Cuba
Cuba
La sanità a Cuba
pochi soldi, buoni risultati
Sono passati cinquantanni, ormai, da quando gli Stati Uniti decretarono un embargo finanziario e commerciale nei confronti di Cuba e del regime rivoluzionario di Fidel Castro. L’embargo è molto controverso. Per i suoi effetti umanitari. Riguarda, per esempio, anche il rifornimento di cibo, di medicine e di presidi sanitari. Anche per questo l’Amministrazione di Barack Obama sembra intenzionata a rivederlo.
Tuttavia c’è un piccolo e fortunato paradosso. Malgrado mezzo secolo di embargo, malgrado Cuba sia un piccolo paese e anche abbastanza povero, malgrado la spesa sanitaria pro capite a Cuba sia di soli 355 dollari l’anno, mentre negli Stati Uniti sia venti volte superiore e ammonti ad almeno 6.714 dollari, un bambino che nasce oggi a Cuba ha un’aspettativa di vita di circa 79 anni, più di ogni altro bambino che viene alla luce nell’America Latina e proprio come un bambino partorito negli States. La mortalità infantile (5,0 morti ogni 1.000 nati vivi) è la più bassa del Centro e del Sud America.
La sanità uno dei successi che può vantare la rivoluzione di Fidel Castro. E a riconoscerlo non sono dei comunisti nostalgici, ma due studiosi degli Stati Uniti - Paul K. Drain e Michele Barry - in forze alla Scuola di Medicina della Stanford University di Palo Alto in California che hanno pubblicato un lungo articolo review su Science, la rivista dell’Associazione americana per l’avanzamento delle scienze: la più grande società scientifica del mondo. Drain e Barry sostengono che il lungo embargo ha avuto degli effetti negativi non solo sull’economia, ma anche sulla salute dei cubani, in particolare nel periodo immediatamente successivo al crollo dell’Unione Sovietica e alla perdita del loro principale partner commerciale e fornitore dell’isola. Tuttavia la gran parte di quegli effetti negativi sono stati superati. E Cuba da cinquant’anni mantiene uno standard sanitario paragonabile a quello nord-americano ed europeo e nettamente superiore a quello del Centro e del Sud America.
Come mai? Un pò perché i cubani hanno imparato a fare di necessità virtù. Per esempio, hanno ridotto al minimo indispensabile il prontuario farmaceutico (dal 1996 a oggi il numero di farmaci prescrivibili è sceso da 1.300 a meno di 900) e hanno imparato a produrli da soli. Hanno acquisito, così, un formidabile know-how farmacologico. Dimostrando, tra l’altro, che una parte non irrilevante dei farmaci utilizzati negli Usa (e anche in Europa) è inutile, se non dannoso.
Inoltre il numero di medici cubani è altissimo (5,9 ogni 1.000 abitanti). Il loro livello tecnico elevato. Molti di questi medici si formano - o meglio, perfezionano la loro formazione di base - all’estero, nei paesi più poveri, tornando con un bagaglio di esperienza straordinario. Insomma tra ricerca, sviluppo tecnologico ed educazione - sia pure realizzate in forme molto diverse che nei paesi a libero mercato - il sistema biomedico cubano è di prim’ordine.
Ma il motivo principale del successo della sanità cubana, sostengono ancora Paul K. Drain e Michele Barry, è un altro: si chiama sistema sanitario nazionale fondato sulla prevenzione e sull’organizzazione. La struttura sanitaria è capillare, con consultori di base che seguono costantemente le persone sul territorio che fanno capo a hub ospedalieri che assicurano cure specialistiche complete e screening generali ogni anno a tutti.
La cultura del sistema sanitario cubano è quella della prevenzione. Più che quella, pur elevata, della cura. E l’organizzazione non è altro che un modo per incarnare questa cultura. È così che i cubani possono insegnare qualcosa a tutti, concludono Paul K. Drain e Michele Barry: con pochi soldi, molta organizzazione e una sistema sanitario universale è possibile raggiungere risultati straordinari. Addirittura maggiori di quelli che si raggiungono con moltissimi soldi, scarsa organizzazione, un gran consumo di farmaci e nessun servizio universale.
La lezione di Cuba serve anche agli Stati Uniti, sostengono Drain e Barry. E, aggiungiamo noi, serve anche qui, nella Vecchia Europa, dove molti con troppa leggerezza puntano sullo smantellamento del sistema sanitario pubblico e universale a vantaggio di un sistema privatistico costoso, ingiusto e inefficiente.
(da “l’Unità”)
Vivere in un luogo comune
A proposito di “Damas de Blanco” e di “mentiras de negro”.
I melassosi solerti onnipresenti bi-tri-quadri partisan difensori di non meglio precisate libertà e democrazie nel mondo, si sono scatenati negli ultimi tempi nell’appoggio incondizionato della super-blogger Yaoni Sanchez e delle cosiddette “Damas de blanco”, una trentina di donne di bianco vestite che hanno manifestato per le vie de La Habana, chiedendo il rilascio degli ultimi dei 75 condannati nel 2003 per aver progettato, o condotto operazioni terroristiche contro il proprio paese con l’aiuto finanziario e non solo di una potenza nemica. Accolte piuttosto male dalle donne del quartiere, indignate forse dai loro slogans, sono state accompagnate dentro un autobus da poliziotte cubane disarmate e riportate a casa. Fin qui l’insignificante notizia se non fosse venuta in contemporanea un’altra esternazione delle “Damas de blanco” che fornisce un po’ la cartina di tornasole di tante menzogne “in nero” e la riprova che non si tratti di qualche simpatica nonna e di qualche addolorata mamma a fare l’ossatura dell’organizzazione delle Damas ma che esse facciano, consapevolemente o no, parte di un disegno anticubano in cui il ruolo dei cosiddetti “dissidenti” è da tempo ben chiaro. Di quale cartina di tornasole sto parlando? Del fatto che contemporaneamente alla marcia di Cuba si è svolta una marcia parallela delle “Damas de Blanco” a Miami, capitale del narcoterrorismo cubano, e che tale marcia era capeggiata proprio da lui, Luis Posada Carriles, una sorta di enfant prodige della C.I.A. fin dai tempi della Baia dei Porci, terrorista e criminale. Posada Carriles è il responsabile di tanti atti di terrorismo che hanno insanguinato l'Isola di Cuba, dagli attentati negli Hotel de la Habana all'uccisione dei volontari che si recavano nelle campagne per l'alfabetizzazione della popolazione rurale; responsabile dell'abbattimento dell'aereo civile cubano che riportava a casa la squadra di scherma vincente ai campionati uccidendo tutti i passeggeri che viaggiavano con essi; responsabile della uccisione del turista italiano Fabio Di Celmo. Arrestato e condannato per terrorismo in Venezuela aiutato a fuggire, anzi liberato dal compiacente presidente Arroyo in Panama, e protetto, nutrito, vezzeggiato a Miami dalla CIA. Incontrovertibili fotografie lo riprendono mentre capeggia il corteo delle dame in bianco a Miami in concomitanza della sfilata delle donne in bianco all'Avana. Che coincidenza, a dir poco singolare! Quale spontanea solidarietà e amicizia potrà mai legare il super-terrorista Posada Carriles alle leggiadre “Damas de blanco” blandite, coccolate, ammirate dai “democratici” bipartisan di tutto il mondo?
Bisogna riconoscere che le deliziose, libertarie, coraggiose “Damas de blanco” si sono scelte uno sponsor quanto meno originale: un assassino. Ma alle signore questo padrino eccellente non bastava: e così ad accompagnarle c’era anche Santiago Alvarez Fernandez-Magrina, presidente di “Rescate Juridico", che garantisce protezione, assistenza, alimenti, all’esercito di terroristi sedicenti “dissidenti” cubani che imperversano da decenni in America Latina. Sono coincidenze che fanno pensare: e come ben sappiamo se una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze sono un fatto.
Marilina Veca
Campagna di mobilitazione
a sostegno di Cuba
IL 28 APRILE 2010 DALLE ORE 13,30 ALLE 16,30 SIT IN DI FRONTE AL PARLAMENTO EUROPEO A BRUXELLES AL FIANCO DI CUBA E CONTRO LA RISOLUZIONE DELL'11 MARZO
L'ennesimo, violento, attacco a Cuba è un'aggressione contro l'autodeterminazione di un paese democratico e indipendente dal 1959. La guerra che gli Usa gli hanno da sempre dichiarato, e che sostengono con qualsiasi mezzo, compreso il terrorismo, è un'offesa al diritto internazionale e alla pace.
Cuba è ancora sotto attacco anche da parte del Parlamento Europeo. Parlamento che invece di sostenere e proteggere i reali interessi dei popoli europei dalla crisi sistemica del capitalismo in atto, si preoccupa di eseguire scioccamente gli ordini di Washington. Cuba ha insegnato, senza armi ma con la forza del suo esempio, a milioni di
esseri umani in America Latina, e non solo, il valore della libertà, della solidarietà, dell'autodeterminazione, della democrazia e della giustizia sociale.
La morte di Zapata Tamayo, un delinquente detenuto per reati comuni e poi arruolato a suon di dollari dalla cosiddetta "dissidenza" di Miami al soldo degli Usa, è una tragedia umana, che rispettiamo, ma che niente ha a che fare con le libertà fondamentali che a Cuba sono pienamente rispettate e garantite. Noi condanniamo fermamente la risoluzione dell'11 marzo 2010, in relazione a quella morte, che il Parlamento Europeo ha votato contro Cuba, perché infarcita di evidenti falsità per perseguire il fine di abbattere il processo rivoluzionario cubano. Ringraziamo sentitamente gli europarlamentari che vi si sono opposti. Condanniamo, altresì, la violenta e strumentale campagna mediatica contro lo stato sovrano di Cuba in relazione a presunte e inesistenti violazioni dei diritti umani.
Cuba è sottoposta a un feroce blocco totale degli Usa che è stato condannato 18 volte dalle Nazioni Unite senza nessuna risposta da parte statunitense, se non il loro arrogante disprezzo per la legalità internazionale. Un blocco che viola i diritti umani del popolo cubano.
Cuba è stata attaccata dal terrorismo, ed ha avuto circa 3478 morti, e paga la sua autonomia e indipendenza con la detenzione di Cinque suoi agenti dell'antiterrorismo incarcerati illegalmente da oltre 11 anni negli Stati Uniti, con gravissime violazioni dei loro diritti umani, solo perché difendevano il loro paese dagli attacchi del terrorismo proveniente dagli Stati Uniti. In questo 2010 si celebra il 65° anniversario della Liberazione dell'Europa dal nazi-fascismo e noi vorremmo che questo anniversario segnasse anche, finalmente, la fine degli attacchi strumentali e vergognosi che il Parlamento Europeo continua ad effettuare da anni contro il popolo cubano e la sua rivoluzione.
Oggi noi chiediamo, in nome dei popoli europei, che il Parlamento continentale realizzi politiche solidali ed eque con il governo e il popolo cubano rispettando la sua autodeterminazione e la sua sovranità nazionale.
Gli Organizzatori:
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Nuestra America (membro della Rete delle Reti in Difesa dell'Umanità)
Associazione La Villetta per Cuba
Prime adesioni:
Rete dei Comunisti, Pdci, Comitato Fabio di Celmo, Tele Ambiente, Radio Città Aperta, Puntocritico, El Moncada, Laboratorio europeo di Critica Sociale, Contropiano, Amicuba online, Natura Avventura edizioni,Centro studi Cestes-Proteo
PER ADESIONI:
nuestram.defenshuman@libero.it
Cuba di nuovo sotto attacco da parte dei mass media.
Il premio Sakharov del parlamento europeo a Gulliermo Fariñas, “dissidente” cubano. È la terza volta in meno di dieci anni che il premio Sakharov va a cubani anti-castristi.
Questo premio come tanti altri istituiti o dagli USA o dai loro portavoce sono palesi strumenti per colpire chi non si allinea al pensiero unico.
Il "dissidente" Fariñas è noto per aver fatto numerosi scioperi della fame, ma attualmente non è recluso in carcere ma è altrettanto noto ( e non viene mai pubblicato) per essere stato condannato per numerose aggressioni, l'ultima nel 2002 per aver inferto un colpo di machete ad un medico cubano suo vicino di casa durante una lite. Guarda caso in prigione inizia a proclamarsi prigioniero politico e a praticare scioperi della fame. (Marco Pannella docet!!!!!) e qui inizia la sua carriera di "dissidente" pagato dall'Ufficio d'Interessi degli Stati Uniti a La Habana cosi come le Dame Bianche.
Amnesty International due giorni fa in una dichiarazione del suo portavoce ha espresso le sue preoccupazioni rispetto l'imparzialità sul processo dei Cinque Cubani prigionieri dal 1998 per aver agito come agenti dell'intelligence cubana per smascherare organizzazioni terroristiche contro l'Isola. I Cinque stanno compiendo pene che vanno dai 15 anni fino all'ergastolo nelle prigioni federali degli Stati Uniti.
La notizia non viene fatta circolare di proposito mentre il premio al dissidente viene lanciato su tutti i mass media pur di parlar contro la rivoluzione cubana e il suo sistema.
Perchè non conferiscono un prestigioso premio internazionale ai cinque cubani detenuti negli Usa perché lottavano contro il terrorismo?. Perché esiste la politica dei due pesi e delle due misure.
A nome del circolo di Roma dell'Associazione nazionale di Amicizia Italia-Cuba esprimiamo tutta la nostra disapprovazione nei confronti del Parlamento Europeo per l'assegnazione di tale premio ad un connotato delinquente.
Marco Papacci
segretario del circolo di Roma dell'Associazione di Amicizia Italia - Cuba
Cuba sotto l’attacco dei mass media
Il circolo di Roma dell'Associazione Italia-Cuba aderisce alla campagna lanciata in Italia dal Comitato Italiano Giustizia x i Cinque nell'ambito delle giornate di solidarietà internazionale indette dal Comitato Internazionale per la liberazione dei Cinque cubani detenuti ingiustamente da 12 anni nelle prigioni degli Stati Uniti.
CINQUE CITTADINI CUBANI PRIGIONIERI NEGLI USA: INVIATE E -MAIL E FAX, INTASATE LE LINEE TELEFONICHE DELLA CASA BIANCA
SCRIVETE E DITE CHE VOLETE LA LIBERTA' DEI CINQUE DA 12 ANNI INGIUSTAMENTE RECLUSI NELLE CARCERI DELL'IMPERO.
Un piano di chiamate al numero telefonico della Casa Bianca del presidente Barack Obama, al fine di ottenere la loro liberazione.
La campagna si svolgerà dal 10 al 14 dicembre prossimo, ha aggiunto Graciela Ramirez, coordinatrice del Comitato Internazionale per la Libertà dei Cinque, che sono Gerardo Hernandez, Ramon Labañino, Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez e Renè Gonzalez.
”Sappiamo quanto siano costose le chiamate telefoniche, ma si possono anche inviare fax e telegrammi perchè il presidente degli Stati Uniti liberi Gerardo, Ramon, Antonio, Fernando e Renè”, ha aggiunto.
Questa iniziativa si avvierà nella Giornata dei diritti umani, nel tentativo di farli tornare alle loro famiglie e per la fine dell'impunità delle azioni terroristiche contro Cuba dal paese vicino”, ha espresso la Ramirez.
Il Premio Nobel per la Pace Barak Obama ha il potere costituzionale di porre fine alla loro prigionia, la grazia presidenziale è l'unica soluzione giuridica che resta nel caso.
Solo una vasta maggioranza dell'opinione pubblica mondiale puòcostringere la Casa Bianca a metterli in libertà.
QUESTI SONO GLI INDIRIZZI PER MANIFESTARE LA VOSTRA SOLIDARIETA':
LA CASA BIANCA
telefono: 202-456-1111
Per invare e-mail cliccare su:
HTTP://WWW.WHITEHOUSE.GOV/CONTACT
PER INVIARE UN TELEGRAMMA:
Presidente Barack Obama
The White House
1600 Pennsylvania Ave, NW
Washington, DC 20500,
EE.UU.
Giustizia per i cinque
La Rivoluzione cubana compie 52 anni di vittoriosa esistenza. Oggi è più viva che mai e, con la volontà della sua classe dirigente e di tutto il popolo, continua nella costruzione di una società socialista, avanzando nello sviluppo e nell'aggiornamento del modello economico da seguire, consolidando le conquiste raggiunte.
La Direzione del Governo ha elaborato misure che garantiscano e attivino i cambi necessari e improrogabili da inserire nell’economia e nella società, per trasformare e rendere più efficiente l’attuale processo produttivo e lavorativo.
I mass-media internazionali fanno a gara nel mentire sulle centinaia di licenziamenti in atto senza spiegare quello che realmente sta accadendo nell’Isola.
Cuba deve con urgenza avanzare economicamente, organizzare meglio la sua produzione. Le linee guida che la dirigenza dello Stato ha deciso per il 2011 prevedono la riduzione di oltre 500.000 posti di lavoro nel settore statale - nel cui organico attuale si stima un eccesso di oltre un milione - e il loro contemporaneo incremento nel settore non statale, individuando nuove forme di occupazione come l’affidamento in gestione di piccoli negozi, l’usufrutto, le cooperative e la libera professione.
La grande stampa dei monopoli non dirà mai che le misure che oggi vengono attivate e quelle che saranno approvate dal VI Congresso del PCC sono frutto di un’analisi opportuna e riflessiva e delle proposte che il popolo ha espresso nei mesi scorsi nel dibattito che è stato promosso a Cuba sul futuro della Rivoluzione. Per mesi tutto il popolo ha avuto l’opportunità di esprimere le proprie opinioni sulla società e sulla Rivoluzione cubana e sul futuro del socialismo a Cuba. Tale dibattito è continuato all’interno di ogni settore produttivo e sociale, affinché si proponessero tutte le soluzioni possibili per diagnosticare e correggere, settorialmente e integralmente, le deficienze del modello economico.
Tutte le opinioni, tutte, sono state raccolte dal Partito e dalla dirigenza del paese e rappresentano la bussola che segna il processo che oggi ha raggiunto una nuova fase.
Con queste discussioni il popolo cubano si avvia verso il VI Congresso del PCC, che è già iniziato nelle strade, nelle case, nelle industrie, in tutti gli angoli del paese, con l’analisi critica da parte di tutta la popolazione delle Linee Guida della Politica Economica e Sociale, documento che è frutto di precedenti discussioni e che recepirà ancora le opinioni e i suggerimenti finali che saranno dibattuti e approvati dai delegati al VI Congresso del PCC.
Nessun mezzo di informazione cita il fatto che la riorganizzazione lavorativa ha tra i suoi obiettivi anche quello di reindirizzare una buona parte della forza lavoro verso altri settori produttivi che l’economia del paese oggi richiede. Inoltre, poco più del 20% di quei 500.000 lavoratori cambierà soltanto la forma di gestione, mai la sua occupazione, con un alleggerimento del carico finanziario dello Stato che si trasformerà in una maggiore efficienza nella produzione e nei servizi.
A tutto ciò bisogna aggiungere che è nota la ferma volontà dello Stato socialista di mantenere le sue conquiste sociali e di non lasciare senza garanzie alcun lavoratore, ma offrendogli nuove formule più sostenibili.
Mentre nel nostro paese un manager come Marchionne cancella i diritti degli operai, a Cuba è il popolo intero che discute sul proprio futuro.
Ma questo non fa gola ai mass media di tutto il mondo. Meglio infangare o nascondere le conquiste della Rivoluzione piuttosto che dire la verità.
Segreteria Nazionale
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
52 anni di vittoriosa esistenza
In alcuni quotidiani del 28 febbraio 2011 sono stati pubblicati stralci dell’intervento di Nichi Vendola alla Convention (sic!) di SEL al Palatenda di Roma. In uno di questi passaggi sono riportate le seguenti parole: «Io che ho amato il volto del “Che”, dico che libertà e democrazia sono temi che devono valere anche per Cuba, se non ora, quando?».
Dispiace constatare, una volta ancora, che un politico di professione, per di più di sinistra, dimostri una così scarsa conoscenza riguardo a questi due concetti, quando si parla di Cuba.
Il popolo cubano ha conquistato la propria libertà il 1° gennaio 1959, dopo una lotta di trent’anni contro il colonialismo spagnolo, poi di altri sessant’anni contro i governi o i dittatori imposti dagli Stati Uniti.
Il sistema democratico cubano ha il suo fondamento nella Costituzione della Repubblica di Cuba, approvata il 15 febbraio 1976 attraverso un referendum - con voto libero, uguale, diretto e segreto - dal 97.7% dei voti della popolazione cubana. Lo scrutinio ha riportato questo risultato: su 5.602.973 elettori, 5.473.534 hanno votato “sì” e 54.070 “no”.
Dalla Costituzione deriva la Legge Elettorale che stabilisce che ogni cittadino cubano può essere eletto Delegato a un’Assemblea Municipale o a un’Assemblea Provinciale purché abbia compiuto 16 anni. Per essere eletto Deputato all’Assemblea Nazionale (Parlamento) occorre che abbia compiuto 18 anni.
Il Partito Comunista di Cuba non partecipa alle elezioni e non propone candidati.
La democrazia cubana è un sistema che garantisce ai propri cittadini non solo la possibilità di eleggere e di essere eletti, ma anche un ruolo attivo nella proposizione, nella scelta e nel controllo dell'operato dei propri rappresentanti istituzionali.
Ogni carica istituzionale, a qualsiasi livello, decade al termine di un mandato stabilito da una Costituzione approvata direttamente dal popolo cubano. Attraverso il processo elettorale i cittadini cubani possono decidere di confermare o di sostituire i propri rappresentanti.
L’aspetto economico non incide minimamente sul risultato delle elezioni, in quanto ogni candidato non deve spendere neppure un centesimo per la propria propaganda elettorale. Inoltre, chi viene eletto non ha nessun tornaconto economico dato che continua a percepire lo stesso stipendio, come se si trovasse al suo posto di lavoro.
La presenza di un cospicuo numero di donne elette al Parlamento - il 43 % nelle elezioni di gennaio 2008 - costituisce un indice di emancipazione e di uguaglianza nella società cubana, percentuale che pone Cuba ai primissimi posti nel mondo tra i paesi con maggiore presenza femminile nel Parlamento.
La partecipazione in massa dell’elettorato a tutte le elezioni - dal 1976 fino a oggi sempre di gran lunga oltre il 95 % degli aventi diritto al voto pur non essendo obbligatorio andare a votare - dimostra che la trasparenza, la legalità e l’attaccamento del popolo a questo sistema sono inequivocabili.
I risultati delle elezioni del 20 gennaio 2008 comprovano la solidità della Rivoluzione: le schede depositate nelle urne sono state 8.231.365 pari al 96.9 % degli aventi diritto al voto. Di queste, le schede ritenute valide sono state il 95.3 %, quelle bianche il 3.7 % e quelle annullate solamente l'1%.
Il signor Vendola ha tutto il diritto di non gradire il sistema vigente a Cuba, ma lasci almeno ai cubani il diritto di stabilire se la loro è una società libera e democratica.
Segreteria Nazionale
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
In risposta alle affermazioni
di Nichi Vendola su Cuba
50 anni con Italia-Cuba
Comunicato stampa dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia - Cuba sull’articolo della giornalista Diana Alfieri pubblicato sul quotidiano Il Giornale del 15 aprile 2011, in merito alle celebrazioni del 50° anniversario della fondazione dell’Ass.ne Naz.le di Amicizia Italia-Cuba e della vittoria del popolo cubano contro l’invasione di Playa Giron.
L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba celebra orgogliosamente i suoi primi 50 anni di solidarietà con la Rivoluzione cubana e non si sorprende nel leggere l’articolo della signorina Diana Alfieri che ripropone fedelmente il clichè di un giornalismo cortigiano, prezzolato e senza nessuna etica professionale. L’articolo apparso oggi sul quotidiano "Il Giornale" è con tutta evidenza scritto con livore e furore ideologico probabilmente per compensare il vuoto di contenuto che lo contraddistingue. Comunque, visto che l’articolo è anche offensivo, vorremmo ricordare alla "signorina giornalista" un paio di cose che le sfuggono, forse (speriamo) a causa della sua giovane età. Quando si cita un cognome, vedi nel titolo "… tra gli ospiti la Faranda…", dovrebbe essere citato anche il nome per non creare confusione tra i lettori, visto che tale cognome è riconducibile, se non lo si spiega, ad una nota persona condannata in passato per azioni terroristiche, che nulla ha a che vedere con l’Avvocatessa Tecla Faranda. In merito alla seconda ospite del convegno, la dr.ssa Silvia Baraldini, la giornalista dovrebbe ricordare alcune cose ai lettori del quotidiano sul quale scrive. Silvia Baraldini ha scontato molti anni in un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti non per aver fatto evadere un terrorista, bensì per non aver dichiarato chi erano coloro che commisero l’azione criminosa di cui è stata ingiustamente accusata. Mettere poi in discussione la salute della Signora Baraldini è un atto vigliacco e prepotente, cosa della quale l’autrice dell’articolo dovrebbe vergognarsi. Inoltre è bene ricordare alla "giornalista" che concorsero all’estradizione di Silvia Baraldini diverse concause, non per ultima la strage del Cermis (20 morti causati dall’idiozia di un pilota USA su un aereo militare statunitense), per la quale il nostro Paese non ha potuto/saputo fare giustizia.
Ed ora veniamo alle celebrazioni.
L’Associazione Italia-Cuba nasce nel 1961 quando gli USA aggredirono militarmente la giovane rivoluzione guidata dai "barbudos" che avevano cacciato il dittatore Fulgencio Batista che tanta morte e miseria aveva provocato nell’isola con il beneplacito dei governi statunitensi dell’epoca. Ricordiamo alla signorina che ci furono manifestazioni di appoggio e solidarietà con la giovane rivoluzione in tutta la nostra penisola e che proprio a Milano venne ucciso per mano della polizia lo studente Giovanni Ardizzone. A Cuba Giovanni Ardizzone è molto amato e ricordato: a lui da molto tempo è dedicata la Facoltà Universitaria di Medicina ospitata presso l’ospedale dell'Isola della Gioventù, ed una sua foto è esposta nell’aula magna di Nueva Gerona.
La CGIL di Milano come tante altre organizzazioni sindacali del nostro paese ha contatti da molti anni con la CTC, il sindacato cubano, che fa parte della O.I.L., (Organizzazione Internazionale del Lavoro).
Pertanto c’è poco da essere sorpresi per i rapporti che ha il più grande sindacato italiano visto che da molti anni questo è impegnato in progetti di solidarietà nel sud dell’isola.
La giornalista si prende gioco anche del rappresentante del governo cubano in Italia, la Signora Ambasciatrice Carina Soto Aguero, ci chiediamo se usa lo stesso stile quando si rivolge ad altri ambasciatori di altri paesi. "…. Non ti curar di loro ma guarda e passa….." scriveva Dante Alighieri perché effettivamente la Rivoluzione Cubana ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà la storia, il presente e il futuro, mentre i mediocri continueranno a raccontare menzogne allora come ora. L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba esprime tutta la sua solidarietà al Segretario della Camera del Lavoro di Milano Onorio Rosati per il vile attacco giornalistico a lui rivolto per aver deciso di ospitare i festeggiamenti del 50° anniversario della vittoria di Playa Giron e della fondazione dell’Ass.ne Italia-Cuba.
La nostra Associazione nel compiere mezzo secolo di vita riafferma il suo impegno nel difendere la Rivoluzione cubana che continua nella costruzione di una società socialista, avanzando nello sviluppo e nell'aggiornamento del modello economico da seguire, e consolidando le conquiste raggiunte.
Segreteria Nazionale
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
1961-2011
50° anniversario dell'invasione di Playa Giron e della fondazione dell'Ass.ne Naz.le di Amicizia Italia-Cuba
Il coordinamento regionale del Lazio dell'Ass.ne Naz.le di Amicizia ITALIA-CUBA
ORGANIZZA:
Cinquant'anni di Solidarietà e Rivoluzione.
c/o ARCI MALAFRONTE - Via Dei Monti di Pietralata, 16 ROMA
Venerdi 29 aprile 2011
17.30: inaugurazione Mostra fotografica dei quotidiani dell'epoca
18.30: Incontro dibattito con Milagros Carina Soto Aguero Ambasciatrice di Cuba
Alessandra Riccio Direttore Responsabile Rivista Latinoamerica
Luciano VasapolloDirettore della rivista NuestraAmerica e vicepresidente CIG x 5
Franco Forconi coordinatore regionale Italia-Cuba
Marco Papacci Italia-Cuba circolo di Roma
Sabato 30 aprile 2011
17.00: proiezione del documentario: Los 4 años que estremecieron el mundo (lingua originale)
incontro con: Vladimir Perez Casal Consigliere Politico dell'Ambasciata di Cuba a Roma
Luciano VasapolloDirettore della rivista NuestraAmerica e vicepresidente: CIG x 5
19.00: rinfresco e brindisi
Info: 331 3774048 Marco
339 4605762 Franco
e-mail:info@italiacuba.net
1961-2011 Playa Giron
Comunicato stampa dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia - Cuba sulla sentenza di assoluzione del terrorista Luis Posada Carriles
Il giorno 8 aprile scorso una giuria di El Paso in Texas ha assolto l'ex agente della Cia e connotato terrorista anticastrista Luis Posada Carriles, dove era accusato di spergiuro, ingresso illegale e violazione delle leggi sull'immigrazione. Il processo di tre mesi per falsa testimonianza ha mostrato che sia Posada che il governo statunitense sono dei mentitori.
Il giudice del caso non ha permesso ai giurati di vedere le prove che li avrebbero persuasi a trovare colpevole Posada Carriles. Il giudice inoltre si è negato ad ascoltare informazioni relative alle azioni delittuose commesse dal Bin Laden dell’America Latina.
Ancora una volta il Governo degli Stati Uniti quando si parla di Cuba, usa due pesi e due misure nella lotta contro il terrorismo di cui si sono autonominati paladini.
Gli USA si arrogano il diritto di stilare una lista di paesi patrocinatori del terrorismo, includendo Cuba, e poi assolvono un terrorista reo confesso come Luis Posada Carriles, autore intellettuale dell’attentato che nel 1976 ha causato la morte di 73 persone nell’esplosione di un aereo della compagnia di volo cubana e finanziatore della serie di attentati che nel 1997 hanno colpito La Habana e in uno di questi è morto il nostro connazionale Fabio Di Celmo.
Il verdetto è una vergogna, l’ennesima macchia sul sistema giudiziale di questo paese, come lo furono le condanne di Sacco e Vanzetti e dei Rosemberg e di tanti altri.
Per quanto ci riguarda continueremo a denunciare le responsabilità del governo degli Stati Uniti nel proteggere un terrorista assassino reo confesso come Luis Posada Carriles, mentre Cinque cubani che hanno smascherato la doppia morale degli USA nella lotta al terrorismo da 12 anni sono rinchiusi ingiustamente nelle prigioni federali.
Segreteria Nazionale
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
A proposito di Posada Carriles...
Le storie qui proposte, appartengono a prigionieri politici dimenticati da tutti. Quando scrivo tutti, mi riferisco soprattutto a quei partiti che a parole pretendono di rappresentare proprio quei valori per i quali questi prigionieri sono stati arrestati e isolati nelle carceri. L’unico modo, per ora, che abbiamo per aiutare questi prigionieri ad ottenere la libertà, è quella di rendere più visibile la loro condizione.
Usa. Li chiamano I Cinque Eroi Cubani. In carcere negli Stati Uniti con accuse gravissime, dal terrorismo allo spionaggio. In realtà sono cinque agenti dello stato di Cuba, facenti parte di organizzazioni infiltrate dal paese caraibico in USA, e più precisamente a Miami, per prevenire le azioni terroristiche che partivano proprio dagli USA. I nomi dei cinque cubani sono questi: Gerardo Heràndez, Ramòn Labanino, Antonio Guerrero, Fernando Gonzàles, Renè Gonzàles. Gli attentati terroristici contro Cuba hanno provocato negli anni, quasi tremila e cinquecento morti. Tra questi ricordiamo l’italiano Fabio Di Celmo, ucciso da una bomba esplosa nel bar dell’albergo nel quale si trovava.
Oppure la squadra femminile cubana di scherma, che restò vittima di un attentato aereo, nel 1976, con l’equipaggio, sulla linea Cubana De Aviaccion.
Negli anni ’90, il governo cubano decide di infiltrare agenti propri nell’area di Miami, per prevenire ulteriori stragi. Nel 1998, con la mediazione dello scrittore colombiano, Gabriel Garcia Marquez, il presidente americano Bill Clinton acconsente allo svolgimento di una riunione all’ Avana, durante la quale il governo cubano espone le prove delle attività terroristiche partite dagli USA. Ma il 12 settembre 1998, quando i cinque agenti cubani presentano ulteriori prove di terroristi di Miami, alle autorità statunitensi, l’FBI li arresta e vengono sottoposti nel 2001 a un processo farsa, a Miami, e condannati a pene severissime.
Dall’isolamento durato diciassette mesi, alla segregazione nel famigerato el huego, il buco, un isolamento in un reparto di malattie mentali, all’impossibilità di vedere i parenti o comunicare con l’esterno.
Le condanne: Gerardo Hernandez condannato a due ergastoli e 15 anni; Ramon Labanino condannato all’ergastolo; Antonio Guerrero condannato all’ergastolo; Fernando Gonzales condannato a 17 anni; Renè Gonzales condannato a 15 anni. Dal 1998 ad oggi, intellettuali, politici, artisti, comitati, organizzazioni umanitarie e un infinità di soggetti in tutto il mondo, si sono adoperati e si stanno tuttora adoperando per ottenere la loro scarcerazione e il rimpatrio a Cuba.
Un bellissimo volume, con interventi di Gianni Minà, “Il terrorismo degli Stati Uniti contro Cuba”, edito da Sperling e Kupfer, contiene anche uno scritto di Wayne Smith, attualmente professore della Jhonn Hopkin University, nel quale afferma “Miami è l’ ultimo posto degli Stati Uniti dove avrebbero dovuto essere processati i Cinque”. Il mondo politico e non solo, si sta ancora interrogando sul perché il presidente Obama, non abbia ancora preso una posizione nei confronti dei Cinque. O almeno, per ora una posizione l’ ha presa. Il silenzio.
La storia di Mordechai Vanunu
Mordechai Vanunu nasce in Marocco nel 1954, da una famiglia ebrea. Nel 1986 viene sequestrato a Roma dai servizi segreti di Israele, il Mossad. Vaunu aveva lavorato dal 1976 al centro nucleare di Dimona, nel deserto del Negeev. Ufficialmente doveva essere una centrale elettronucleare costruita nel 1960 da Israele, con l’aiuto della Francia. Ma sotto il reattore era stata costruito un impianto sotterraneo di sei piani sovrapposti, contenente gli impianti per riprocessare il materiale per costruire testate nucleari.
Nel 1986, lo scienziato Mordechai Vanunu lascia, a seguito di una svolta personale in senso pacifista, il suo impiego. Rivelerà poi al Sunday Times di Londra, durante un viaggio all’estero, tutti i particolari sull’impianto di Dimona e sul programma nucleare di Israele. Secondo la testimonianza, Israele era già in possesso negli anni ’80, di almeno 200 testate nucleari. Il 30 settembre 1986, Vanunu cade in una trappola tesa dal Mossad.
Un agente segreto femminile gli dà un appuntamento a scopi sessuali e lo incontra all’ aeroporto di Fiumicino. Ma nella sala dell’ incontro, ad attenderlo ci sono quattro agenti uomini che lo sequestreranno e lo porteranno in carcere in Israele dove resterà segregato in isolamento per dodici anni.
Sottoposto a torture fisiche e psicologiche, verrà scarcerato dopo 18 anni. Alla fine degli anni ’80, scrivono un appello per la scarcerazione scienziati come Hannes Alfve, Edoardo Amaldi, Hans Bethe, Abdus Salam, Subrahmanyan Chandrasekhar, Carl Sagan, Ragnar Granit Roger Sperry. Inoltre 35 parlamentari britannici candidano Vanunu al Nobel per la Pace nel 1988. Infine, essendo stato arrestato in Italia, del caso si occupa il giudice Domenico Sica, ma ben presto il caso gli viene tolto. Nel 2004 viene scarcerato.
Ma il 2 luglio 2007 viene incarcerato per avere parlato con i giornalisti. Attualmente Mordechai Vanunu non può lasciare Israele. Non può possedere un cellulare. Non può parlare con i giornalisti.
La storia di Mumia Abu Jamal
Mumia Abu Jamal nasce a Philadelfia nel 1954. Nel 1968 viene arrestato per la prima volta per avere protestato contro un meeteng del Partito Democratico e la candidatura del segregazionista Gorge Wallace.
L’FBI lo scheda come “persona da sorvegliare e internare in caso di allerta nazionale”. Il programma di controspionaggio e infiltrazione, cosiddetto Cointelpro, lo individua come obiettivo da colpire in quanto appartenente alle Black Panter. Nel 1980, Mumia diventa Presidente della Black Journalist Association, e sostenitore dell’associazione MOVE. Inizia anche una collaborazione giornalistica radiofonica dando voce ai poveri e gli viene dato il soprannome “voce dei senzavoce”.
Comincia de enunciare la corruzione all’ interno della polizia e dei dirigenti politici locali. La storia drammatica della sua vicenda però comincia forse nel 1978, a Powelton Villane, a Philadelfia, quando la Polizia comandata da Frank Rizzo, aggredisce con violenza la comunità nera. Mumia denuncia i fatti e tre anni dopo la polizia attacca di nuovo la comunità con bombardamenti da elicotteri, uccidendo undici persone, tra i quali donne e bambini. A seguito delle denunce giornalistiche, Mumia viene licenziato dalla radio, e per vivere comincia a fare il taxista.
La mattina del 9 dicembre 1981, il fatto. Mumia vede suo fratello Billy che viene picchiato dall’ufficiale di polizia Daniel Faulkner.
Jamal scende dal suo taxi, ma viene colpito da un proiettile all’ addome. Altri spari echeggiano, ma sono rivolti all’agente, che viene ucciso. Dell’ omicidio si presenterà come reoconfesso un sicario, Arnold Beverly. Ma a questa confessione nessuno crederà mai. Il giudice del processo a Mumia, che riesce a salvarsi nonostante il ferimento all’addome, è tenuto da Albert Sabo, ex sceriffo e molto vicino al capo della polizia Frank Rizzo. Nell’ ambiente, il giudice Sabo viene soprannominato “capestro”, per avere inflitto ben 32 condanne a morte. Il 2 luglio 1982, Mumia viene condannato a morte.
Una serie di prove a suo favore non vengono tenute in considerazione. Intanto le date della sua esecuzione vengono di volta in volta rinviate. E solo il 27 marzo 2008, a seguito di una rivisitazione del processo, la condanna a morte è stata tramutata in ergastolo. Per Mumia Abu Jamal, però, in tutti questi decenni di prigionia, si sono mobilitati un infinità di attivisti, politici, artisti. Il gruppo musicale Rage Against The Machine si è battuto moltissimo per la sua liberazione e ha scritto due canzoni in due diversi cd, Freedom e Voice of the voiceless. Il rapper di New York, KRS-One, gli ha dedicato “Free Mumia”.
Nel 2003, Mumia è stato nominato Cittadino Onorario di Parigi dal sindaco Bertrand Delanoè. Nel 2005 la città di Saint Denis gli ha dedicato una via. Nel 2007, il regista e produttore Colin Firth ha presentato al Festival Internazionale del Cinema di Roma il film denuncia “In prigione la mia intera vita”.
Giuliano Bugani
La storia dei cinque eroi cubani
Il 25 ottobre 2011, per il ventesimo anno consecutivo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha condannato l'illegale blocco economico, commerciale e finanziario che gli Stati Uniti impongono alla Repubblica di Cuba da quasi cinquant'anni. Il risultato di quest'ultima votazione è stato di 186 voti a favore della eliminazione del blocco, 2 contro e 3 astenuti.
Questa ennesima votazione dimostra inequivocabilmente come il Governo degli Stati Uniti continui a permanere al di fuori delle leggi internazionali.
E non si tratta solo del blocco economico, commerciale e finanziario. Vi è l'occupazione abusiva di una parte del territorio cubano, la base di Guantánamo, dove gli Stati Uniti hanno installato una base militare in cui si pratica la tortura. Vi sono i sostegni a gruppi terroristici che dalla Florida organizzano azioni contro Cuba, in violazione di accordi internazionale sottoscritti per la lotta contro il terrorismo.
Vi è la detenzione nelle carceri statunitensi di quattro cubani (più uno attualmente in libertà vigilata) che monitoravano l'attività di questi gruppi a difesa del proprio popolo, giudicati e condannati in un processo-farsa a Miami, processo definito illegale il 27 maggio 2005, per come si è svolto, dal Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulle Detenzioni Arbitrarie in violazione dell’articolo 14 della Convenzione Internazionale sulle Libertà Civili e Politiche, di cui gli Stati Uniti sono firmatari. Vi è una sentenza di condanna espressa dall'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), che gli Stati Uniti continuano a non rispettare nonostante i ripetuti richiami, per l'uso illegale del marchio "Havana Club".
Chiediamo alle autorità italiane un maggiore impegno diplomatico per una rigorosa applicazione delle leggi internazionali che regolano i rapporti tra gli Stati.
La convivenza pacifica è possibile ottenerla solo con il reciproco rispetto da parte di tutti e non permettendo il dilagare dell'arroganza da parte dei potenti.
Segreteria Nazionale, associazione nazionale di Amicizia Italia-Cuba
No al blocco deciso dagli Usa
25° Anniversario dell'ASSOCIAZIONE HERMANOS SAIZ (AHS)
L'Associazione Clave de Son organizza
GIOVEDI 17 NOVEMBRE 2011
DALLE ORE 20 ALLE ORE 23
Sala Ilaria Alpi del Centro ARCI Malafronte via dei Monti di Pietralata 16 Roma
Con la collaborazione di Arci Nova Associazione, Associazione Italia-Cuba Circolo di Roma, Ambasciata di Cuba e nell’ambito del Progetto di integrazione culturale Timbalaye
serata della cultura cubana alla dedicata ai 25 anni della ASOCIACION HERMANOS SAIZ. Ospite d’onore sarà Luis Morlote Rivas, Presidente del AHS, che presenterà le attività e le finalità dell’Associazione.
A seguire, proiezione del film “El Benny”, che ripercorre la breve ma intensa vita del leggendario cantante cubano Benny Moré. Il film è in lingua originale con sottotitoli in italiano.
INGRESSO GRATUITO
Info 3494749200 info@clavedeson.it www.clavedeson.it
Hermanos Saiz, 25° anniversario
Il 25 ottobre 2011, per il ventesimo anno consecutivo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha condannato l'illegale blocco economico, commerciale e finanziario che gli Stati Uniti impongono alla Repubblica di Cuba da quasi cinquant'anni. Il risultato di quest'ultima votazione è stato di 186 voti a favore della eliminazione del blocco, 2 contro e 3 astenuti.
Questa ennesima votazione dimostra inequivocabilmente come il Governo degli Stati Uniti continui a permanere al di fuori delle leggi internazionali.
E non si tratta solo del blocco economico, commerciale e finanziario. Vi è l'occupazione abusiva di una parte del territorio cubano, la base di Guantánamo, dove gli Stati Uniti hanno installato una base militare in cui si pratica la tortura. Vi sono i sostegni a gruppi terroristici che dalla Florida organizzano azioni contro Cuba, in violazione di accordi internazionale sottoscritti per la lotta contro il terrorismo. Vi è la detenzione nelle carceri statunitensi di quattro cubani (più uno attualmente in libertà vigilata) che monitoravano l'attività di questi gruppi a difesa del proprio popolo, giudicati e condannati in un processo-farsa a Miami, processo definito illegale il 27 maggio 2005, per come si è svolto, dal Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulle Detenzioni Arbitrarie in violazione dell’articolo 14 della Convenzione Internazionale sulle Libertà Civili e Politiche, di cui gli Stati Uniti sono firmatari. Vi è una sentenza di condanna espressa dall'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), che gli Stati Uniti continuano a non rispettare nonostante i ripetuti richiami, per l'uso illegale del marchio "Havana Club".
Chiediamo alle autorità italiane un maggiore impegno diplomatico per una rigorosa applicazione delle leggi internazionali che regolano i rapporti tra gli Stati. La convivenza pacifica è possibile ottenerla solo con il reciproco rispetto da parte di tutti e non permettendo il dilagare dell'arroganza da parte dei potenti.
Segreteria Nazionale
associazione nazionale di Amicizia Italia-Cuba
No al blocco deciso dagli Usa
Professori e studenti dell’Università statunitense di Diablo Valley, in California, hanno visitato ieri, mercoledì 4, nella città di Cienfuegos, i dettagli del sistema cubano d’insegnamento artistico, durante una visita alla Scuola d’Arte Benny Moré. Ileana Rodríguez, direttrice dell’istituto, ha spiegato ai visitatori che gli studenti della scuola studiano a livello elementare le discipline di danza, musica e belle arti.
Ileana Rodríguez ha sottolineato la qualità dell’insegnamento, il suo carattere gratuito e la professionalità degli insegnanti, molti dei quali hanno iniziato i loro studi nelle stesse aule in cui ora insegnano.
Durante l’incontro, una delle visitatrici, la professoressa Lenore Gallin, ha commentato che nel mezzo dell’attuale crisi economica mondiale, negli Stati Uniti, uno dei primi tagli al bilancio è stato proprio quello destinato alle scuole d’arte...
Universitari nordamericani
visitano Cienfuegos
LIBERTA’ PER I CINQUE, GIÀ!
Adriana, la moglie di Gerardo, uno dei Cinque Eroi cubani prigionieri politici dell’impero, ingiustamente reclusi nelle carceri nordamericane, ha chiesto, attraverso l’ambito digitale, al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, perché non le permettono d’avere un figlio, pur nelle condizioni carcerarie di suo marito, perché questo è possibile.
Diritti umani negati
La protezione delle persone più necessitate si mantiene come priorità a Cuba, nel mezzo del processo d’attualizzazione del modello economico del paese, indicato nelle Linee approvate durante il Vi Congresso del PCC, hanno affermato a L’Avana le autorità locali durante una sessione parlamentare.
Nella commissione dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare dedicata all'attenzione alla gioventù, all'infanzia e ai diritti della donna, la direttrice nazionale dell’Assistenza Sociale, Yusimí Campos, ha spiegato che la priorità del sistema cubano è indirizzata alla protezione di coloro che realmente necessitano assistenza.
Attualmente, ha riferito, sono protetti dall'assistenza sociale 117.695 nuclei familiari, composti da 184.000 persone, che sono una dimostrazione della disposizione di offrire aiuto a chi lo necessita.
Il sistema previdenziale
Questa è la più gloriosa battaglia vinta dalla Rivoluzione. Oggi abbiamo preso la fortezza, oggi abbiamo preso questa fortezza, perchè oggi l’abbiamo trasformata in un centro d’insegnamento; oggi sì che abbiamo vinto questa battaglia le battaglie più belle non sono le battaglie sferrate sulle montagne, le battaglie più belle sono queste, disse Raúl Castro. In un solo giorno, nel dicembre del 1959, si apersero 10.000 nuove aule; la scolarizzazione in quell’anno si elevò a più del 90% per i bambini tra 6 e 12 anni.
È impossibile sconfiggere un governo che trasforma le fortezze in scuole.
commentò Fidel, quando per tutta l’estensione del paese, 69 caserme della tirannia furono trasformate in scuole e il Ministro d’Educazione, Dott. Armando Hart Dávalos, ricevette ufficialmente la Caserma Moncada già trasformata in scuola.
La caserma Moncada trasformata in scuola
Mi sento orgoglioso d’essere figlio di questo popolo! Un popolo così è un popolo invincibile!
C’è una questione che voglio sottolineare oggi, un apprezzamento che voglio manifestare e che si riferisce al popolo, alla condotta che ha avuto questo popolo in questi giorni. Devo dire che l’atteggiamento del popolo in quanto a decisione, valore e disciplina, ha superato tutto quello che i più ottimisti potevano mai immaginare.
Va detto che migliaia di uomini che non erano miliziani, che in questi quattro anni di Rivoluzione non lo sono stati, sono diventati miliziani durante questa crisi.
Va detto che migliaia di persone che non appartenevano a organizzazioni di massa, nè a Comitati di Difesa della Rivoluzione, si sono iscritte alle organizzazioni di massa in questi giorni. Va detto che il nemico non ha potuto contare, dentro la nostra Patria, con alleati di sorta.
Va detto che in questi giorni d’estrema crisi non è stato necessario arrestare nessuno.
Inoltre, a uomini e donne che facevano critiche alla Rivoluzione, in queste ore decisive si è manifestato in loro il senso patriottico e rivoluzionario e sono andati ad arruolarsi.
E sono andati ad arruolarsi per una lotta che, stando alle prospettive, può essere una lotta seria, tremenda, una lotta che si può realizzare con armi convenzionali o con armi atomiche.
Il signor presidente degli Stati Uniti ha cercato d’intimidire il nostro popolo, questo popolo che ha chiamato un popolo di prigionieri quando diceva che potremmo essere bersaglio di attacchi atomici, e il risultato è che ci sono più miliziani che mai, più militanti rivoluzionari che mai.
Va detto che le donne sono andate al lavoro, i pensionati sono andati al lavoro a sostituire gli uomini che stanno nelle trincee e va detto che, anche se questa è stata la mobilitazione maggiore di tutte, è stata quella che ha danneggiato meno la produzione. Mai in una mobilitazione, la produzione aveva marciato bene come adesso.
Erano veramente impressionanti la disciplina del popolo, l’ardore del popolo, il coraggio del popolo e soprattutto, grazie alle nostre Forze Armate Rivoluzionarie, l’efficacia con cui hanno funzionato i comandi. È stato dimostrato che la Rivoluzione ha creato una disciplina, ha fatto un popolo.
Il nemico a forza di aggressioni ci ha reso disciplinati, ci ha reso agguerriti. Il risultato di questi quattro anni d’aggressioni è un popolo eroico, un popolo più che spartano, perché si dice che a Sparta le madri salutavano i figli dicendo Con lo scudo o sopra lo scudo, e qui tutto il popolo, donne, bambini, giovani e anziani, hanno detto a sè stessi: Con lo scudo o sopra lo scudo!
Un popolo così è un popolo invincibile, un popolo così, che in questo modo e tanto serenamente affronta situazioni tanto difficili è un popolo che ha il diritto di conquistare quello che desidera, che sono la pace, il rispetto, la dignità e il prestigio.
Possediamo proiettili morali a lunga gettata, che non si possono smantellare e non saranno mai smantellati: questa è la nostra arma strategica più poderosa, di difesa strategica, di offensiva strategica.
Per questo voglio fare qui, segnalare oggi più che mai, la nostra ammirazione per il nostro popolo. Tutti i rivoluzionari dobbiamo sentirci doppiamente obbligati, partendo da questa esperienza, a lottar per il nostro popolo, a lavorare instancabilmente per il nostro popolo. E dal più profondo del mio cuore, per terminare, voglio dire che oggi più che mai sento orgoglioso d’essere figlio di questo popolo!!
Frammento finale del discorso di Fidel Castro, dopo la Crisi dei missili (Traduzione Gioia Minuti).
PATRIA O MORTE! VINCEREMO!
La caserma Moncada trasformata in scuola
Il Circolo di Roma dell'Ass.ne Naz.le di Amicizia Italia-Cuba in occasione della campagna internazionale dedicata alla liberazione dei Cinque cittadini cubani detenuti ingiustamente da 13 anni nei penitenziari degli Stati Uniti, intende sensibilizzare la cittadinanza romana e le migliaia di turisti che visitano la nostra citta' con un volantinaggio che avra' luogo a Piazza del Popolo a Roma, sabato 4 febbraio 2012 a partire dalle ore 12.00.
Il silenzio dei mass media su questa notizia e' una VERGOGNA, UNA ULTERIORE INGIUSTIZIA che si commette contro chi ha cercato di smascherare il terrorismo, organizzato e finanziato dalla mafia cubano-americana di Miami.
Ci chiediamo perchè i grandi mezzi di informazione del nostro paese si ostinano a negare l'esistenza del caso e le poche volte che ne parlano, occultano le ragioni per le quali i Cinque antiterroristi cubani sono oggetto di una colossale ingiustizia da più di 13 anni.
Sui Cinque antiterroristi cubani ricade anche una pena addizionale che dovrebbe farci vergognare. E' LA PENA DEL SILENZIO.
Nel mondo e in Italia sono molte le personalità che si sono unite alla campagna per chiedere al Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama la libertà per Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Fernando González, Antonio Guerrero e René González.
Tra i tanti firmatari ci preme ricordare: Danny Glover, Andrea Mingardi, Marco Rizzo, Cristiano Lucarelli, Gianni Vattimo ,Jonis Bascir, Franca Rame, Fausto Sorini, Umberto Guidoni, Fosco Giannini, Don Vitaliano Della Sala, Salim Lamrani, Milva, Ilaria Drago, Don Andrea Gallo, Bianca Pitzorno, Hernando Calvo Ospina, Moni Ovadia, Red Ronnie, David Riondino, Ascanio Celestini, Giulietto Chiesa, Vauro, Daniele Masala, Marco Baldini, Dario Fo, Andrea Rivera, Vittorio Agnoletto, Teresa De Sio, Armando Cossutta, Pascual Serrano , Ramon Chao, Luca Barbarossa, Oliviero Diliberto, Leo Gullotta , Ulderico Pesce,Darwin Pastorin, Ken Loach Giuliano Montaldo, Daniele Sepe , Theo Teardo.
Libertà per i Cinque cubani detenuti negli Usa
Proiezione del film “Habanastation”