gramsci oggi

 

Gramsci uomo è tutt'uno con il dirigente comunista, perché la sua battaglia contro l'abbrutimento personale in carcere è tutt'una con quella di carcerato politico, infatti l'obiettivo del regime fascista era “impedire a questo cervello di funzionare”.


«Che cosa mi ha salvato dal diventare completamente un cencio inamidato? L’istinto della ribellione che da bambino era contro i ricchi, perché non potevo andare a studiare, io che avevo preso dieci in tutte le materie nelle scuole elementari, mentre andavano il figlio del macellaio, del farmacista, del negoziante in tessuti. Esso si allargò per tutti i ricchi che opprimevano i contadini della Sardegna ed io pensavo allora che bisognava lottare per l’indipendenza nazionale della regione: al mare i continentali. Quante volte ho ripetuto queste parole. Poi ho conosciuto la classe operaia di una città industriale e ho capito ciò che realmente significavano le cose di Marx che avevo letto prima per curiosità intellettuale. Mi sono appassionato così alla vita, per la lotta, per la classe operaia».  


È attuale il pensiero di Gramsci? È utile leggere, studiare Gramsci non solo dal punto di vista letterario, storico, ma anche a livello politico per l'agire odierno?


Gramsci fin dal marzo 1927 è assillato dal bisogno di far qualcosa Fur ewig, per sempre, per l'eternità, cioè creare qualcosa che duri ben oltre la propria esistenza e questo concetto è una pietra miliare della sua riflessione e della sua attualità.

Antonio Gramsci oggi è oggetto di studio nelle università di tutto il mondo. Le sue categorie circolano in diversi campi disciplinari, dalle scienze politiche all'antropologia, dalla storia alla pedagogia, dalla linguistica allo studio dei mass-media. Gramsci è presente nel dibattito politico di questi giorni della forza politica di Podemos (Spagna) è studiato in Brasile, Stati Uniti, Paesi Arabi, Francia, Russia, Regno Unito, India, Messico, Argentina, Cina, ecc.


Di certo Gramsci è un pensatore con il quale non si può fare a meno di confrontare. Inizialmente il nome di Gramsci circolava più per motivi politici che di studio, e proprio con questo intento Togliatti fece pubblicare dalla casa editrice Einaudi  I Quaderni dal carcere  e Lettere dal carcere con l'obiettivo di valorizzare il patrimonio della riflessione gramsciana ed estendere la platea di lettori in modo che il suo pensiero si innestasse a pieno diritto nella cultura italiana.  Tanto è vero che Togliatti lavorò agli scritti di Gramsci ininterrottamente, curandone e promuovendone le edizioni. 


L'attualità di Gramsci è legato alla sua storicità. Così come la sua riflessione su Nicolò Machiavelli, (il fondatore della scienza politica moderna) è la riflessione sul ruolo del Partito Politico si parte dal passato analizzandone similitudini e differenze per arrivare all'oggi attraverso un laboratorio di pensiero, un cantiere di riflessione che serve allo studioso, ma soprattutto a chi vuole fare politica oggi, a chi vuole trasformare il presente. Proprio il realismo politico inteso come coscienza operosa della necessità storica, costituisce secondo Gramsci uno dei grandi insegnamenti di Machiavelli ancora validi oggi.


Gramsci è attuale anche per il suo metodo di analisi, di studio, perché nei suoi scritti ci consegna una cassetta degli attrezzi, una griglia di pensiero, una vera e propria attrezzatura mentale.

È l'emblema del pensiero critico, perché il suo non è il pensiero inteso come breviario, ma il ricercatore e il militante politico che sviscera la storia degli uomini e degli Stati, scrive e pensa ad alta voce che dialoga con il lettore, che ci coinvolge perché le sue domande, le sue ipotesi di lavoro sono anche le nostre.


Non si può che rimanere colpiti dalla profondità della sua analisi. Pensiamo al quaderno “Americanismo e fordismo”, alla genialità delle sue riflessioni: prefigura in certi tratti il libro di Herbert Marcuse L'uomo a una dimensione. Gramsci però scrive questo quaderno nel 1934 osservando la città di Torino, una “provincia” del grande impero del capitalismo e da un frammento di un mosaico, da un dettaglio, immagina, proietta nel futuro la società capitalista che è in atto, che sta germogliando e che si prefigurerà nei decenni a venire.  Molte di queste cose le scriverà Herbert Marcuse in “L'uomo a una dimensione” nel 1964 con la differenza di scriverle  trenta  anni dopo da un punto di osservazione privilegiato, vivendo negli Stati Uniti nella punta più avanzata dello sviluppo industriale e tecnologico del capitalismo. Gramsci scrive queste cose che per gli europei del tempo sono avveniristiche, sono rivolte al futuro, mentre Marcuse le scriverà decenni più tardi raccontando, descrivendo “semplicemente” quello che vede sotto i propri occhi. In questo quaderno  Gramsci  intuisce già in quegli anni il ruolo di potenza egemone in ambito geopolitico stava assumendo gli Stati Uniti e l’americanismo.


In Americanismo e fordismo Gramsci studia il connubio tra razionalizzazione produttiva e razionalizzazione sociale, il rapporto tra fabbrica moderna e società di massa. Da qui l'interesse per Gramsci per il taylorismo (standardizzazione produttiva e organizzazione del lavoro) e il fordismo (standardizzazione sociale ed i mutamenti antropologici e il tema del conformismo sociale) consapevole che l'economia non  rappresenta solo produzione di beni, ma anche di rapporti sociali.

Oggi il conformismo sociale con gli attuali strumenti di comunicazione è più accentuato e pervasivo, perché maggiormente plasmabile in base alla personalità di ognuno di noi: mentre prima i giornali comunicavano allo steso modo alla miriade di lettori, così anche la Televisione, oggi il giornale (nella versione online) e l'uso di social network (facebook, instagram, twitter) non solo si plasmano a misura di ognuno di noi in base all nostra individualità, ma questi strumento fanno sì che non subiamo passivamente un messaggio ma diventiamo attori (spesso inconsapevoli), diveniamo uno specchio riflettente di senso comune da un lato e di veicolo di informazioni (distorte?) dall'altro. Ma con quale grado di consapevolezza?

Per queste ragioni il Gramsci dirigente comunista si confronta con concetti quali blocco storico, egemonia, guerra di posizione e guerra di movimento. Insomma con tutto un insieme di armamentario concettuale, di analisi al fine di comprendere la realtà per trasformarla.

Tutte le sue riflessioni sono finalizzate a questo scopo: analizzare, studiare per trasformare il presente, per incidere con l'azione collettiva organizzata attraverso il partito politico. Consapevole che per superare il fatalismo e la passività a cui sono soggette le forze del cambiamento (le masse, i lavoratori) occorre che subentri la politica come organizzazione di massa, una volontà collettiva che si organizza. Da qui il ruolo centrale che emerge del partito politico.


Se pensiamo alla realtà di oggi è attualissima la riflessione sulla mancata coincidenza tra crisi economico-strutturali e sbocco politico-rivoluzionario; cioè di come la disgregazione, la frammentazione, la polverizzazione, la scomposizione particolaristica, frutto della crisi del capitalismo, possono essere utilizzate proprio dalle forze conservatrici per impedire la nascita di una nuova unità attorno alla classe rivoluzionaria e al suo partito. (Gramsci pretenderebbe da noi che verificassimo questa sua ipotesi e verificare questo schema nella società di oggi). Di come le crisi economiche gravissime non hanno immediate ripercussioni nel campo politico, perché la politica è sempre in ritardo sull'economia;


Attuali oggi anche la riflessione sul protezionismo in Italia dello scorso secolo che può suggerirci utili elementi di analisi di quando oggi si parla di uscire dall'euro e si riafferma il principio della sovranità nazionale, dove spesso non si tiene conto di come è strutturata l'economia globale oggi, specie per un paese come l'Italia privo di materie prime. Ma riflettere su cosa ha rappresentato il protezionismo nella storia d'Italia. Infatti Gramsci scrive  che dietro il protezionismo (e il sovranismo nazionale) si reggeva il blocco storico, l'alleanza tra la borghesia industriale del Nord e i ceti arretrati della proprietà terriera del Sud (insomma i pilastri del regime fascista) e il conseguente sfruttamento dei lavoratori. Oggi questi elementi di riflessione sono utili anche oggi?


Concludo ricordando che l'obiettivo del regime fascista era “impedire a questo cervello di funzionare”.

Se oggi Gramsci è tradotto in molte lingue, studiato in tutto il mondo con pubblicazioni bibliografiche sterminate e  al suo pensiero fanno riferimento molteplici partiti politici se la sua riflessione è ancora attuale in Italia e nel mondo, tutto questo testimonia che la sua battaglia di uomo e di dirigente comunista l'ha vinta, l'ha vinta non solo per sé, ma anche per noi che rappresentiamo in qualche modo il mondo del lavoro e siamo tra i maggiori eredi della sua storia e della sua riflessione come strumento di lotta.


Giovanni Parrella










Il pubblico ministero Isgrò concluse la sua requisitoria (giugno 1928) con una frase rimasta famosa: «Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare»; Gramsci fu condannato a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione.

Lettera di Gramsci alla moglie Giulia, marzo 1924;

Lettera di Gramsci alla cognata Tatiana Schuchtdel 19 marzo 1926;