano molto l'aspetto grottesco del film raggiungendo a volte dei livelli surreali che ci portano molto molto lontano dalla realtà quotidiana.


Silvia Longhi

Quel grottesco sogno del dottor Kruger...