Comitato “De grazia”

amantea (Cs)

 

Avrebbe compiuto 54 anni il capitano di fregata Natale De Grazia se il 13 dicembre del 1995, esattamente 15 anni addietro non fosse morto in circostanze ancora non del tutto chiarite lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Domenica 19 dicembre, proprio in occasione del compleanno dell’uomo di Stato che ha dato un contributo decisivo sulla vicenda delle cosiddette “navi a perdere”, il Comitato “Natale De Grazia” deporrà una corona sul lungomare che porta il nome del capitano di fregata.

Una decisione, quella di ricordare così Natale De Grazia, che lega simbolicamente l’attività portata avanti dall’ufficiale che indagava su affondamenti sospetti nel Mediterraneo per conto della Procura della Repubblica di Reggio Calabria alle iniziative condotte proprio dal Comitato “De Grazia” per conoscere la verità su tali vicende. Per questo gli attivisti del Comitato si ritroveranno domenica mattina alle 11 davanti la lapide che ricorda “innanzitutto un uomo delle istituzioni”. “La dedizione ed il coraggio dimostrata dal capitano De Grazia - sostengono gli attivisti - nel cercare fino in fondo la verità su quelle vicende che tutt’ora sono rimaste insolute continuano a darci la forza necessaria a portare avanti oggi  la nostra battaglia per capire cosa sia successo e cosa stia ancora succedendo lungo le nostre coste e sui nostri territori.

Grazie alla grande energia che proviene da uomini come De Grazia possiamo ancora credere che le nostre istituzioni siano in grado di spiegare vicende che interessano la  Calabria e la sua possibilità di costruire un futuro diverso”.  Da qui la decisione di ricordare De Grazia nel giorno della sua nascita. “Per noi - affermano gli attivisti del Comitato - Natale non è morto ma continua grazie alla sua grande energia e all’amore che ha dimostrato per il nostro mare e per la nostra terra a vivere nelle nostre coscienze.

Vorremmo che questo messaggio arrivasse a quanti hanno il potere di aiutare la ricerca della verità e non trovano il coraggio per gridare ad alta voce di volere una terra diversa. Innanzitutto libera di poter costruire serenamente il proprio futuro e quello dei suoi figli”.

«Natale De Grazia vive nelle nostre coscienze».

Il Comitato “De Grazia” ha commemorato domenica scorsa il capitano morto mentre indagava sulle “navi dei veleni”


Domenica mattina si è tenuta sul lungomare di Amantea, la commemorazione del capitano Natale De Grazia da parte degli attivisti del comitato che porta il suo nome e che lotta per conoscere la verità sulle vicende di cui egli si stava occupando, che vorrebbe siano svelati i misteri che offuscano le circostanze della sua morte e che lottano per difendere il territorio ed il mare dall’avvelenamento da rifiuti pericolosi.

Una cerimonia semplice, di commovente intimità, fatta da semplici cittadini che non intendono dimenticare chi si è sacrificato per difendere questa terra. Senza pomposi formalismi e false solennità, il capitano De grazia è stato ricordato in modo sentito da chi ci crede veramente. «Abbiamo voluto ricordarlo oggi, il giorno del suo compleanno - ha dichiarato Gianfranco Posa presidente del comitato mentre deponeva la corona di alloro ai piedi della lapide che porta impresso il nome di De Grazia - perché vogliamo sentirlo vivo.

Vivo nelle nostre coscienze e speriamo nelle nostre azioni».

Natale De Grazia è stata una persona che si è distinta per le sue alte qualità morali, per la passione che metteva nel suo lavoro che svolgeva con senso di giustizia e dello Stato. «E con lo stesso spirito proviamo noi semplici cittadini a fare la nostra parte, provare a difendere il nostro territorio e la salute dei cittadini che lo abitano.

E cerchiamo di stare vicino a quelle poche persone delle istituzioni che, come De Grazia, svolgono onestamente il proprio lavoro affinché non siano lasciate sole come, probabilmente, è stato lasciato solo il capitano De Grazia e come certamente le istituzioni hanno lasciato sola la sua famiglia dopo la sua morte.

Speriamo che le attività del comitato possano proseguire nel tempo per far vivere il ricordo di Natale De Grazia e per diffondere, soprattutto tra i giovani, i suoi valori, sempre più difficili da trovare radicati in persone che hanno ruoli di responsabilità.

La Commemorazione di Natale De Grazia

Navi a perdere

Referendum  acqua pubblica, una domenica per sostenere le ragioni del “SI”

I sostenitori in piazza con un gazebo ad Amantea.

A Belmonte “Festival popolare della salsiccia casereccia” ed Happy Hour


Mobilitarsi tutti contro la privatizzazione dell’acqua e sostenere così le ragioni del “SI” ai due referendum per l’abolizione delle norme che permettono ai privati di gestire l’acqua pubblica. 

Con queste finalità il popolo del “Si all’acqua pubblica” si attiva anche sul basso Tirreno cosentino con una serie di manifestazioni che animeranno domenica 27 febbraio prossimo Amantea e Belmonte Calabro.

Si inizierà ad Amantea nella mattinata dove a partire dalle ore 10 sarà allestito un gazebo nella centralissima piazza Commercio per informare i cittadini sui rischi che la privatizzazione di un bene essenziale come l’acqua comporterebbe sul futuro immediato dei territori e sulla necessità di votare “si” ai due quesiti referendari che la Consulta ha ammesso sulle norme che consentono la privatizzazione dell’acqua. Inoltre gli attivisti saranno in piazza per l’intera mattinata per raccogliere fondi necessari a sostenere l’intera campagna referendaria a favore dell’acqua bene comune.

All’interno del gazebo saranno distribuiti materiale informativo sui prossimi quesiti referendari e dei simpatici gadgets, tra cui alcuni ciondoli realizzati a mano con colla e farina di mais, a quanti decideranno di sostenere il nascente comitato comprensoriale “2 SI PER L’ACQUA BENE COMUNE”.

Le attività si sposteranno poi nel pomeriggio a Belmonte Calabro con un happenig veramente particolare. Nel centro storico della cittadina tirrenica infatti si svolgerà il primo “Festival popolare della salsiccia casereccia”. Questa iniziativa, promossa dal Gruppo Attivo Belmonte, dall’Associazione Nero di Calabria e dalla locale Pro loco, prevede la competizione, appunto, di produttori artigianali del tipico salume calabrese.

La manifestazione si svolgerà a partire dalle 15,30 nella sala polivalente delle Biblioteca Comunale dove i produttori potranno iscriversi portando con sé i loro salumi realizzati con tecniche rigorosamente artigianali. Una giuria di esperti valuterà il vincitore al quale sarà assegnato un’esemplare di maialino della specie Nero di Calabria.

Nel corso del festival gli attivisti del “Comitato Natale De Grazia”, tra i primi sostenitori dell’iniziativa referendaria, spiegheranno le ragioni del “si” al referendum. Inoltre si svolgerà un happy hour a base dei tanti prodotti tipici derivanti dalla lavorazione del maiale nero di Calabria accompagnati da cocktail un rivisitato a base di vino locale e neuroni. Tutte iniziative che serviranno ad autofinanziare le prossime azioni del costituendo comitato referendario. 

Referendum per l’acqua pubblica

Con il sole dalla loro parte, gli attivisti del comitato civico “Natale De Grazia”  si sono ritrovati domenica scorsa in piazza Commercio per sensibilizzare la popolazione in vista del referendum contro la privatizzazione dell’acqua che si dovrebbe tenere tra il 15 maggio e il 15 giugno prossimi.

Alle dieci e trenta il gazebo era allestito e si è dato il via alla distribuzione di volantini informativi e la raccolta di contributi economici per  finanziare la campagna referendaria. In cambio gli attivisti del comitato hanno distribuito piccoli gadget realizzati artigianalmente da Roberta Rappini, attivista del De Grazia, mentre qualche palloncino con impresso lo slogan “2 si per l’acqua bene comune” veniva distribuito ai bambini che passeggiavano con i genitori.

Il referendum sull’acqua pubblica è un esempio concreto di “democrazia partecipata”. I quesiti referendari sono stati voluti e realizzati da semplici cittadini (lontani dai partiti) che oggi ne curano anche la promozione sostenendone le spese di tasca propria e con i contributi dei singoli sostenitori.

Affinché i referendum abbiano validità sarà necessario raggiungere il quorum, ovvero bisognerà convincere ad andare a votare il 50% più uno degli aventi diritti al voto.

Fanno  comunque ben sperare sia l’interesse e la partecipazione della gente ad iniziative come quelle di domenica, sia il milione e mezzo di firme che hanno accompagnato la presentazione dei quesiti referendari. Nel pomeriggio gli attivisti del comitato si sono spostati nel vicino comune di Belmonte Calabro dove hanno partecipato, presso la biblioteca comunale, al “Festival popolare della salsiccia casereccia”.

Questa iniziativa, promossa dal Gruppo Attivo Belmonte,  dall’Associazione Nero di Calabria e dalla locale Pro loco e coordinata con grande impegno da Mario Arlia, anch’eso attivista del De grazia, prevedeva la competizione tra produttori artigianali del tipico salume calabrese. Una giuria dal palato fine ha assegnato in premio alla commossa vincitrice, un maialino nero. L’intera iniziativa è stata approntata sul tema dell’acqua pubblica e sulla promozione dei referendum con un intervento finale di Gianfranco Posa, portavoce del comitato “Natale De Grazia”, che ha illustrato le ragioni del  “Si” e l’importanza di come ognuno debba impegnarsi per convincere più persone possibili ad andare a votare “2 si per l’acqua bene comune”.

La serata si è conclusa con un “happy hour” a base di prodotti tipici, ottimo vino e salumi di maiale nero di Calabria, il tutto allietato con della buona musica popolare che ha animato il borgo antico del comune di Belmonte Calabro.

Il ricavato dell’happy hour è stato devoluto al finanziamento della campagna referendaria.

2 sì per l’acqua bene comune

La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili due dei tre referendum contro la privatizzazione dell’acqua per i quali sono state raccolte in Italia 1.400.000 firme. Pertanto si andrà a votare tra il 15 aprile ed il 15 giugno. 

Nello stesso periodo sono previste le elezioni amministrative per il rinnovo di molti consigli comunali e i Movimenti per l’Acqua chiedono alle istituzioni di unificare i due momenti elettorali per incoraggiare i cittadini ad andare a votare e per evitare che lo svolgimento delle elezioni in date diverse rappresenti un ingiustificato ulteriore costo per la finanza pubblica.

Con i Referendum potremo togliere di mezzo tutte le leggi approvate negli ultimi 15 anni dai governi di vario colore politico che si sono succeduti e che hanno consentito una selvaggia privatizzazione dell’acqua, garantendo agli speculatori di ricavare profitti da un Bene Comune che la natura ha dato all’uomo gratuitamente perché necessario per la sua stessa sopravvivenza.

Chi sostiene la privatizzazione dell’acqua, afferma che i privati gestiscono meglio ed in modo più efficiente il servizio idrico, ma quello che è avvenuto nei giorni scorsi in molti comuni della provincia di Vibo Valentia è testimonianza del contrario: a Vibo la società privata SORICAL-VEOLIA ha distribuito ai cittadini acqua inquinata e non potabile.

Inoltre la privatizzazione dell’acqua ha provocato, nella maggior parte dei comuni dove è stata realizzata, un indiscriminato aumento dei costi per i cittadini e l’applicazione dei sigilli ai contatori dei contribuenti morosi, anche se non potevano pagare perché indigenti.

Poiché la Costituzione prevede che  un referendum è valido se vota almeno il 50% più uno degli aventi diritto, bisognerà mobilitarsi per far andare a votare i cittadini e per farli votare Sì.

Il Comitato De Grazia, rivolge un APPELLO a tutti i cittadini per costituire un Comitato pro-referendum per convincere gli elettori ad andare a votare in difesa di tutti i beni comuni che i governi  vogliono togliere alla collettività. Nel contempo invitiamo il Sindaco di Amantea e la sua giunta a continuare sulla strada intrapresa - con la modifica dello Statuto comunale - in difesa dell’acqua bene comune, rendendo operativo l’impegno assunto pubblicamente per la costituzione di un Consorzio tra i comuni del comprensorio, al fine di perseguire l’obiettivo di una gestione pubblica integrata del sistema idrico, come sta già avvenendo in alcuni Comuni proprietari delle fonti di approvvigionamento.



Venerdì 4 marzo ad Amantea (Cs)

si costituirà ufficialmente

il comitato referendario “2 Si per l'Acqua Bene Comune”

Nasce il Comitato Pro-referendum

“2 sì per l’acqua bene comune”

Ad Amantea costituito il comitato referendario comprensoriale “2 si per l’Acqua Bene Comune”


Venerdì 4 marzo, nella sede di Amantea del comitato civico Natale De Grazia, si è costituito il Comitato comprensoriale “2 SI PER L’ACQUA BENE COMUNE” contro la privatizzazione dell’acqua, per far vincere il SÌ al referendum.

Già da qualche mese il comitato sta provando a sensibilizzare la popolazione ad andare a votare al referendum che si terrà il prossimo 12 giugno e così ha invitato associazioni, sindacati, parrocchie, studenti, sindaci, rappresentanti istituzionali e singoli cittadini di Amantea e dei paesi limitrofi, nella propria sede per fare insieme una seria riflessione sull'uso indiscriminato delle risorse naturali, come l’Acqua, che non sono inesauribili e sulle possibili  modalità di gestione del servizio idrico. È necessario operare in modo che questa importante risorsa sia gestita in maniera da garantire l’acceso all’acqua a tutti i cittadini, assicurando la vivibilità del pianeta anche alle future generazioni contrastando sprechi, inefficienze e disuguaglianze. Alla riunione ha partecipato anche l’assessore Sergio Tempo in rappresentanza dell’amministrazione comunale di Amantea.

Grazie a circa un milione e mezzo di firme, la Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili due dei tre referendum contro la privatizzazione dell’acqua, ma il ministro degli interni Maroni ha stabilito che i referendum si terranno l’ultimo fine settimana utile alle votazioni vanificando, almeno per adesso, gli sforzi dei movimenti per l’acqua che avevano chiesto alle istituzioni di unificare i referendum con le elezioni amministrative del prossimo 15 maggio, facendo risparmiare così agli italiani 400milioni di euro. A questo punto diventa fondamentale l’apporto di ogni cittadino per riuscire a motivare più gente possibile ad andare a votare e far votare due Si per evitare che l’acqua, che è un bene di tutti, non finisca nelle mani dei privati diventando una merce su cui speculare.

«È un dovere dei cittadini contribuire alla copertura delle spese del servizio idrico - ha affermato Gianfranco Posa presidente del comitato De Grazia - perché portare l’acqua dalle sorgenti nelle nostre case ha un costo. Ma se a gestire il servizio sono i privati a tale costo sarà aggiunto un surplus, perché i privati devono, giustamente, rispondere alle leggi del mercato e un buon imprenditore non è tale se non raggiunge il conseguimento di profitti. Se a gestire il servizio è invece un ente pubblico dovrà occuparsi di coprire i costi meramente necessari a portare acqua potabile nelle nostre case ed eventualmente potrà chiedere ai cittadini di pagare qualcosa in più per le famiglie che vivono in povertà ma che dell’acqua non possono fare a meno.

E’ inverosimile pensare - ha concluso Posa - che una multinazionale si preoccupi delle famiglie in stato di bisogno e, come già successo in altri comuni, a tutti i contribuenti che non pagheranno sarà tagliata l’acqua senza far differenza tra i “furbi” che intendono evadere i tributi e chi vive in stato di povertà».

Durante la riunione si sono formati dei gruppi operativi.

Ci sarà infatti chi si occuperà di diffondere capillarmente con volantini e altri mezzi di comunicazione notizie sui referendum; altri si occuperanno della comunicazione via web diffondendo appelli su internet; un altro gruppo si occuperà di organizzare eventi o spettacoli teatrali per sensibilizzare anche i bambini sul valore dell’acqua che è un bene finito e che non va sprecato.

Per quanto riguarda invece gli istituti scolastici superiori, verrà indetto un concorso letterario sul tema dell’acqua, i vincitori saranno premiati con dei libri messi a disposizione dei volontari ma anche da alcune case editrici calabresi come la “Rubettino” che si è già detta disponibile a partecipare all’iniziativa.

Contro la privatizzazione dell’acqua

«Dedico il premio alla memoria di Natale De Grazia, e lo condivido con tutti gli attivisti del comitato e con i calabresi onesti» con queste parole Gianfranco Posa, presidente del “Comitato civico Natale De Grazia” ha ritirato a Chieti il Premio nazionale Agenda Rossa conferito all’associazione calabrese per la sua «meritoria opera a difesa del territorio».

Un premio conferito al comitato unanimemente dalla consulta degli studenti della provincia di Chieti che hanno invaso con il loro entusiasmo il teatro Marrucino nel centro storico della città abruzzese, in un evento promosso dall’associazione “Chieti Resiste” coordinata dall’infaticabile presidente Luca De Stefanis, e dalle “Agende Rosse”, movimento fondato da Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il giudice ucciso nella strage di mafia a Palermo, in via D’Amelio nel 1992.  L’“Agenda Rossa - Giornata della commemorazione delle vittime di mafia” è uno degli appuntamenti principali nel calendario del Movimento Agende Rosse ed ha come simbolo la famosa agenda sulla quale il giudice Paolo Borsellino annotava i suoi preziosi appunti e misteriosamente scomparsa nell’immediatezza dell’attentato. Uno dei misteri d’Italia sul quale, dopo diciannove anni, si attende ancora una verità processuale.

«Generalmente chi conferisce un premio considera chi lo riceve persone “eccezionali” - ha detto Posa -. Noi siamo persone normali, che vivono una vita comune, ma che hanno deciso di dire basta ai soprusi, al maltrattamento del territorio, all’avvelenamento delle nostre terre e delle nostre vite». Un’esperienza entusiasmante non tanto per il riconoscimento ricevuto ma per gli incontri, per le storie che si sono condivise. Tra le altre quella dell’imprenditore calabrese Gaetano Saffioti che ribellandosi al “pizzo” ha mandato in galera 43 persone stravolgendo da quel momento la propria vita e quella della propria famiglia che vive sotto scorta e che è stata per lungo tempo isolata dai propri concittadini. Oppure le esperienze raccontate a tavola da Baldessarro e Comito due giornalisti calabresi minacciati dalla ‘ndrangheta.

«Lusingato e amareggiato nello stesso tempo - si è detto ancora Posa - perché lontano dalla nostra terra hanno più considerazione di noi, mentre in Calabria non tutti ci considerano persone perbene. Molti ci vedono come persone che cercano “gloria” attraverso la diffamazione della nostra regione, gente che crea un’immagine turistica negativa. Ma nonostante il “fango” noi continueremo a difenderla la nostra Terra, perché la amiamo». Interessante il dibattito, successivo alla premiazione, con gli studenti che spesso chiedevano “ma cosa possiamo fare per sconfiggere la mafia?”. La risposta dei testimoni quasi univoca “svolgere bene e onestamente il proprio lavoro ed il proprio ruolo di cittadini nella società,  essere testimoni di legalità nella vita quotidiana, combattere il clientelismo”. Partecipare alla vita pubblica, alle decisioni che ci riguardano come cittadini stringendo “reti di relazioni” perché come diceva qualcuno “non possono ucciderci tutti”.


I premiati della seconda edizione del premio Nazionale Agenda Rossa di quest’anno:


Comitato Civico “Natale De Grazia” - Premio “Agenda Rossa” alle Associazioni:

Ascanio Celestini  - Premio “Agenda Rossa” alla Cultura

Serena Verrecchia - Premio “Giovane Agenda Rossa”, alla memoria di Giuseppe Gatì

Gaetano Saffioti - Premio “Agenda Rossa” all’Imprenditoria che Resiste

Giuseppe Baldessarro e Pietro Comito - ritirano il Premio “Agenda Rossa” all’Informazione conferito ai giornalisti minacciati dalla 'ndrangheta in Calabria

Federico Zampaglione (Tiromancino) - Premio “Agenda Rossa” alla Musica

On. Angela Napoli - Premio “Agenda Rossa” alla Politica

Letizia Battaglia (fotografa) - Premio Speciale “Emanuela Loi”

Gioacchino Genchi - Premio “Agenda Rossa d’Oro”

Premio Agenda Rossa

Che sulla vicenda delle navi dei veleni e delle scorie radioattive potesse distendersi ancora una volta il silenzio di Stato, non abbiamo mai avuto dubbi; né che i costruttori di verità a tavolino potessero trovare megafoni sempre pronti e velinari sempre disponibili. La povera gente come noi, che si batte a mani nude per conoscere la verità su problemi enormi come l’affare nucleare, viene sempre zittita attraverso una vasta ed incontrollabile organizzazione dei poteri forti e coalizzati operanti in silenzio, che comprende sia la manipolazione dell’informazione che la somministrazione di una verità ufficiale le cui fonti di prova sono sempre sottratte ai cittadini. Come scrisse Tucidide, 2400 anni fa, “il mondo è retto dagli arcana imperii… alcune verità vanno nascoste al popolo nel superiore interesse del Principe…”.

Uno dei grandi segreti che oggi il popolo non deve conoscere è quello delle scorie nucleari e della pericolosità delle centrali atomiche esistenti nel mondo; ed anche quando scoppia un incidente catastrofico come quello di Cernobyl o di Fukushima il “superiore interesse” fa scattare subito una valanga di bugie e disinformazioni da parte delle potentissime lobby (governi,industrie, stampa asservita). Queste losche alleanze cercano di minimizzare il pericolo al fine di impedire le rivolte popolari che potrebbero scatenarsi se venissero scoperte le loro terribili bugie come “il nucleare pulito di terza o quarta generazione”, “da noi fatti come quelli non potrebbero mai accadere” , “le scorie non sono un problema irrisolvibile”, e così via cianciando.

Dopo quello che è successo in Giappone tutto è ormai possibile, la catastrofe nucleare è sempre dietro l’angolo, gli effetti di lunga durata sulla salute dell’umanità intera sono imprevedibili, la morte nucleare può arrivare anche dopo cento e mille anni se, oggi, gli uomini non si coalizzano per fermare i pazzi sedicenti scienziati che mettono la loro scienza al servizio del male assoluto, incuranti della distruzione del mondo. In Giappone non hanno retto le tecnologie più avanzate, figuriamoci in Italia; forse neanche le bugie che vengono somministrate quotidianamente possono reggere a lungo.

Il governo italiano,  incurante del nostro futuro e della nostra salute, ha scelto il ritorno al nucleare, perciò, ancor più dopo Fukushima, ha bisogno di intorbidire le acque, di mettere fumo nei nostri occhi, di barattare bugie per verità, di impedire che la rabbia montante dei cittadini possa vincere e fermare definitivamente la costruzione delle sei nuove centrali nucleari. Ecco perché chiudere la bocca dei cittadini attivi sulle navi dei veleni e sulle scorie radioattive scaricate nei fondali marini è considerato fondamentale per i nostri “dottor Stranamore” programmatori di morte atomica.

Dentro questo quadro generale va dunque collocato ed interpretato l’uso che viene fatto, proprio in questi giorni, delle sedicenti verità ufficiali sulle navi dei veleni.

Così si sbandiera ai quattro venti che anche le ultime indagini sono state chiuse; che nel nostro mare non vi sono navi affondate con carichi nocivi; che i fusti fotografati in fondo al mare contengono granaglie e portarli alla luce non serve. Si ribadisce che chi afferma il contrario o solleva dubbi dice solo bugie, e se può dimostri il contrario  “altrimenti taccia per sempre”; ma poiché dimostrare il contrario è impossibile perché solo lo Stato ha i mezzi ed i capitali per farlo, bisogna accettare la verità ufficiale e tacere. Bisogna fare come gli struzzi, altrimenti si rischia di essere accusati di lesa maestà, di voler danneggiare le popolazioni, di voler continuare a dire bugie, di essere additato a nemico pubblico, di voler svegliare i dormienti.

Gli “arcana imperii” di cui parlava Tucidide 24 secoli fa hanno vinto ancora una volta.

Che i poteri forti possano ripetere lo stesso copione anche sull’inquinamento del fiume Oliva e sulla necessità della bonifica ci sembra più difficile ma non impossibile. Le centomila tonnellate di rifiuti scoperti possono essere sempre degradati a materiale non pericoloso; cesio, cadmio, piombo, mercurio e quant’altro possono sempre essere ridotti a scarti di lavorazione industriale innocui o ad elementi non pericolosi per la salute della gente; la radioattività artificiale scoperta nel 2004 può sempre diventare “naturale”; Foresta può diventare all’improvviso un’oasi ecologica dove andare a fare pic-nic; gli ambientalisti possono essere sempre rappresentati come pericolosi banditi che vogliono il male della gente; l’Autorità giudiziaria che ha scoperto  tutto il materiale inquinante può essere trasformata in un nemico dello Stato che agisce nell’ombra; gli inquinatori, veri pirati dei fiumi, anziché mandarli in galera possono anche essere fatti santi subito.

Al di là di ogni amara ironia, vogliamo ancora una volta denunciare con molta preoccupazione i silenzi ed i ritardi ingiustificati che stanno caratterizzando la vicenda delle analisi sui campioni prelevati nel fiume Oliva circa un anno  fa. L’Ispra, organismo statale che deve concludere e sintetizzare le risultanze sui prelievi dopo aver acquisito i dati forniti dalle diverse Arpa regionali incaricate delle analisi sui campioni, a ben otto mesi dalla conclusione delle operazioni di carotaggio del terreno, pare non abbia ancora fatto pervenire alcunché di definitivo all’Autorità giudiziaria. E l’Ispra è un ente tutt’altro che indipendente.

Le risultanze dell’Arpa Calabria, già consegnate da qualche mese alla Procura di Paola, pongono già, di per sé sole, il problema della necessità della bonifica di molti siti inquinati, stante la pericolosità elevata per la salute della gente.

Non vorremmo che i ritardi dell’Ispra dovessero essere collegati alle prossime elezioni referendarie, al panico per Fukushima oppure a qualche altro depistaggio o tentativo di costruire una verità ufficiale edulcorata, in nome della tranquillità sociale spesso tanto invocata a sproposito da qualche  organo di stampa ma anche da amministratori comunali poco accorti, sempre più struzzi e sempre meno aquile.

Gli Arcana Imperii e la Valle dell’Oliva

Acqua pubblica, il Comune di Belmonte Calabro modifica il proprio statuto comunale

Approvata all’unanimità dal Consiglio comunale la delibera che sancisce il principio del diritto umano all’acqua


Belmonte Calabro, 31 marzo 2011 - Acqua bene comune a gestione pubblica per cui la proprietà e la gestione del servizio idrico integrato di questa fondamentale risorsa umana devono restare pubbliche e sono prive di rilevanza economica. Questi i principi che la delibera votata all’unanimità nell’ultimo Consiglio Comunale hanno introdotto nello statuto del comune di Belmonte Calabro. La delibera che ha apportato questa importante modifica alla carta fondamentale della località tirrenica è stata proposta dal primo cittadino, Luigi Provenzano, su sollecitazione del comitato referendario locale “Due si per l’acqua bene comune” che si è costituito nelle scorse settimane ad Amantea.

Questa decisione permetterà anche al comune di Belmonte Calabro di avviare un diverso e più funzionale modo di gestione delle proprie risorse idriche allontanandosi dalla logica della mercificazione di un bene essenziale quale è l’acqua per la stessa sopravvivenza del genere umano. In particolare le nuove norme introdotte nello statuto riconoscono “l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico”. Inoltre confermano “il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà”. Ed infine riconoscono che “il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del d. lgs n. 267/2000”.

La decisione del Consiglio Comunale di Belmonte Calabro segue l’esempio di altre cittadine del Tirreno cosentino che nelle scorse settimane avevano già varato un analogo provvedimento. Solo per citare gli ultimi esempi, infatti, già la vicina Amantea ed Aiello Calabro avevano aderito a questa iniziativa, proposta dal comitato referendario a favore dell’acqua pubblica, modificando i rispettivi statuti comunali.

“L’auspicio - affermano i responsabili del comitato referendario comprensoriale “Due si per l’acqua bene comune” - che altri comuni calabresi seguano questo esempio che permetterà di proteggere un bene fondamentale per la vita. In particolare proporremo ai comuni di Fiumefreddo Bruzio e Longobardi di modificare il proprio statuto e di avviare la costituzione di un Consorzio intercomunale per la gestione del servizio idrico comprensoriale. Inoltre stiamo organizzando altre iniziative a sostegno delle ragioni dei si ai referendum che si terranno il 12 e 13 giugno prossimo”.

Diritto umano all’acqua

Campagna elettorale referendaria su Acqua Pubblica e Nucleare



Il Comitato comprensoriale “Vota Sì per l’Acqua Bene Comune e per Fermare il Nucleare” che organizza la campagna elettorale sui referendum del 12 e 13 giugno 2011 nel comprensorio di Amantea, si rivolge a Lei nella qualità di candidato alla carica di sindaco del suo Comune per chiedere un fattivo impegno affinché i due referendum sull’acqua pubblica e sul nucleare possano essere conosciuti nei loro contenuti da tutti i cittadini-elettori ponendoli nella condizione di poter decidere liberamente.

Come Ella sa, i due referendum contro la privatizzazione dell’acqua e quello contro la reintroduzione del nucleare nel nostro paese, vengono continuamente boicottati da parte del governo che prima ha impedito la contemporanea consultazione tra turno elettorale amministrativo e referendum, facendo pagare alla collettività un costo aggiuntivo di 350 milioni di euro, poi è ricorso all’approvazione di alcuni provvedimenti di parziale modifica della legislazione vigente che dovrebbero impedire la consultazione referendaria. In attesa del pronunciamento della Corte di Cassazione sui decreti blocca-referendum del governo, il Comitato promotore, nella convinzione che la consultazione si svolgerà comunque, chiede a tutti i democratici di attivarsi per una corretta informazione sui contenuti dei quesiti.

Poiché, come Lei sa, la consultazione referendaria per essere valida necessita della partecipazione al voto di almeno il 50 più uno per cento degli elettori, coloro che vogliono negare al popolo sovrano il diritto di decidere su due importantissime scelte che interessano la propria vita e quella delle generazioni future, ricorrono ad ogni mezzo per impedire che quel quorum venga raggiunto.

In democrazia, ai cittadini dovrebbe essere garantito il diritto a decidere sul proprio presente e sul proprio futuro, sicché chi si dichiara democratico dovrebbe  favorire sempre tutte le consultazioni elettorali, compresa quella referendaria.

Ancor di più lo dovrebbe fare oggi, dal momento che i quesiti referendari riguardano problemi vitali come quello della privatizzazione dell’acqua e quello sulla costruzione di centrali nucleari in Italia.

La privatizzazione dell’acqua, introducendo il principio della mercificazione di un bene naturale che invece dovrebbe essere garantito a tutti senza discriminazioni di natura economica e sociale, di fatto toglie all’ente pubblico la gestione del servizio idrico per affidarlo a società miste o private che possono far pesare sulle tariffe pagate dai cittadini  non soltanto i costi del servizio (come avviene quando la gestione è pubblica) ma anche la “remunerazione del capitale investito” da parte dei privati, ciò significando un sicuro aumento delle tariffe legato alle leggi del capitale e del profitto.

Mentre nei paesi dove la privatizzazione dell’acqua era stata introdotta alcuni anni fa (Francia, Belgio ecc.) si sta ritornando alla gestione pubblica, in Italia si vuole “privatizzare” nel solo interesse dei privati speculatori e contro gli interessi diffusi dei cittadini.

Votare SI il 12 e 13 giugno significa bloccare questa mastodontica operazione speculativa.

Quanto al referendum sul nucleare, dopo quello che è successo in Giappone e che è stato in gran parte nascosto all’opinione pubblica dalle lobby nucleari di tutto il pianeta,  soltanto governanti senza coscienza possono ancora pensare di poter costruire nuove centrali atomiche, quando invece, come stanno pensando di fare in Giappone ed in Germania, bisognerà smantellare quelle esistenti ed introdurre nuove tecnologie per utilizzare totalmente le fonti rinnovabili. 

Ricorrere a stratagemmi legislativi, come sta facendo il governo italiano, per impedire la consultazione referendaria del 12 e del 13 giugno è un fatto gravissimo perché, mentre i cittadini (ricordiamo che i referendum sono stati firmati da circa un milione e mezzo di cittadini), chiedono la cancellazione di tutte le norme che privatizzano l’acqua e di tutte quelle che possono far ritornare il nucleare in Italia, le disposizioni legislative approntate non rispondono alla domanda referendaria ma sono finalizzate a  rimandare i problemi ad un futuro migliore (per loro).

Alla luce di tutto ciò, il Comitato per i referendum sull’acqua pubblica e contro il nucleare si rivolge alle SS.LL. chiedendo che:

Durante la campagna elettorale per le amministrative i cittadini-elettori del suo Comune vengano informati anche della consultazione referendaria.

I candidati delle liste facciano conoscere agli elettori le loro scelte sul voto referendario.

I candidati alla carica di sindaco dichiarino pubblicamente la loro disponibilità/indisponibilità   alla costituzione di un Consorzio inter-comunale per la gestione  del servizio idrico integrato che comprenda i Comuni di Amantea, Cleto, S. Pietro in A., Belmonte C., Longobardi, Fiumefreddo, Serra d’A., Nocera T., Aiello C. e Lago.

Se lo ritengono opportuno, i candidati ai quali la presente viene inviata possono comunicare al nostro Comitato quali decisioni intendono assumere, nel presente e nel futuro, su tutti i problemi da noi esposti con la presente lettera, e come intendano far conoscere le proprie scelte ai cittadini-elettori.

Restiamo in attesa di un cortese riscontro. Distintamente


Amantea, 01/05/2010


Il Comitato Referendario Comprensoriale

“Vota Sì per l’Acqua Bene Comune e per Fermare il Nucleare”

c/o Comitato Natale De Grazia - Pal. GeFa

Via Della Libertà - Amantea (CS)

Lettera aperta su acqua e nucleare


APPELLO AI CITTADINI


REFERENDUM SULL’ACQUA  12 – 13 Giugno 2011



Riconoscere il diritto umano dell’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico; confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà; riconoscere che il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti (…) e pari dignità umana a tutti i cittadini  comma 3, art. 51  - Statuto del Comune di Amantea


PERCHE’ BISOGNA ANDARE A VOTARE


Perché il referendum è uno strumento di Democrazia diretta" democrazia diretta che consente ai cittadini di decidere - senza intermediari - su un problema importante per la vita di tutti. Il referendum è valido se va a votare almeno il 50% più uno degli elettori



PERCHE’ VOTARE SI


Perché L’ACQUA è UN BENE COMUNE che non può essere dato ai privati per ricavarne profitti.

L’acqua non è una merce, ma un bene  dato dalla natura a tutti gli uomini.


Perché la privatizzazione farebbe aumentare le tariffe sulle quali i privati dovranno ricavare i loro  profitti. 

Così è successo dove la privatizzazione è già avvenuta


Per ridare ai Comuni il diritto di gestire una risorsa fondamentale per la vita di tutti, facendo pesare

sulle tariffe soltanto i costi di gestione



L’amministrazione Comunale - insieme ai comitati, alle associazioni e ai sindacati che sottoscrivono l’appello - rivolge un accorato invito a tutti i cittadini per recarsi a votare domenica 12 e lunedì 13 Giugno.

Indetto il concorso letterario “l’Acqua come Bene Comune” per gli studenti delle scuole superiori di Amantea



Nell’ambito della campagna referendaria sull’acqua pubblica il Comitato civico Natale De Grazia ed il Comitato referendario comprensoriale “2 Sì per l’acqua Bene Comune”, con il patrocinio dell’amministrazione comunale di Amantea, hanno indetto un concorso letterario tra  gli studenti delle scuole medie superiori della città che frequentano il triennio. Il tema proposto è “L’acqua come bene comune”. Il bando prevede che i partecipanti possono produrre componimenti scritti con lunghezza massima di 10.000 battute, oppure audiovisivi della durata massima di 15 minuti.

Le scuole partecipanti selezioneranno i due migliori componimenti di ogni classe facendoli pervenire in busta chiusa al Comitato De Grazia.

Una commissione composta da un docente di ciascuna scuola ed un rappresentante dei Comitati organizzatori selezionerà i tre migliori lavori scritti ed il migliore audiovisivo che verranno premiati nei primi giorni del mese di giugno, in occasione e durante le cerimonie conclusive dell’anno scolastico di ciascuna scuola.

Ai vincitori verranno assegnati come premio pacchi di libri forniti gratuitamente dalla casa editrice Rubbettino di Soveria Mannelli, dalla Falco Editore di Cosenza, dalla libreria Ubik di Cosenza, dalle librerie Morelli ed il Caffè di Amantea.

I lavori finalisti, con il consenso degli autori, che si intende concesso se non espressamente negato, verranno pubblicati sui siti Web disponibili.

Concorso letterario “L’acqua come bene comune”

AIELLO CALABRO

Chiusura della campagna referendaria per il Sì con la proiezione di “Water Makes Money, come le multinazionali fanno profitti sull’acqua”.


L’appuntamento nella cittadina tirrenica, a sostegno delle ragioni del Sì, è previsto per venerdì 10 giugno e si terrà nei locali della ex Pretura a partire dalle 17.30, ed è organizzato dai comitati   “2 Sì per l’Acqua Bene Comune”, “Vota Sì per Fermare il Nucleare”, assieme al Comitato referendario comprensoriale che fa capo al comitato “De Grazia” di Amantea,  in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Aiello Calabro.

Il documentario di Leslie Franke e Herdolor Lorenz (Germania 2010, 82 minuti, versione italiana a cura di Attac Italia) racconta «come le multinazionali gestiscono il servizio pubblico della distribuzione dell’acqua esclusivamente – è scritto sul sito che promuove il documentario - in base ai profitti che ne possono ricavare. Fa vedere come sono aumentati artificialmente i prezzi del metro cubo, mentre gli investimenti per la manutenzione della rete sono diminuiti, il tutto per aumentare i profitti».

«Quando il 12 giugno 2011, un’intera nazione andrà alle urne contro la privatizzazione dell’acqua e per una gestione pubblica l’Europa non potrà far finta di nulla - dicono i registi Leslie Franke e Herdolor Lorenz -. Soltanto un ente locale sotto controllo dei cittadini - continuano i registi - può mettere a disposizione acqua potabile, esercitare la tutela della risorsa e dare la garanzia di un prezzo socialmente accettabile. Tutta la squadra di “Water makes Money” augura un successo strepitoso al referendum italiano dal profondo del cuore».

In particolare, il film parla della Vèolia, multinazionale francese che oggi detiene il 43% di Sorical (la società per azioni che gestisce l’acqua in Calabria).

Prima della proiezione sono in scaletta brevi interventi per illustrare i 4 quesiti referendari.

Interverranno: Maria Cristina Guido - giornalista; Francesco Saccomanno - per il comitato 2 SI per l’Acqua Bene Comune; Francesco Campolongo  - per il comitato Vota Sì per fermare il nucleare; e Francesco Iacucci, sindaco di Aiello Calabro.

Chiusura della campagna referendaria per il Sì

Il concorso letterario tra gli studenti delle scuole secondarie  superiori di Amantea, indetto dal Comitato civico “Natale de Grazia” e dal Forum zonale “Acqua pubblica”, patrocinato dall’amministrazione comunale , ha i suoi vincitori.

La commissione, composta dalla prof.ssa Franca Furgiuele dell’ITC Mortati, dalla prof.ssa Ivana Vogliotti del Liceo scientifico e dal prof. Alfonso Lorelli del Comitato De Grazia, ha vagliato tutti i lavori che sono stati presentati ed ha deciso all’unanimità l’assegnazione dei premi previsti dal bando di concorso.

Il concorso è articolato in due sezioni: A) una sezione per il miglior componimento letterario, composto dagli alunni sotto la diretta sorveglianza dei rispettivi docenti i quali hanno effettuato una prima selezione di merito; B) una sezione “audivisivi” che prevede la presentazione di un breve documentario sull’acqua della durata massima di 15 minuti.

La Commissione  ha assegnato il primo premio della sezione  letteraria alla studentessa ILENIA PASCALI dell’ITC Mortati; il secondo premio alla studentessa FELICIA OLEANDRO  dell’ITC Mortati; il terzo premio allo studente STEFANO FURGIUELE  del Liceo scientifico.

Il premio per il miglior audiovisivo è stato assegnato al documentario realizzato congiuntamente dalle studentesse  MARIANGELA COSCARELLA  E ANTONIETTA PELLEGRINO del Liceo scientifico.

Ai vincitori verranno consegnati come premio pacchi di libri donati dalla casa Editrice Rubbettino di Soveria Mannelli, dalla casa editrice Falco di Cosenza, dalle librerie “il Caffè” e “Morelli” di Amantea, dalla libreria “Ubik” di Cosenza.

La premiazione avverrà nel corso della manifestazione di chiusura dell’anno scolastico delle rispettive scuole.

I vincitori del concorso letterario

Tra tutti i Comuni medio-grandi della Calabria ad Amantea si è registrata una partecipazione al voto referendario veramente sorprendente; sui quattro quesiti la percentuale dei votanti è stata del 61,27%, inferiore soltanto a quella registrata a Castrolibero. Ma se si pensa che nelle liste elettorali del nostro Comune sono iscritti molti più elettori temporaneamente assenti o emigrati per motivi di lavoro rispetto a Castrolibero - dove abita prevalentemente libero professionisti ed il ceto impiegatizio dell’interland cosentino - Amantea si colloca al primo posto tra tutti i comuni calabresi della sua stessa classe demografica.

Siamo orgogliosi di questo eccellente risultato che dimostra la ripresa della coscienza civica dei nostri concittadini e del loro desiderio di riscatto dopo anni di paura e di condizionamenti esterni ed anche violenti che hanno falsato la volontà e la libertà di espressione elettorale.

Vogliamo sperare che questa “liberazione” della città possa consolidarsi e diventare cultura di massa anche nelle competizioni politiche o amministrative, segnando  nella storia contemporanea  di Amantea quella grande svolta di cui  la città ha urgente bisogno dopo le tragiche vicende del recente passato.

Questo risultato non è arrivato per caso ma è frutto di un impegno congiunto di tante libere associazioni e di tanti volontari che hanno organizzato e partecipato alle numerose iniziative finalizzate a far conoscere l’importanza del voto referendario e la scelta da fare sui quattro quesiti.

Anche l’amministrazione comunale ha contribuito molto al raggiungimento di tale risultato che può considerarsi un altro tassello nel processo di riscatto della città dalle tante ipoteche negative che ancora ne macchiano l’immagine.

“E’ la vittoria dei cittadini. E’ stato bello vedere la gente spontaneamente recarsi alle urne per esprimere la propria scelta. E’ stato davvero un voto libero.

Crediamo che lo straordinario risultato raggiunto ad Amantea e nei paesi del comprensorio abbia contribuito a far superare la soglia del 50% anche alla nostra regione. Il Comitato De Grazia - ha dichiarato il suo presidente Gianfranco Posa - è stato molto attivo sul territorio con iniziative varie rivolte principalmente ai giovani, agli studenti; ha sollecitato interventi da parte delle amministrazioni comunali, alcune delle quali hanno risposto positivamente (Amantea, BelmonteC, Aiello Calabro.); ha organizzato spettacoli teatrali e dibattiti; ha interessato centinaia di cittadini sui temi referendari e sui più ampi problemi di difesa dei beni comuni e dell’ambiente.

Sentiamo il dovere di ringraziare tutti i volontari delle associazioni che si sono impegnati insieme a noi e tutti i cittadini che invitiamo a voler partecipare anche alla vita interna ed organizzativa del nostro Comitato; vogliamo far diventare il “De Grazia” sempre più grande e sempre più capace di condurre battaglie di civiltà e di libertà al di fuori di ogni condizionamento dai partiti. Amantea, la Calabria, il Mezzogiorno hanno bisogno della libera partecipazione dei cittadini alla vita pubblica”.

Referendum, uno dei migliori risultati regionali

WWF e Comitato Natale De Grazia incontrano oggi la Commissione Ambiente dell’Europarlamento


AMBIENTE E SALUTE A RISCHIO NELLA VALLE DELL’OLIVA IN UN PROMEMORIA LA DENUNCIA E LE PROPOSTE


Confermati nel dossier consegnato agli europarlamentari i dati preoccupanti su malattie e tumori nei comuni della Valle dei veleni, dove sono seppellite illegalmente sostanze nocive e radioattive.

In occasione del sopralluogo di oggi della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo nella valle del Fiume Oliva nei pressi di Amantea, a Cosenza, in Calabria, tristemente nota come “Valle dei veleni”, il WWF e il Comitato Civico Natale De Grazia hanno consegnato un Promemoria agli europarlamentari con denunce e proposte per la messa in sicurezza e la bonifica dell’area.

L’APPELLO ALLA COMMISSIONE EUROPEA. “Rivolgiamo un appello alla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo affinchè solleciti un intervento della Commissione Europea sul Governo italiano per la messa in sicurezza e la bonifica della Valle dei Veleni, nel rispetto dei principi comunitari ‘chi inquina paga’, di prevenzione e precauzione”, dichiara Raniero Maggini, Vice Presidente del WWF Italia.

VELENI SEPPELLITI E AUMENTO DEI TUMORI: IL PROMEMORIA. Nel Promemoria si rileva che tutte le indagini compiute da organi ufficiali (Arpacal, CNR, Università di Cosenza, Regione Calabria, Arpa Emilia Romagna, Vigili del Fuoco, ecc.), ultima la  “caratterizzazione”, degli inquinanti presenti nella valle del fiume Oliva conclusa nel 2010 da ISPRA (l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale che fa capo al Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare), confermano nella sostanza gli elevati rischi per la salute umana e l’ambiente nella Valle dell’Oliva dovuti, tra l’altro, alle alte concentrazioni di metalli pesanti (tra cui il mercurio, il cromo totale, il cadmio e il cobalto), di sostanze chimiche altamente nocive (quali l’arsenico), di contaminanti cancerogeni quali diossine e furani, di idrocarburi, di radionuclidi artificiali con elevata radio-tossicità (antimonio 124, cadmio 109 e cesio 137), provocati dallo sversamento e dal seppellimento illegali di rifiuti e sostanze pericolose.

Nel Promemoria si ricorda che le sostanze indicate hanno effetti biologici importanti tra i quali spicca, per la maggior parte di esse, la capacità  di indurre patologie tumorali, come confermato dalla classificazione sviluppata dalla International Agency for Reasearch on Cancer (IARC) dell’Organizzazione Mondiale di Sanità - OMS.

Inoltre nel Promemoria si ricordano gli accertamenti compiuti nell’ambito dell’attività giudiziaria della Procura della Repubblica di Paola, che recentemente ha portato agli arresti di un imprenditore locale, finalizzata alla individuazione delle responsabilità del grave inquinamento della Valle del fiume Oliva e all’accertamento dei possibili effetti sulla salute umana già presenti nella popolazione residente nel territorio interessato dal grave inquinamento.

Nel Promemoria si richiamano le valutazioni del Consulente Tecnico d’Ufficio della Procura della Repubblica di Paola, nelle quali tra l’altro si rileva:


- l’esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità nell’area nel distretto sanitario di Amantea rispetto al restante territorio regionale, dal 1992 al 2001;


- un eccesso statisticamente significativo di ricoveri ospedalieri rispetto al rimanente territorio regionale, dal 1996 ad oggi, nel distretto sanitario di Amantea ed in particolare nel comune di Serra d’Aiello;


- l’esistenza di un pericolo attuale per la popolazione residente nei territori dei comuni di Amantea, San Pietro in Amantea e Serra d’Aiello, circostante al letto del fiume Oliva a sud della località Foresta (centri di Campora San Giovanni, Coreca e Case sparse comprese tra il mare e la località Foresta) dovuto alla presenza di contaminanti ambientali capaci di indurre patologie tumorali e non (metalli pesanti, radionuclidi artificiali).


- l’entità del consistente danno ambientale sia in ragione della tipologia delle sostanze presenti che in rapporto al luogo in cui sono dismesse (con un rapporto stretto con il letto del fiume Oliva). Menzione specifica e particolare merita il rilievo di radionuclidi artificiali ed in particolare dell’isotopo del Cesio 137 (137Cs), la cui presenza e diffusione impone azioni tese ad una caratterizzazione ulteriore e rende la fattispecie del danno ambientale assai più grave dato anche l’ eccesso di tumori maligni della tiroide nei territori più prossimi ai siti di contaminazione.


Per questi motivi il WWF e il Comitato Natale De Grazia hanno chiesto alla Commissione ambiente del Parlamento europeo  di portare a conoscenza dell’europarlamento e della Commissione Europea la vicenda della valle del fiume Oliva affinché si intervenga sul Governo italiano su tre direttrici perché:


le autorità ambientali italiane (Ministero dell’ambiente e ISPRA) e quelle sanitarie (Ministro della Sanità e Istituto Superiore di Sanità) procedano alla messa in sicurezza dal punto di vista igienico-sanitario e ambientale e alla bonifica della Valle dell’Oliva, nel rispetto del principio di precauzione, di cui all’articolo 191 del Trattato dell’Unione Europea


le autorità ambientali e sanitarie italiane rispettino appieno gli obblighi stabiliti dalla Convezione UN/ECE sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale ("Convenzione di Arhus");


le autorità ambientali e sanitarie italiane collaborino attivamente con la Magistratura penale (come già fatto da ISPRA), contribuendo ad accertare il danno agli habitat naturali e alle risorse idriche e le relative responsabilità, in coerenza con quanto stabilito dalla  Direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale.

“Una situazione di emergenza che va affrontata con senso di responsabilità, efficacia ed efficienza dalle autorità italiane a cui ci rivolgiamo perché sia data continuità e sviluppo all’impegno delle istituzioni”, dichiara Gianfranco Posa, portavoce del Comitato Civico Natale De Grazia.

Ambiente e salute a rischio nella Valle dell’oliva

Commemorazione del capitano

Natale De Grazia

  


A sedici anni dalla sua morte avvenuta il 13 dicembre 1995, il comitato civico, che porta il suo nome, ricorda il capitano Natale De Grazia, morto misteriosamente mentre indagava su un traffico di rifiuti via mare: le cosiddette "navi dei veleni".

Il capitano Natale De Grazia era collaboratore del magistrato Francesco Neri, titolare delle indagini sugli affondamenti delle “navi a perdere”. La notte della sua morte, si dirigeva con dei colleghi in auto verso la Liguria per ascoltare l’equipaggio della Motonave Rosso ed altri testimoni, un viaggio mai concluso perché fu colto da improvviso malore le cui cause non sono mai state chiarite fino in fondo.

Il 24 maggio 2001 la vedova De Grazia a Livorno, in occasione della festa nazionale della Marina Militare, ha ricevuto dalle mani del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la medaglia d’oro alla memoria di un militare che ha sacrificato la sua vita per lo Stato.

Il 24 ottobre 2009 in occasione della Manifestazione Nazionale “Basta veleni!”, svoltasi ad Amantea, in presenza della signora De Grazia e delle istituzioni, al capitano di corvetta è stato intitolato il lungomare della cittadina.

La commemorazione è organizzata dal comitato civico che porta il suo nome in collaborazione con l'associazione antimafia "daSud onlus" che ha curato la produzione del libro-fumetto "Natale De Grazia. Le navi dei veleni" (Round Robin Editrice) alla cui copertina si ispira la locandina dell'evento che si svolgerà ad Amantea  martedì 13 dicembre ore 18.30, presso la sala conferenze dell'Hotel Mediterraneo. Mentre la mattina, alle ore 10,30, presso il nuovo Polo scolastico gli studenti delle classi quarte e quinte, coadiuvati dalla docente Rosanna Grisolia incontrano gli autori del libro e i responsabili dell’associazione daSud e del Comitato De Grazia.

In occasione della commemorazione del capitano De Grazia verrà affrontata anche la problematica dei veleni che sono riemersi dal sottosuolo del fiume Oliva. Le recenti evoluzioni verificatesi nelle indagini svolta dal procuratore capo di Paola, Bruno Giordano, titolare dell’inchiesta sull’inquinamento della vallata dell’Oliva, che descrivono l’attuale condizione in cui versa l’intera area, sono molto preoccupanti. Infatti, l’indagine ha già consentito di individuare, una serie di siti contaminati da sostanze altamente pericolose e la presenza in quest’area anche di contaminazione radioattiva da Cesio 137. La quantità di materiale rinvenuto e confermato dalle analisi condotte lo scorso anno dai tecnici dell’Arpa Calabria e dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) è stimato tra 80/90mila metri cubi. Si tratta di contaminanti composti per lo più da fanghi industriali e idrocarburi la cui provenienza non è riconducibile alla Calabria. Questo materiale interrato ha contaminato sia i territori che le falde acquifere della zona.

Il caso della “valle del fiume Oliva” ha richiamato l’attenzione della Comunità Europea. Il 23 novembre scorso ad Amantea la commissione ambientale del Parlamento Europeo, ha incontrato le istituzioni locali, le associazioni ambientaliste, la procura di Paola e con i membri dell’Arpa Calabria e dell’Ispra  ha effettuato un sopralluogo nelle zone interessate. L’inquinamento del fiume Oliva è stato ormai accertato, ora si tratta di bonificare i siti risultati inquinati da sostanze tossiche che producono terribili malattie e potrebbero indurle anche alle future generazioni.

I veleni del passato riemergono

Nel mirino della ‘ndrangheta

Dopo la comunità Progetto Sud di don Giacomo Panizza, anche il consorzio di Cooperative Goel che opera nella locride finisce nel mirino della ‘ndrangheta. A Natale a Lamezia è stato fatto esplodere una pacco bomba presso il centro per minori stranieri non accompagnati, realizzato dalla comunità di don Giacomo Panizza in un bene confiscato alla mafia.  Mentre, all’inizio dell’anno, nel comune di Caulonia (RC), è esploso un ordigno davanti all'ingresso del locale che il gruppo Goel stava predisponendo come laboratorio d'inserimento lavorativo per gli immigrati rifugiati politici, presenti nei propri progetti di accoglienza. Il locale era stato affittato dal consorzio con l'intenzione di avviare un ristorante multietnico che avrebbe aperto nei prossimi giorni.

I progetti di inclusione sociale, cooperazione ed avvio al lavoro, portato avanti dalle comunità colpite, tolgono forza alla criminalità organizzata che, con tali vili gesti, esprime il timore di perdere il controllo del territorio e la possibilità di “arruolare” un esercito di disperati provenienti da paesi lontani.  «Il lavoro è l’arma di riscatto delle popolazioni meridionali - ha affermato spesso Vincenzo Linarello presidente del consorzio Goel - per liberarsi dalle catene della mafia» e la criminalità organizzata evidentemente lo ha capito ed ha iniziato a colpire chi mette in campo progetti concreti contro la disoccupazione e per il cambiamento, con l'intenzione di creare un sistema economico che, fondato sulla giustizia sociale ed economica, si contrappone al sistema attuale che ostacola lo sviluppo del territorio. Lo Stato invece sembra nicchiare su tali temi e non sembra capace di intraprende iniziative che favoriscono progetti virtuosi e di contrasto alla mafia. Invece di favorire i progetti dello Sprar mette in atto sistemi di accoglienza profughi meno virtuosi. Lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), per esempio, vede coinvolti gli enti locali (come il comune di Caulonia, Riace, Lamezia e San Giovanni in Fiore) che, con il prezioso supporto delle realtà del terzo settore (come Progetto Sud e Goel), garantiscono interventi di "accoglienza integrata". Tali progetti, che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio - prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico - si contrappone a quello messo in atto dal precedente Governo nazionale che ha inteso “stipare” i profughi che raggiungono l’Italia, in strutture alberghiere, lasciandoli, nei migliori dei casi, alla solidarietà dei cittadini locali o, nel peggiore, alla mercé di imprenditori senza scrupoli che ne sfruttano la manodopera a bassissimo costo. Il governo deve intervenire a supporto di iniziative come quella del consorzio Goel e di Don Giacomo Panizza e sostenerle concretamente favorendone lo sviluppo, così come deve favorire l’inclusione nel mercato, delle iniziative imprenditoriali che queste comunità mettono in campo. Allo stesso tempo bisogna incentivare la lotta alla mafia mettendo in condizione le forze dell’ordine e la magistratura di operare. La decisione di chiudere alcune procure e di tagliare fondi alla giustizia, non ci sembra che vadano in tale direzione. 

Le istituzioni devono essere dotate degli strumenti necessari a  fronteggiare lo strapotere della ‘ndrangheta che va colpita soprattutto nei loro patrimoni illegali. Anche noi cittadini possiamo fare la nostra parte concretamente. Non solo condannando apertamente tali vili gesti, come noi facciamo, ma mettendoci a disposizione delle organizzazioni colpite, sostenendo le loro attività. I cittadini, - soprattutto in questi momenti - devono star vicino alle organizzazione colpite e sostenere con i loro acquisti le attività economiche promosse da strutture come il Goel evitando invece di comprare nei negozi gestiti da imprenditori vicini alle organizzazioni criminali. La mafia si combatte anche isolando i violenti, rifiutandone favori e complicità.


Comitato civico Natale De Grazia