festa dello sport

 

La costruzione di un’idea. In margine alla  “Prima Festa dello Sport”


E’ faticoso il cammino verso l’unità, costa sacrificio e sudore. Quando amarezza e delusione minano i nostri passi, quando vediamo i nostri amici rinunciare ad essere uomini liberi per diventare ignari maggiordomi, quando – per qualche minuto di piatto protagonismo – li scorgiamo inconsapevolmente vittime di subdole trappole impercettibili.

Quando li vediamo, accecati dal fare, le cose che altri hanno ordinato, quando essi non riescono neanche  a rendersi conto delle mille insidie, che si nascondono fra le asperità del campo minato sul quale si muovono. Allora – chi resta - confida la sua pena alla luna, ascolta morire in silenzio le proprie parole e le vede spegnersi piano, piano, come stelle che cessano di brillare, lontano. ”Mollo tutto! …non ne vale la pena”…batte ripetutamente il martello del fabbro ferraio, conficca dolorosissimi chiodi arrugginiti sin dentro al cervello! I colpi rimbombano e l’eco incessante stordisce.

Così, somigliamo un po’ a Cristo: “perché, perché, mi hanno abbandonato?” ...sanguinano i cancheri che trafiggono le mani, i piedi e il costato. Un ronzio cupo incatena il pensiero, …sembriamo dei naufraghi su un’isola battuta dai venti di tempesta. Ci riscopriamo disarmati, gettati in pasto alla solitudine silente. Raccogliamo le ultime forze, l’ancora di salvezza, sta ancora in un cantuccio remoto proprio al centro del nostro cuore, dove arde ancora un piccolo barlume di speranza: "Sancho, la libertà è la cosa più preziosa al mondo. Tutti i beni della terra e del mare non possono eguagliarla".

E, così ci ritroviamo ad agire come il Don Quijote il Cervantes, riattiamo in fretta, come armi, le vecchie ferraglie di famiglia, ormai logore, arrugginite in disuso da tempo e, …affrontiamo ancora una volta i mulini a vento! Sappiamo che la forza delle idee giuste, non potrà soccombere mai! Per questo, continuiamo ad essere consapevoli che nessuna immane fatica, ne le infinite delusioni patite, ne tutte le sconfitte, ne tutte le contrarietà, possono spegnere la “speranza” che ci portiamo da sempre nel cuore.


"I pensieri sono perle false finché non si trasformano in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo" (Mahatma Gandhi). Basterebbe così poco. Basterebbe semplicemente imparare che il confino alla solitudine è uno stato che non risparmia nessuno, è un rischio concreto che corriamo tutti. Infatti, quando rinunciamo alle idee che ci hanno fatto ritrovare insieme, quando mettiamo in crisi la storia che ha accomunato la nostra vita, per intraprendere imprese valutate superficialmente, capiterà anche a chi incautamente ha scelto altri sentieri di riscoprirsi “solo”.

Dovremmo, per questo imparare a restare insieme meglio, anche nelle contrarietà, anche nelle differenze, anche nella individuale testardaggine. Dovremmo adottare la filosofia di vita dei porcospini di Arthur Schopenhauer, quando per le fredde giornate d'inverno, si strigono vicini, per proteggersi, col calore reciproco, per evitare di rimanere assiderati. Ben presto, però, sentono le spine reciproche; il dolore li costringe ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro.

Quando poi il bisogno di scaldarsi li porta di nuovo a stare insieme, si ripete quell'altro malanno; di modo che vengono sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non trovano una moderata distanza reciproca, che rappresenta per loro la migliore posizione e la sopravvivenza.

Così come le famigliole di Erinaceidi è sopportando a vicenda i dolorosi contraccolpi, dovuti alle reazioni egoistiche, che riusciremo a cavarcela e a rendere migliore la nostra vita. (A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, II, 2, cap. 30, 396).

Ci hanno insegnato che: “La città / non è governata da un solo uomo, ma è libera / Il popolo regna a turno, / con successione annuale. I ricchi non hanno / maggiore potere, ma uguale ai poveri". (Teseo nelle Supplici)  La città è la nostra comunità, il nostro piccolo mondo, il nostro stare insieme, per questo dobbiamo difenderla e fortificarla! Calderón stesso, aveva concluso il suo dramma La vita è sogno dicendo che, se la vita è sogno, val la pena di viverla nel bene, perché il bene rimane tale anche nel sogno.

Il filosofo Miguel de Unamuno nel suo commento al don Chisciotte, ha scritto: “Se la vita è sogno, lasciamela sognare infinita”. Io ne condivido totalmente le conclusioni e, per questo continuo a battermi con il mondo. Per questo voglio esortare tutti a restare “insieme”. Insieme, avremo molta più forza per trasformare il nostro pensiero in  azione concreta, solo così saremo realmente protagonisti dell’emancipazione dell'uomo dalla miseria della vita quotidiana. “Insieme”, saremo sicuramente capaci di costruire un mondo migliore.


Rosario Sprovieri