LE RIMESSE
LE RIMESSE
LA LOTTA PAGA!
''Abbiamo dimostrato - ha detto un operaio - che con la forza e la tenacia si puo' ottenere tutto. Rimarremo qui fino a quando la fabbrica non verrà riaperta''. Fuori dalla fabbrica rimangono alcune bandiere della Fiom-Cgil e lo striscione con scritto "Hic sunt leones" appeso ieri notte davanti all'ingresso.
Resta alta la tensione fra Israele e Svezia. Il primo ministro svedese, Frederik Reinfeldt, ha respinto al mittente l'appello di Israele a condannare le affermazioni del popolare tabloid Aftonbladet, che ha scritto di un presunto traffico di organi di palestinesi uccisi da parte di soldati israeliani, affermando che in Svezia la libertà di stampa è tutelata dalla costituzione e che non spetta al governo commentare le notizie dei giornali.
«È importante secondo me dire che non ci si può rivolgere al governo svedese chiedendogli di violare la costituzione svedese», dice Reinfeldt, citato dall'agenzia Tt. Il premier di Stoccolma si è anche augurato che la polemica non indebolisca gli sforzi che la Svezia, in quanto presidente di turno dell'Unione europea, sta compiendo per riavviare il processo di pace in Medio Oriente. Israele ha tacciato l'articolo, apparso sull'Aftonbladet, di antisemitismo.
Oggi alcuni cittadini israeliani hanno proposto come ritorsione il boicottaggio di Ikea. È l'iniziativa spontanea promossa su internet da un gruppo di cittadini. La proposta di boicottaggio, sottoscritta già da numerosi navigatori di internet e rivolta a «tutti i consumatori», riguarda - oltre all'Ikea, marchio popolare con un eccellente giro d'affari in Israele - la catena dei grandi magazzi low cost di H&M, le automobili Volvo e la vodka Absolut (numero uno in Scandinavia). «Dopo la pubblicazione di quell'articolo antisemita...e dopo il rifiuto del governo (di Stoccolma) di condannarlo, non è più possibile continuare a comprare prodotti "made in Sweden", si legge nell'appello, che invita gli israeliani a rispondere con «un'azione concreta».
Stando a una prima verifica - fatta dal giornale Yediot Ahronot - non sembra in realtà che le entrate dell'ipermercato Ikea alle porte di Tel Aviv, perennemente affollato, ne abbiano per ora risentito. L'eventuale effetto andrà tuttavia valutato nel medio periodo.
L'ultima iniziativa del genere - un boicottaggio delle frequentatissime mete turistiche della Turchia - era stata avviata mesi fa di fronte alla dure dichiarazioni anti-israeliane di Ankara, tradizionale alleato di Gerusalemme, nei giorni dell'offensiva Piombo Fuso nella Striscia di Gaza. E aveva prodotto alla fine una notevole contrazione del flusso, riassorbitasi solo di recente.
da “Il Messaggero”
BOICOTTARE È GIUSTO...
SE A PROPORLO SONO GLI ISRAELIANI
GERUSALEMME - Da una parte c'è il più venduto e antico giornale svedese - l'Aftonbladet - che accusa l'esercito israeliano di essersi appropriato degli organi di giovani palestinesi uccisi nei Territori, insinuando anche un legame con l'arresto negli Stati Uniti dei membri di una banda, tra i quali alcuni rabbini, accusati di traffico di organi umani.
Dall'altra, le autorità dello stato ebraico che paragonano il prestigioso quotidiano ad "un infame libello antisemita" e revocano ai due inviati del giornale l'accreditamento temporaneo, di solito subito concesso, affermando di aver bisogno di tempo per verificare le loro credenziali.
Ma non è tutto. Migliaia di israeliani hanno deciso di boicottare i negozi dell'Ikea: "E' inaccettabile continuare a sostenere i negozi svedesi", si legge nel testo della petizione on-line. "Per favore, non firmate solo la petizione, è necessaria un'azione reale", è l'invito rivolto alle migliaia di persone che hanno già sottoscritto il boicottaggio della grande azienda svedese.
I gestori del negozio Ikea a Netanya, in Israele, hanno descritto l'azienda come un'organizzazione commerciale senza connotazioni politiche e hanno ribadito che continueranno ad avere eccellenti relazioni con i consumatori israeliani. Nello Stato ebraico, sarà aperto all'inizio del 2010 un secondo negozio Ikea nella località di Rishon Letzion.
Dunque, la crisi diplomatica fra Israele e Svezia - presidente di turno dell'Ue - non solo non tende a scemare, ma sta assumendo toni sempre più aspri. Il ministro dell'interno Eli Ishai ha anche detto di voler riesaminare lo status di tutti i corrispondenti svedesi nel paese. In Israele, infatti, la debole reazione del governo svedese all'articolo, che si è rifiutato di condannarlo per non interferire con la libertà di stampa, ha suscitato grande collera. Questa si è accentuata dopo la presa di distanze del ministero degli esteri a Stoccolma dalla sua ambasciatrice in Israele, che invece aveva subito condannato il contenuto dell' articolo. Il premier, Benyamin Netanyahu è parso però voler offrire alla Svezia una via d'uscita, affermando ora che Israele non chiede al governo di Stoccolma di scusarsi per l'articolo incriminato, ma di aspettarsi una condanna o almeno una pubblica presa di distanza dal suo contenuto.
Il clima resta comunque acceso. Il ministro delle finanze israeliano, Yuval Steinitz, ha affermato che l'articolo ricorda libelli antisemiti medievali, in cui gli ebrei venivano accusati di preparare il pane azzimo col sangue di bambini cristiani. Il portavoce del ministero degli esteri, Yigal Palmor, ha aggiunto che Israele non intende annullare la visita del ministro degli esteri svedese Carl Bildt, attesa tra una decina di giorni, ma che senza una soluzione della crisi una "pesante ombra" resterà sulle relazioni tra i due paesi.
Nell'aspra polemica è entrata anche la stampa israeliana, che dedica alla crisi ampio spazio, parlando perfino di "razzismo biondo" e di una politica di due pesi e due misure a Stoccolma. Si ricorda, a questo proposito, che nel 2006, in seguito alla pubblicazione di caricature ritenute offensive per i musulmani, il governo svedese si comportò ben diversamente, si affrettò a scusarsi con lo Yemen e anche a chiudere un sito internet di estrema destra. Il quotidiano Haaretz, pur attaccando il contenuto dell' articolo, definito "un esempio di pessimo giornalismo", rimprovera anche il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman, accusandolo di aver trasformato un articolo in un incidente internazionale, dandogli un peso esagerato e spingendo la Svezia "a uno scontro superfluo" con Israele.
(da “la Repubblica”, 23/8/2009)
Organi di giovani palestinesi uccisi nei Territori,
un legame con l'arresto negli Usa dei membri
di una banda, tra i quali alcuni rabbini,
accusati di traffico di organi umani: cosa c’è di vero?
Per ricordare lo scoppio della II guerra mondiale, “il manifesto” (“giornale comunista”) non trova di meglio che pubblicare un articolo di Guido Ambrosino sul “patto scellerato” Molotov-Ribbentrop, quasi fosse esso la causa della guerra.
L’articolo, senza un minimo di contestualizzazione storica, omette di citare ciò che precedette quel patto: gli anni di tentativi dell’URSS di avviare un’intesa antifascista con le democrazie europee (la politica gestita da Litvinov, poi rimosso non perché ebreo, come insinua Ambrosino, ma perché quella politica non aveva avuto buon esito e si decise di cambiarla: cfr. S. Pons, Stalin e la guerra inevitabile, Einaudi 1995); la sordità dei governi “democratici” a quelle offerte, il loro tentativo di orientare verso est l’aggressività nazista (come Hitler aveva teorizzato nel Mein Kampf), lo scellerato patto di Monaco che – quello sì – diede il “via libera” all’espansionismo nazista e dunque alla guerra.
L’URSS, conscia che sarebbe stata attaccata (magari su due fronti: Germania e Giappone), fu costretta all’accordo per rinviare l’evento e “guadagnare tempo cedendo spazio”; il patto le consentì di ricostruire lontano dai confini parte rilevante del suo apparato industriale e bellico, così da poter fare poi “terra bruciata” delle zone occidentali all’atto dell’invasione nazista (cfr. M. Dobb, Storia dell’economia sovietica, Ed. Riuniti 1976, pp. 336-40). Quanto ai protocolli segreti, nell’imminenza e inevitabilità della guerra essi servivano a creare una zona di sicurezza spostando a ovest i confini sovietici.
Certo, la cosa può apparire disdicevole e a farne le spese fu la Polonia, ma quello che era in atto era uno scontro mortale che riguardava l’intera umanità. Forse bisognerebbe pensare anche a questo, prima di tranciare giudizi morali (o moralistici) sull’“infamia” di Stalin.
Alexander Höbel
Il “patto scellerato “Molotov-Ribbentrop”
«Non vedo i miei due figli da 80 giorni». Padre separato in sciopero della fame
La denuncia di Virgilio Alpigiano, giornalista di Tivoli: «La mamma li ha portati via, non so più dove siano»
Il Cavaliere invita gli italiani a consumare di più? Detto fatto, al Senato consumano. Per le stanze della presidenza a Palazzo Giustiniani, ad esempio, hanno appena comprato 50 asciugamani deluxe. A 88 euro l’uno. Pari a tre giorni di cassa integrazione di un operaio metalmeccanico. Totale: 4.400 euro. Giorgio Napolitano, che giovedì aveva spronato tutti dicendo che «le istituzioni devono dare l’esempio» ha avuto la sua risposta.
Vi chiederete: ma di che materiale sono mai fatte, queste salviette per le mani, per costare una cifra che all’italiano medio appare spropositata? Sono di lino. E ricamate. Direte allora che sul sito e-bay.it si possono comprare asciugamani di lino e ricamati al prezzo di 29,99 per una confezione da sei e cioè a cinque euro l’uno, venti volte di meno. Per non parlare di quelle di spugna.
(da “la Repubblica”)
Si va di asciugamano...
La croce e il crocifisso
Un tema che in questi giorni occupa gran parte dei media, dalla carta stampata al video in numerosi dibattiti. Si fa un gran parlare di difesa delle radici cristiane dell'Europa, dell'Italia, qualcuno azzarda , della Costituzione della Repubblica. Si contrappone la difesa della laicità dello stato italiano.
Un gran vociare, come al solito in modo che non si capisca bene di cosa si tratta e i giovani non ne escono più illuminati di prima. Credo si debba partire da cosa é una croce e cosa il crocifisso. Della croce ne hanno fatto un grande uso gli antichi romani, ed altri prima di loro, l' hanno usata per mettere a morte ladri,farabutti,assassini, poi i politici (Spartaco e gli uomini che lo seguirono nel tentativo di liberarsi dalla schiavitù); nelle arene, per divertire le popolazioni, mettevano a morte condannati comuni e politici(in questo caso i cristiani) e infine Gesù con i due ladroni. I crocifissi invece sono coloro che sono morti sulla croce, uno strumento di morte. Successivamente grande uso della croce ne hanno fatto e ne fanno i cattolici, ai giorni d'oggi addirittura una inflazione.
Lo trovo indispensabile nelle chiese, sono la sua casa dove i fedeli lo ricordano e pregano, nelle stanze da letto dei credenti perché la sera, prima di prendere sonno, lo ringraziano e pregano ma non lo capisco in un'aula di tribunale dove si aggiustano processi, si mandano liberi criminali e a volte condannano innocenti. Neanche nelle scuole perché in quel luogo si dovrebbero insegnare le nefandezze della santa inquisizione, altro che radici cristiane, del Papa re, dei sei milioni di " streghe " bruciate in tutta Europa,la ghigliottina di mastro Titta, Targhini e Montarari e l'appoggio ai fascismi in tutta Europa. Dall'Italia di Mussolini alla Spagna di Franco, dal Portogallo di Salazar alla Germania di Hitler. Ogni soldato tedesco compresi quelli dei massacratori delle Ardeatine,S.Anna di Stazzema e di Marzabotto avevano impresso sulla fibbia delle loro cinture " Dio é con me " e nessuno ha protestato per questo, hanno provocato sessanta milioni di morti. Oggi,poi, abbiamo toccato il fondo. Proliferano su internet ,e non solo, film porno dove sono ben visibili crocifissi che sballottano tre le tette al ritmo cadenzato all' unisono con quello che batte sul petto dell'utilizzatore finale. Fa pena,inoltre, assistere alla difesa ad oltranza di qualche politica che quando si faceva ritrarre in completa nudità non pensava che stava offendendo quel Cristo morto sulla croce.
Quindi sarebbe meglio che tornasse nelle chiese, nelle stanze da letto e dei bambini dei credenti e con il Cristo ben visibile altrimenti la sola croce potrebbe rappresentare soltanto quello strumento di morte con il quale sono morti ladri e delinquenti.
Luciano Coletti
Caro Vittorio Zucconi, caro Giuseppe Smorto
perché “bucate” sempre notizie come queste, quando si tratta di condannare aggressioni, intimidazioni, violenza ai danni di chi porta avanti la difesa dei diritti e delle vite stesse del popolo palestinese?
Una notizia come questa sull’aggressione della polizia egiziana nei confronti dei manifestanti della Gaza Freedom March la si può trovare solo sul sito de “Il corriere della sera” on.line... (http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_31/cairo-feriti-italiani_6add1434-f602-11de-b347-00144f02aabe.shtml).
Complimenti e... sbrigatevi a pubblicare qualcosa in merito anche voi!!
Caro Zucconi, cara Repubblica...
Successivamente, la notizia è stata pubblicata anche da “repubblica” on line
Terminata la Gaza Freedom March è tempo di bilanci. Bilanci che tutto considerato non possono che essere positivi. Innanzitutto perché grazie alla decisione del governo egiziano – scellerata - di non farci passare dal suo territorio per raggiungere Gaza, la Marcia ha avuto una risonanza internazionale con una ricaduta mediatica in tutti i paesi del mondo, ad iniziare proprio dallo stesso Egitto e da gran parte delle nazioni arabe, per finire a noi, in Italia. Per qualche giorno si è parlato di Gaza, della Palestina, dell’occupazione israeliana. Ne hanno parlato anche coloro che normalmente eludono e ignorano queste notizie. Era questo uno degli obiettivi della Marcia e probabilmente neanche una sua riuscita avrebbe potuto dare voce alle giuste rivendicazioni del popolo di Palestina. Resta però il rammarico per non essere riusciti ad entrare in quella striscia di Palestina oramai da anni vittima di un assedio assassino e illegale. Una sconfitta che però potrà diventare un volano positivo se sapremo partendo da quanto successo al Cairo nei giorni scorsi indirizzare il nostro lavoro al fine di denunciare con incisività la criminale chiusura di Gaza. Un rammarico amplificato dal aver costatato sulla nostra pelle la violenza del potere egiziano, che ci ha riservato un trattamento pesantissimo. Una violenza ingiustificata, se si considera che la nostra sola richiesta era quella di poterci recare a Gaza, senza interferire nei problemi interni dell’Egitto. Una violenza che rappresenta una certificazione del carattere autoritario e dispotico del regime egiziano. Consentire il nostro passaggio sarebbe stata una cosa semplicemente normale, che però in un'area dove la normalità e la giustizia non sono di casa è diventata sovversiva. Il Cairo ha vietato la Marcia (fatto a dir poco singolare visto che si doveva svolgere in terra di Palestina, quindi altrove) e ha costretto circa mille e cinquecento pacifisti ad una sorta di arresto domiciliare collettivo nella capitale egiziana. Un accanimento che alla fine si è ritorto contro lo stesso governo egiziano, visto che anche la stampa locale, soggetta a pressioni fortissime da parte dei poteri forti del Paese, si è vista costretta a dare notizia degli scontri. L’esperienza egiziana però ci ha detto anche altro. Fra i tanti temi di discussione uno sicuramente merita particolare attenzione: quello delle contraddizioni presenti in molti stati arabi sulla questione Palestina. Tutti amici e fratelli a parole, ma pronti a pugnalare alle spalle questo popolo o ad utilizzarne a scopo propagandistico le sofferenze. Perchè non ci hanno fatto entrare a Gaza? Perchè il valico di Rafah invece di rappresentare un polmone di libertà per una popolazione stremata da un durissimo embargo rappresenta nei fatti una delle cinque porte della "prigione"? Abbiamo sentito e letto molte risposte a questo proposito. Innanzitutto i riferimenti ai rapporti internazionali con l'amministrazione statunitense e quelli con Israele stessa, che imporrebbero al governo dell'Egitto una severissima gestione del valico. L'altra settimana Netanyahu era in visita da Mubarak e sembra che fra i temi in agenda ci fosse quello della convocazione di un summit capace di mettere insieme i leader israeliani ed egiziani con il presidente dell'Anp Abu Mazen - anche lui al Cairo in quei giorni - allo scopo di riaprire un dialogo e normalizzare Gaza. C'è poi il timore che un valico permeabile consenta una saldatura fra l'opposizione dei Fratelli musulmani egiziani e il partito di Hamas che governa Gaza. Ma se questo era uno dei timori allora si spiegherebbe ancor meno l'aver bloccato la Marcia. Una delle conseguenze del non ingresso a Gaza dei 1500 pacifisti internazionali è stata la possibilità per Hamas di avere il monopolio delle manifestazioni che ad un anno di distanza hanno ricordato il bombardamento da parte di Israele. Infine fra i possibile motivi del divieto di attraversare Rafah si adombra quello di impedire che i riflettori illuminassero un tema che in questi giorni fa molto discutere la popolazione egiziana e in generale del mondo arabo: la denuncia della costruzione di una barriera metallica capace di mettere fine a quei valichi alternativi rappresentati dai numerosi tunnel che collegano l'Egitto con Gaza. Per concludere due parole su Hamas e sulla frattura che da anni oramai si è consumata dentro il campo palestinese. Hamas quattro anni fa ha vinto elezioni da tutti considerate valide, era ed è giusto che a questa forza venisse consentito di governare senza ingerenze e senza boicottaggi internazionali. Così non è stato, fin dai primi mesi. E le responsabilità non possono essere ricercate solo in Israele o negli Stati Uniti. Molte anche le complicità di una parte dell’apparato dell’Anp, che probabilmente temeva di perdere parte dei privilegi che aveva goduto fino a quel momento. Da qui l’amplificarsi delle differenze dentro la resistenza palestinese fino ad arrivare ai drammatici scontri di Gaza e alla cacciata di quanti erano fedeli al presidente dell’Ano Abu Mazen. Da allora molte denuncie, da un campo e dall’altro. Una situazione speculare dove a Gaza sono perseguitati i militanti di Fatah mentre in Cisgiordania lo sono quelli di Hamas. Una situazione che indebolisce la resistenza palestinese e frena la solidarietà internazionale. Detto questo sarebbe sbagliato tacere quanto sta avvenendo a Gaza. Ovvero una progressiva islamizzazione forzata della società: l’alcool introvabile e le persecuzioni verso chi ne fa uso, il divieto alle donne di andare dietro i motorini (oggi il mezzo di trasporto più diffuso a Gaza), l’obbligo anche se non codificato per le studentesse di coprirsi i capelli… un elenco purtroppo lungo. Tutto questo mentre la sinistra e i partiti progressisti palestinesi vivono una crisi sempre più pesante e non riescono a presentarsi al loro popolo come una credibile terza via fra Fatah e Hamas. La Freedom Gaza March ha attraversato anche questi temi, voleva entrare in queste dinamiche non per giudicarle ma per confrontarsi con loro. Ma il governo dell’Egitto non ce lo ha permesso. Mubarak con la sua scelta di chiusura nei nostri confronti ha voluto sigillare non solo Gaza ma anche le nostre coscienze. Non dobbiamo arrenderci. La marcia… continua.
Maurizio Musolino, responsabile Medio Oriente Pdci
Ma quale stato laico... se persino in un reality show che va in onda su un'emittente italiana, dire per sbaglio una bestemmia genera espulsioni e trattamenti riscontrabili solo tra gli appestati de "I promessi sposi"... E che dire degli altri insulti che si sentono in tv, e non solo in questo stesso reality, ma anche negli altri programmi tv?
Senza citare le altre volgarità, le scene di sesso che vanno in onda nelle fasce protette (e i bambini?), gli ospiti e/o commentatori coinvolti in indagini per comportamenti alquanto miserevoli e infamanti... non sarebbe anche in questo caso - come per la bestemmia - un atteggiamento offensivo per taluni?
Ma siamo uno stato laico, e tutto questo è permesso!
Lorenzo Soriano
Grande Fratello... anche dai reality
si capisce quant’è laico il Belpaese!
Dal 1950 gli Stati Uniti sono perennemente in guerra con qualcuno, preventiva, immediata o a scoppio ritardato in ogni angolo della terra ci sono tombe di inermi cittadini assassinati dalle rappresaglie Usa.
Eccoci di nuovo, il premio Nobel per la pace, il democratico Barack Obama, il nuovo, il nero, il salvatore del popolo più povero, indifeso manda a morire e ad uccidere proprio quella parte di popolo che diceva di difendere.
Con buona pace dei repubblicani e democratici di casa nostra. Come Bush padre e Bush figlio, non è cambiato niente.
Luciano Coletti
A proposito di guerre e premi Nobel
AGRIGENTO - L'arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro non celebrerà i funerali di Marianna e Chiara Pia Bellavia, le due sorelle di 14 e 4 anni morte sabato mattina in seguito al crollo della loro casa a Favara. La scelta è in polemica contro le istituzioni che non sarebbero state in grado di prevenire la tragedia.
Già all'indomani dell'alluvione di Giampilieri, l'arcivescovo aveva avvertito che non avrebbe celebrato i funerali di eventuali vittime di "disastri annunciati". "Domani mattina, per i funerali, il mio posto sarà tra la gente di Favara", fa sapere in una nota. "Con loro pregherò per Marianna, per la piccola Chiara e per i loro genitori Giuseppe e Giuseppina e per il piccolo Giovanni". Per l'arcivescovo si tratta di un gesto di "solidarietà verso la famiglia Bellavia", oltre che di coerenza con quanto già affermato dopo l'alluvione di Messina.
In quell'occasione, infatti, l'arcivescovo aveva scritto al responsabile della Protezione Civile, Giudo Bertolaso, poche ma chiarissime parole: "Chiedo anche al Signore che non arrivi mai il momento di dovermi rifiutare di celebrare funerali 'previsti' o 'preannunciati', perché quel giorno, se mai dovesse arrivare, il mio posto - da agrigentino - sarà tra la nostra gente a pregare". Parole che, purtroppo, si sono trasformate in realtà.
(da Repubblica.it)
Controlli Asl sulla sicurezza del lavoro alla ThyssenKrupp nei mesi che precedettero la tragedia del 6 dicembre 2007: un altro mistero si affaccia. La procura ha chiesto i verbali di ispezione agli autori. Ne ha ricevuto soltanto una parte. Li ha richiesti inutilmente e si è convinta che siano stati fatti sparire. Ne è la riprova l’accusa di «soppressione di atti» formalizzata nei confronti di alcuni componenti dell’équipe (lo Spresal) che effettuò quei controlli riscontrando solo una parte delle violazioni evidenziate da un altro settore Asl la settimana successiva al rogo.
L’altro nuovo reato addebitato loro dai pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Taverso è il falso. E, nel caso di un sopralluogo, la medesima contestazione è mossa ad alcuni «in concorso» con Cosimo Cafueri, l’ex responsabile della sicurezza nello stabilimento torinese di ThyssenKrupp. Funzionario che, per come avrebbe svolto il proprio ruolo, si è ritrovato imputato in Corte d’assise e indagato dagli stessi magistrati anche per aver istigato ex dipendenti dell’azienda a rendere false testimonianze in aula.
Con la comparsa in procura ieri di due ispettori Spresal, insieme ai loro legali, è trapelata anche l’altra serissima accusa contestata a un’altra parte dei 5 sotto inchiesta: l’aver «cagionato» un incidente sul lavoro, nel corso del 2006, per non aver riscontrato le violazioni alla sicurezza a causa delle quali un operaio si infortunò ed ebbe oltre 40 giorni di prognosi. Per la procura la prova dell’illecito consiste nelle prescrizioni impartite all’azienda da alcuni ispettori solo dopo l’incidente sul lavoro. Costoro rispondono di lesioni colpose in concorso con l’ex direttore dello stabilimento torinese (Raffaele Salerno, pure lui imputato in Corte d’Assise) e con il suo vecchio vice Andrea Cortazzi. Un altro ex dirigente che per Guariniello ha reso una falsa testimonianza per il processo principale. La Guardia di Finanza ha pedinato e fotografato alcuni funzionari che s’incontravano con operai in locali pubblici alla vigilia delle loro deposizioni in aula.
Sinora era trapelato soltanto che l’ex dirigente Spresal, un ingegnere e tre ispettori (per una quarta cadrebbe ogni accusa) erano stati indagati dai pm per abuso d’ufficio. Da mesi se ne conosce l’identità: Gianni Buratti, il medico che dirigeva il servizio, ora in pensione; Carmelo Baeli, ingegnere; Ugo Moratti, Francesco Novello e Antonino Barone, ispettori. Le nuove accuse riguardano solo alcuni. Ieri Baeli si è chiamato fuori. Buratti, invece, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Per gli altri la convocazione in procura è imminente.
(da lastampa.it)
I verbali Thyssen
sono spariti
dagli archivi dell’Asl
MILANO - Tremila acquiloni nel cielo per ricordare le vittime dell'offensiva israeliana legata all'operazione «piombo fuso», che ha causato 1.400 vittime palestinesi in 22 giorni. Un quarto dei morti era rappresentato da bambini. Tra i caduti, anche 13 israeliani. Anna Maria Selini era sulla spiaggia di Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza, al confine con il valico israeliano. E ha filmato questo messaggio senza precedenti, assieme a scene di vita quotidiana in una regione dilaniata dagli attacchi dell'esercito israeliano e sotto stretto isolamento ormai dal giugno del 2007. Il suo video-racconto andrà in onda martedì sera in due reportage («Gli aquiloni di Gaza» e «Gaza: guerra all'informazione») alle 21.10 su Current Tv (canale 130 di Sky, oppure http://current.com/). La trasmissione rientra nell'ambito di uno speciale in quattro puntate, il Vanguard Human Rights, su controversi casi di violazione dei diritti umani. Propone immagini e testimonianze uniche raccolte, a più riprese, subito dopo la fine delle manovre di «Piombo Fuso», ultima campagna militare delle Forze armate israeliane nella Striscia di Gaza, i cui confini sono sotto stretta sorveglianza dall'estate 2007. Da allora per i giornalisti stranieri e israeliani è stato impossibile accedere ai territori per raccontare in prima persona quanto stesse avvenendo. Gli unici a poter raccontare la guerra, mentre i palazzi dei media venivano bombardato, sono stati i cameramen e i reporter palestinesi, gli stessi che hanno rilanciato le immagini dell'operazione «Piombo fuso» al resto delle televisioni del mondo. Anna Maria Selini ha parlato con i suoi colleghi palestinesi e anche con Yehuda Shaul, fondatore di «Breaking the silence», l'associazione che riunisce i soldati israeliani che hanno confessato crimini di guerra. Sono questi i temi di fondo della puntata ideata e prodotta da Davide Scalenghe che conduce da studio. Grazie al lavoro di Anna Maria Selini, le telecamere di Current sono arrivate in quelle zone di Gaza dove il governo di Gerusalemme ha imposto il divieto d’entrata. Un complesso e delicato lavoro in immagini che si sofferma e analizza i diritti negati all’infanzia e il diritto negato all’informazione. A Gaza la libertà di movimento, il diritto all'istruzione, alla sanità e all'infanzia sono come gli aquiloni liberati nel cielo, il 31 luglio 2009 da tremila bambini della Striscia: speranze di carta appese ad un filo sempre più sottile.
(da corriere.it)
Il governo italiano, con la recente visita del premier Berlusconi in Israele, ha reso il nostro paese complice dell’oppressione del popolo palestinese e delle possibili escalation di guerra israeliana in Medio Oriente.
L’Italia sta fornendo ufficialmente armamenti, investimenti economici, collaborazioni scientifiche al governo israeliano condannato dalle istituzioni internazionali per la costruzione del Muro di segregazione, per i crimini di guerra a Gaza e l’occupazione coloniale dei Territori Palestinesi. Noi, in quanto cittadini italiani, non accettiamo di essere considerati complici di questa politica di oppressione e di guerra. Per questi motivi, chiediamo la revoca degli accordi militari, commerciali, scientifici, culturali tra le istituzioni italiane e quelle israeliane, chiediamo la revoca della partecipazione italiana ed europea al vergognoso embargo contro la popolazione palestinese di Gaza ormai da quattro anni sotto assedio, non c’è pace duratura senza giustizia
Per le adesioni all’appello “Non in nostro nome” scrivete a: noninostronome@libero.it
Il caso di Renata Polverini conferma la teoria di Beppe Grillo: internet è spietato. Puoi mentire persino al notaio, come ha fatto la leader del sindacato Ugl per evadere le tasse, ma non puoi mentire alla rete.
È impressionante la lettura del sito www.renatapolverini.it. Sono tantissimi i commenti al blog (ne riportiamo tre, ma sono almeno dieci volte di più) di persone comuni che scrivono per chiedere conto al candidato delle notizie pubblicate dal Fatto Quotidiano. Il caso dovrebbe essere studiato nelle scuole di comunicazione. L´apertura al web doveva essere la carta vincente della campagna obamiana della sindacalista di destra prestata alla politica. Purtroppo, alla vigilia dell´inaugurazione del sito, è uscita l´inchiesta del nostro giornale: Renata Polverini ha comprato a prezzo stracciato dallo Ior nel dicembre del 2002 (272 mila euro per sei stanze tre bagni e due box vicino all´Aventino) e non soddisfatta dell´affarone ha anche mentito al notaio per avere l´agevolazione prima casa e pagareil 3 per cento di tasse invece del 10. La sindacalista, infatti, aveva già comprato 9 mesi prima un´altra casa dall´Inpdap , a un prezzo ancora più basso: 148mila euro per sette vani catastali e un box al Torrino, vicino all’Eur. Oggi siamo in grado di aggiungere un dato: anche sull´acquisto di quella prima casa dall´Inpdap c´è qualcosa che non va.
Almeno dal punto di vista etico-politico. Renata Polverini compra con lo sconto in qualità di inquilina dell’Inpdap ma è costretta a fare una donazione alla mamma di un´altra casa che aveva già comprato nel 2001, perché altrimenti non avrebbe avuto diritto a comprare con lo sconto. Anzi non avrebbe avuto diritto proprio a quella casa che sarebbe così rimasta nel patrimonio dell´ente che ne avrebbe tratto molti più soldi mettendola all´asta. La storia della casa dell´ Inpdap è poco chiara dall´inizio. Dopo lo scandalo Affittopoli , il ministro Tiziano Treu nel 1997 aveva emanato una circolare vincolante. Le case in affitto dovevano andare prima a poveri, handicappati, sfrattati, militari e giovani coppie. Non è chiaro come abbia fatto Renata Polverini ad avere quella casa.
Lo abbiamo chiesto al presidente dell´ente, Paolo Crescimbeni , ex consigliere regionale umbro di An (stessa area della candidata). Ovviamente non ci ha risposto, seguendo l´esempio di Renata Polverini, alla quale abbiamo chiesto ripetutamente un´intervista. Inutilmente.
Eppure sono molte le cose da spiegare: dall´evasione fiscale all´affitto dall’Inpdap. Il silenzio è aiutato dall´atteggiamento della stampa. Tutti tacciono. Compreso Il Giornale di Vittorio Feltri e Libero di Maurizio Belpietro. Erano stati i protagonisti di Affittopoli quando bisognava stanare dai loro appartamenti Massimo D´Alema e Franco Marini. Ora scoprono una politica-sindacalista furbissima che ha dribblato tutti ottenendo una casa con lo sconto e poi ne ha presa una seconda dichiarando il falso per non pagare le tasse. E loro muti. Ma tra i lettori ci sono molte persone che hanno lavorato una vita per comprare la casa e pagare le tasse. Per fortuna ci sono i blog.
(da il Fatto Quotidiano del 30 gennaio)
MILANO - Una protesta a L'Aquila alla luce dell'inchiesta sulle tangenti sugli appalti per il G8 che vede coinvolto anche il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Gli aquilani si sono ritrovati in piazza con cartelli con scritto «Io non ridevo» e «Riprendiamoci la nostra citta» in segno di protesta alla luce delle intercettazioni divulgate negli ultimi giorni relative all'inchiesta fiorentina, ed hanno forzato un posto di blocco all'altezza dei Quattro cantoni, nel cuore della zona rossa, per entrare a Piazza Palazzo, considerata inaccessibile. Le forze dell'ordine, dalla polizia all'Esercito, hanno provato a impedire ai manifestanti, circa 300, di varcare le barricate della zona rossa, ma è stato inutile: al primo tentativo di forzare i blocchi, le persone preposte al posto di guardia hanno preferito lasciar defluire la gente onde evitare disordini. Così i manifestanti hanno raggiunto piazza Palazzo, la stessa in cui un mese fa era stato celebrato un Consiglio comunale tra cumuli di macerie. Gli stessi cumuli su cui una decina di persone sono salite, rivendicando la propria rabbia per non avere più a disposizione la loro città. Simbolicamente ogni persona ha preso con sè una pietra da quelle macerie residue dai crolli del terremoto di Aprile. «Non possono portarci via 700 anni di storia - ha commentato Giusi Pitari, tra i manifestanti - è ora di riprenderci la nostra città, siamo indignati - ha proseguito - anche di fronte all'assenza dei nostri rappresentanti istituzionali». (Fonte: Ansa)
«Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale.
La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo.
Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare».
Elsa Morante
Opere, vol. I, Mondadori (Meridiani), Milano 1988, L-LII.
Post Scriptum:
Qualunque cosa abbiate pensato, sappiate che il testo è del 1945 e si riferisce a Mussolini
Un «segno preoccupante»: così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha commentato la vittoria registrata in Olanda da forze come quella di Geert Wilders che hanno una caratterizzazione xenofoba e puntano a una nazionalizzazione delle loro politiche rispetto all'Europa.
Che fortuna avere un presidente della Repubblica attento e vigile per quanto sta accadendo in Olanda, possiamo stare tranquilli, nel "suo" Paese è tutto normale, tranquillo nulla di preoccupante, abbiamo infatti la destra più cialtrona d'Europa, eversiva, artefice di una giustizia ad personam per il cialtrone in capo . Forse è vero che in Olanda sia preoccupante l'affermazione della destra ma non si sarebbe sognato nessuno di firmare un imbroglio antidemocratico e anticostituzionale come è avvenuto da noi.
La Cei: "altamente scorretto" cambiare le regole in corsa. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente per gli Affari Giuridici della Cei, intervistato da Radio Vaticana critica gli ultimi sviluppi del pasticcio liste. «La democrazia è una bella forma di partecipazione della gente della vita pubblica, ma è una realtà fragile, che ha bisogno di essere sostenuta e accompagnata da norme e regole, perché altrimenti non riusciamo più a orientarci - ha detto monsignor Mogavero - Se dovesse essere frutto dell’arbitrio di qualcuno o se dovesse essere improvvisata ogni giorno, mancherebbe la ricerca dei rapporti, del diritto e delle prospettive. Le regole non sono un aspetto accidentale del vivere insieme, ma dettano il binario su cui incamminarsi per poter finalizzare la democrazia».
È altamente scorretto
cambiare le regole in corsa
Nella Striscia di Gaza
attraversando le contraddizioni
AUGURI
ZACCARIA!
Il caso di Renata Polverini fa scandalo
sul web nel silenzio della politica
L’Aquila, corteo nella “Zona rossa”
I cartelli con scritto “Io non ridevo”
“Il capo del governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti...”
Strane similitudini
Palestina, la guerra che non avete mai visto
Le telecamere di Current tv nella Striscia
di Gaza durante l’operazione “Piombo fuso”
Non in nostro nome!
Napolitano: «Olanda, segno preoccupante
l’affermazione della destra xenofoba»
Crollo di Favara (Ag),
il vescovo non celebra i funerali
La prima volta
È la prima volta da quando è nata la Associazione che ci occupiamo della campagna elettorale e lo facciamo perché è un momento pericoloso per le sorti democratiche del nostro Paese. Nella storia d’Italia (e non solo) vi furono altri periodi bui ma mai la sinistra è stata così debole e questo espone in maniera rischiosa tutti i democratici, perché non c’è più il grande PCI e non vi sono neanche più quei giganti che erano i suoi dirigenti, visto che oggi ognuno cura il proprio orticello.
La nostra Associazione è dedicata a Palmiro Togliatti, il quale per sconfiggere il nazifascismo si alleò anche con i monarchici e in quell’alleanza non vi erano certo persone migliori della Bonino, ma in quel momento si era però tutti uniti nel combattere il fascismo, infatti il popolo e i militanti usarono tutta la propria intelligenza.
Che cosa si otterrà non andando a votare come qualche compagno/a dichiara? Si fa davvero un dispetto alla Bonino o si fa un piacere invece ai fascisti berlusconiani? Questi compagni/e devono sapere che per la Bonino già l’essere stata designata come candidata del centrosinistra rappresenta una vittoria e per questo i radicali vivranno di rendita i prossimi anni. Alla Bonino quanto importa davvero vincere nel Lazio?
Purtroppo per i comunisti e per la sinistra invece la vittoria nel Lazio è cosa strategica per la democrazia e per il proprio riscatto.
Pensiamo che questa volta si debba usare l’intelligenza e, se necessario, turarsi il naso anche questa volta, sapendo che in politica non vi sono scorciatoie, per avere altri candidati bisogna inevitabilmente rafforzarsi e astenendosi dal voto si fa un favore a tutti quelli che vogliono che la democrazia e la sinistra siano ancora più deboli. La Sinistra tutta deve non perdere posizioni elettorali per il suo futuro e per il suo riscatto.
Non capire ciò è infantilismo politico! La nostra associazione preoccupata per l’astensione di sinistra invita per la prima vota tutti a votare per i partiti della sinistra, perché così si difende meglio sia la Carta costituzionale, sia chi lotta per affermare i valori della Resistenza e dell’antifascismo, sia chi difende lo stato sociale, i diritti dei ceti deboli. Non si può abbandonare a se stesso il mondo del lavoro. Ricordiamo a chi lo avesse dimenticato che il partito è uno strumento della classe operaia e lavoratrice.
Abbiamo notato tutti che nell’altro schieramento politico vi sono i peggiori tra i palazzinari, dei clericali del Vaticano, e gli altri poteri forti del Lazio. O forse non è vero? Se la Bonino perde, Berlusconi che tutti vogliamo mandare a casa sarà indebolito o rafforzato?
Avanti dunque andiamo tutti a votare esercitando il nostro diritto in maniera positiva e per la nostra associazione nessun voto deve essere sprecato.
Vi invitiamo a votare, non essendo un partito, per una qualsiasi lista collegata con la Bonino, ma se ci permettete votare per la sinistra o per i comunisti per noi “togliattiani” è sempre meglio.
Vi suggeriamo per chi vuole dare con il voto la preferenza al membro dell’Associazione Culturale “Il Migliore” Marco Possanzini Laureando in Ingegneria Meccanica candidato con la lista “Sinistra ecologia e Libertà”
Con il voto potrà ritornare la primavera con l’astensione certamente No!
Il documento approvato dal Parlamento europeo contro Cuba è vergognoso. L’europarlamento ha colto l’occasione della morte in carcere, per una polmonite, di un detenuto arrestato per atti di criminalità ordinaria e che successivamente è stato avvicinato e usato dalla cosiddetta “dissidenza” dietro compensi in denaro, elargiti anche alla madre. Chiediamo a questo punto che la stessa risoluzione di condanna che è stata proposta contro Cuba, venga indirizzata all'Italia visto che dall'inizio dell'anno nelle carceri italiane sono morte 13 persone. 66 suicidi, 160 morti di carcere nel 2009: quanti di loro erano innocenti? E vogliamo parlare dei 13 morti del 2010?
In queste occasioni si possono verificare le posizioni dei vari partiti, giornali e personale politico. E' triste accorgersi che quanti strombazzano la loro appartenenza politica a sinistra si ritrovino d'accordo con l'enorme melassa borghese. Tutto cambi perché nulla cambi. Spesso i primi della classe ad attaccare,guarda caso i paesi ritenuti canaglia dagli Stati Uniti, Cuba, Cina, Corea del Nord, Vietnam ecc. Il TG 3 Rai per tre, quattro volte al giorno ci propina informazioni da New York tramite l'inviata fissa la quale ci racconta perfino quello che ha mangiato a cena Obama e la crescita delle piante di pomodoro messe a dimora dalla moglie nei giardini della Casa Bianca. Oro colato. Il luccichio dell'oro che riluce. La verità invece dobbiamo cercarla su internet per sapere degli scioperi le manifestazioni e le dure repressioni della Guardia Nazionale in assetto da guerra negli Stati Uniti. Per la nostra biondona riluce tutto l'oro di Manhattan. Abbiamo fatto manifestazioni per la libertà di stampa per la libertà di informazione bene vorremmo avere anche un inviato, magari saltuario, a Cuba, in Cina, Hanoi e Ventiane che ci informasse direttamente della vita in questi paesi e i loro popoli e non doverle apprenderle dalla stampa nordamericana certamente ostile e naturalmente canaglia agli occhi di quelle popolazioni e i loro dirigenti. Vado spesso a Cuba e all'Avana ho potuto vedere, più volte le madri in bianco, per qualche anno, sempre venti,venticinque persone, sfilano silenziose con dei fiori in mano e si recano in una chiesa cattolica per poi sciogliersi. Questa volta guarda caso,hanno operato una scalata, mi piace scriverlo in italiano, naturalmente non ci vuole molto a capire da chi sono state organizzate, durante la loro processione hanno gridato slogan contro il Governo, contro lo Stato nato dalla grande rivoluzione del popolo contro la dittatura filo statunitense di Batista e difesa nell'aggressione della CIA a Baja Giron (Baia dei Porci). Il popolo, quei combattenti per la libertà e i discepoli di quei straordinari eventi non hanno gradito che si mettesse in discussione la Società socialista conquistata e difesa negli ultimi cinquanta Anni dagli attacchi della CIA e l'odioso embargo economico che colpisce la popolazione. C'è stato l'intervento della polizia composto di donne disarmate che hanno provveduto a portarle via con dei bus. Le immagini del telegiornale erano chiare. Le hanno portate nelle loro case non alla scuola Diaz o le caserme di Genova. Nessuna ha fatto la fine di Giuseppe Uva o Stefano Cucchi.
Una riflessione mi preme fare, gli Stati, dichiarati canaglia, dagli Stati Uniti hanno una cosa in comune forse un crimine, hanno tutti, per legge la sanità l'istruzione gratuita e lavoro per tutti alfabetizzazione completata e la mortalità infantile azzerata. Visto quanto stia faticando Barack Obama per estendere la sanità a Quarantacinque milioni di suoi cittadini, Quattro volte la popolazione di Cuba si può comprendere perchè sono considerati canaglia specialmente dalle case farmaceutiche e compagnie assicurative occidentali.
Luciano Coletti
Informazione e libertà di stampa
Consulta, conclusa l'udienza sui matrimoni gay
È terminata intorno alle 11 l'udienza presso la Corte costituzionale sul procedimento nel quale tre coppie omosessuali contestano la impossibilità di sposarsi come illegittima e in contrasto con la Carta fondamentale. I giudici, che potrebbero esprimersi già oggi, stanno valutando se ammettere nel procedimento l'associazione radicale Certi diritti, che si è costituita come interveniente.
Il procedimento è nato dalla richiesta, avanzata da alcune coppie omosessuali, di pubblicazione di matrimonio all'ufficiale dello stato civile del Comune. Si tratta di due coppie di Trento, Enrico Oliari e Lorenzo Longhi e Emanuela Zambotti e Michela Ossanna, e di una di Venezia, Galliano Mariani e Sergio Gallozzi. Il percorso giuridico è stato analogo: le coppie hanno chiesto al Comune di officiare il matrimonio con rito civile e poi hanno impugnato presso il Tribunale il rifiuto dell'amministrazione. Mentre il Tribunale di Venezia ha rimandato immediatamente la questione alla Corte costituzionale, quello di Trento ha confermato il provvedimento del Comune. È stato poi solo in secondo grado, che la Corte d'appello ha deciso di rimandare la questione alla Consulta.
Nella cattolicissima Italia puoi sposare tranquillamente un pedofilo purchè non sia prete - un mafioso - una escort ( una volta si chiamavano prostitute) - un tangentista - un corruttore anche un corrotto perfino Izzo massacratore del Circeo. Ma un gay no. Mai. - Ama il prossimo tuo come te stesso- Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te- Non rubare- Non dire falsa testimonianza- Non desiderare la donna d'altri- magari l'uomo si- Non commettere atti impuri (Neanche con le escort)- Dove abbiamo sentito queste cose? Chissà quante volte le avrà ripetute il Cardinale Bagnasco il quale oggi tira la volata, elettorale, a personaggi che hanno fatto una collezione di quei peccati. L'importante che siano contro l'aborto, il divorzio e matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il mondo cattolico non crede più alla befana attenti ad allontanarlo anche dalla chiesa.
Luciano Coletti
Matrimoni gay, pedofili e mondo cattolico: dove va la Chiesa?
Per Bagnasco e i vescovi italiani il problema non sono i preti pedofili ma l’aborto
La politica della chiesa cattolica, da 2000 anni è quella dei piedi in due staffe, quando non sono tre e oltre. Loro stanno con tutti e da per tutto poi chi vince vince loro hanno vinto, loro c'erano, come direbbe Casini.
Da sempre le autorità vaticane sono a fianco del potere, quando non lo erano loro direttamente- il potere temporale del papa re- hanno appoggiato le peggiori dittature in Europa, America latina, ovunque. Ci sono preti, sacerdoti nelle sfere più basse della gerarchia anch'essi sparpagliati nei mille rivoli della politica e la società civile. Sacerdoti, persone che hanno lasciato un segno positivo nella storia passata e recente da quelli che presero parte ai moti per l'unità d'Italia a quelli che hanno contribuito al riscatto del popolo italiano, con tributo di sangue, per la cacciata dei fascisti e nazisti liberando il nostro Paese.
Come non ricordare, Don Morosini, Don Minzoni, la suora vigliaccamente assassinata da un nazista perchè assisteva un ferito nella battaglia di P. S. Paolo l'8 Settembre 43, e le centinaia di parroci di piccole comunità rimasti vicino al loro popolo ai loro fedeli e quanti furono massacrati insieme ai loro parrocchiani nelle stragi di S.Anna di Stazzema, Marzabotto, Vallucciole ed altre rimaste nella memoria collettiva delle popolazioni.
Altri, per fortuna pochi e nessuno passato alla storia, benedivano i gagliardetti e le baionette dei criminali della decima mas, la banda Carità, della Ettore Muti ed altre sigle funeste nonchè dei reparti nazisti convinti cattolici. In ogni epoca, in ogni situazione la chiesa c'era e da entrambe le parti come oggi il Cardinale Bagnasco ma non solo lui tutto il parlamentino dei vescovi, si sono collocati apertamente con Berlusconi e quindi avallando tutta la sua politica populista mentre sacerdoti come Don Gallo Don Ciotti Don Vitaliano della Sala per citarne alcuni naturalmente lontani dalle alte sfere, quelle che determinano la politica vaticana, sono con il popolo nel popolo insieme al popolo di lavoratori, precari, disoccupati, cassaintegrati e tutte le donne che per motivi vari sono costrette ad usufruire di una legge che consente loro l'interruzione della gravidanza, una legge che ha fatto giustizia di una disuguaglianza che esisteva prima, le donne ricche, abbienti usufruivano di quella francese ed altri Paesi più civili di Europa.
Le donne italiane, atee, cattoliche e di altre confessioni sanno benissimo sulla loro pelle che la legge sull'aborto insieme a quella sul divorzio, rappresentano un passo avanti sulla faticosa strada per portare il nostro Paese tra quelli civili d'Europa.
E se il Vaticano, la chiesa cattolica si schiera a destra, dove convivono mafiosi, escort - una volta le chiamavano prostitute-,utilizzatori finali che contravvengono palesemente ad una serie di comandamenti cattolici, a corrotti e corruttori, politici e imprenditori tangentisti, omofobi e razzisti e ladri delle risorse pagate dal popolo con tasse destinate alla collettività sarà compito dei cattolici sani, onesti, veri credenti in Cristo e alle sue leggi liberare oltre il nostro Paese dalla cancrena berlusconiana il Vaticano da un corpo politico che invece di cacciare dal tempio i mercanti li facilitano ad espandersi come una cancrena nel Mondo. Se la destra, il berlusconismo dovesse perdere le elezioni Bagnasco rimarrà al suo posto grazie al fatto che ci sono i Don Ciotti i don Gallo e tutti quei sacerdoti che credono sinceramente nel loro Signore.
Luciano Coletti
Cattolici e pedofilia
Ricordo i manifesti della DC e dell’Azione cattolica negli anni fine ‘40 e ‘50 dove i comunisti, raffigurati come orchi, mangiavano i bambini: in uno di essi un bolscevico imbrattato di sangue, azzannava un coscio di bambino.
Vinsero le elezioni. Il popolo era attento alla salvezza, alla protezione dei bambini. Ora penso chissà quanti bambini e bambine venivano molestati all'ombra di quei manifesti.
Quanti genitori mandavano tranquillamente negli oratori,nei ritiri per la comunione i loro figli per salvarli dai comunisti cattivi.
Nessuno, mai, ha potuto testimoniare di aver visto un bambino mangiato mentre ormai da tutto il Mondo arrivano testimonianze di bimbi molestati da preti cattolici pedofili.
Di altre confessioni no come mai? Probabilmente perché hanno la possibilità di prendere moglie e "crescete e moltiplicate" hanno dei figli da difendere, amare e crescere in un ambiente sano lontano dai preti cattolici pederasti e pedofili.
Ma dare moglie ai preti significa prosciugare le ricchezze del Vaticano, pensate agli stipendi, assegni familiari alloggi per vivere alla sanità e istruzione gratuita alla immancabile nascita di un sindacato dei preti alle pensioni le tasse, ecc.
Tutti problemi seri che ogni stato civile si trova a gestire. E pensare che un comunista ebbe a dire "Le religioni sono l'oppio dei popoli. Liberiamoci da questa droga che ammorba l'aria che respiriamo che mina alle basi del nostro vivere civile che distrugge la felicità di tante famiglie, tanto care quando servono per prendere voti”. Con la fine delle ideologie non è morto nessuno sono convinto che non accadrebbe neanche con la fine delle religioni, specialmente quella cattolica.
Il Paradiso e l'Inferno sono sulla terra, ne sanno qualcosa i ragazzi molestati e i loro genitori che non arrivano alla terza settimana del mese.
E qualcun altro ancora meno.
Luciano Coletti
Il direttore scientifico dell'Irccs di via Ripamonti riassume la sua missione: "Vorremmo introdurre una quantità di innovazioni che spazzi via la vecchia cultura ospedaliera del passato.
L'ospedale deve essere innanzitutto parte della comunità. Il paziente si deve sentire quasi a casa propria". Comfort degno di un albergo a più stelle. Stanze singole, tutte con bagno. Porte sempre aperte ai parenti, fumo bandito già al cancello d'ingresso e dieta rigorosamente 'verde'.
L'oncologo Umberto Veronesi ripropone la sua idea di ospedale modello, ma punta 'la lente' sul piatto dei malati e lancia una proposta in più: "Noi vorremmo che i nostri pazienti diventassero tutti vegetariani", perché "questo istituto deve avere anche una funzione educativa" e "dobbiamo dare anche l'esempio di una giusta alimentazione". Parlando ai giornalisti, oggi a margine delle celebrazioni per il 'raddoppio' dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano e l'inaugurazione dell'Ieo 2-Day Center, il direttore scientifico dell'Irccs di via Ripamonti riassume la sua missione: "Vorremmo introdurre una quantità di innovazioni che spazzi via la vecchia cultura ospedaliera del passato. L'ospedale - sostiene l'ex ministro della Sanità - deve essere innanzitutto parte della comunità. Il paziente si deve sentire quasi a casa propria" e deve avere un'assistenza alberghiera di altissimo livello. "Deve avere i parenti tutto il giorno con lui per rincuorarlo, per aiutarlo", precisa. E ancora: "Deve avere una camera singola solo per lui.
Perché se nessuno andrebbe in un albergo a dormire con uno sconosciuto, non vedo perché un malato debba dormire con persone che non conosce e che possono anche volere una privacy per confidarsi con i propri familiari". Tutte le camere devono essere "con bagno", l'alimentazione "buona e sana" e l'intera area dell'ospedale deve essere no-smoking. "Qui all'Ieo - ricorda - è proibito fumare in tutta l'area delimitata dal recinto esterno". L'Ieo 2, che sorge di fronte all'Ieo e sarà operativo dagli inizi di aprile, punta a garantire percorsi super-rapidi per i malati di cancro. "Dalla diagnosi al trattamento in un giorno, massimo due o tre". Il nuovo Day Center "materializza e rende concreta un'idea di medicina che coltiviamo da molti anni", dice Veronesi. I progressi in prevenzione, diagnosi precoce e terapia "hanno cambiato volto alla cura del cancro, rendendola più efficace e più attenta alla qualità di vita del malato". Ma "ora anche l'ospedale deve cambiare", avverte l'ex ministro della Sanità. Il luogo di cura del futuro "deve proiettarsi verso la popolazione e organizzarsi per una medicina sempre più preventiva" e su misura, "orientata alle caratteristiche e ai bisogni della persona. Il nuovo ospedale deve essere più umano, più accogliente per chi varca le sue soglie con un carico di ansia spesso molto pesante e in una situazione di debolezza psicologica". Proprio in quest'ottica l'oncologo auspica strutture sempre più simili a una casa, anche nei 'ritmi'. Basta pranzi serviti alle 11 e cene alle 18, insiste da sempre l'oncologo. L'ospedale, continua, "da luogo di sofferenza deve diventare luogo di speranza. Bisogna comunicare al paziente l'aspettativa di un totale recupero, la fiducia nel futuro", insegna Veronesi. "Già oggi le percentuali di guarigione da un tumore sono pari in media all'80%, ma possono superare il 90% per il seno e arrivano al 95% per la prostata. Il medico ha il dovere di comunicare al paziente le sue reali condizioni, ma deve arricchire il suo messaggio con un forte contenuto di speranza. Il momento della diagnosi rappresenta infatti una frattura nella vita di una persona. E il medico deve accompagnare il malato in tutto il suo percorso", aiutandolo a superare "la ribellione che scatta davanti a una diagnosi di cancro". Il nuovo Ieo sarà "un avamposto della sanità italiana nel mondo, un esempio che spero possa essere seguito in tutto il Paese", conclude lo scienziato.
(Adnkronos.com)
Qualcuno si chiederà ma quanto costerebbe tutto questo? Sarebbe possibile con la crisi attuale? Per poter rispondere a queste domande con precisione proporrei prima di conoscere i costi delle cosidette missioni di" pace" che svolgiamo in tutto il Mondo. Sarebbe interessante sapere che basterebbero per una vera missione di pace. Una missione civile umanitaria.
Luciano Coletti
L’ospedale secondo Veronesi
pazienti tutti vegetariani
Quello che Fassino non sa
e invece dovrebbe sapere
Non mi stupisco che l'onorevole Fassino, ex segretario di coloro che si dicevano comunisti, sia stato il primo ad aderire all'appello lanciato il 20 marzo sulle colonne del Corriere della Sera da Pierluigi Battista perché venga intensificato l'assedio contro Cuba, usando il controverso argomento dei diritti umani.
(continua nella pagina NOVITA’)
Usa, armi nucleari
solo in circostanze estreme
L'amministrazione Obama ha annunciato oggi che gli Stati Uniti faranno ricorso alle armi nucleari "solo in circostanze estreme". Estreme per chi? Per le sue sei flotte armate con missili nucleari che rappresentano sei grandi potenze nel Mondo? Per gli interessi del capitalismo Nord-americano?
Per la difesa degli interessi delle banche? Delle grandi industrie multinazionali presenti in tutti i continenti? Cioè per gli interessi del potere U.S.A. L'amministrazione Obama ha detto oggi che il terrorismo nucleare "é il pericolo più grande e immediato". Dall'Iraq all'Afganistan e alcuni Paesi dell'America latina il terrorismo più pericoloso è rappresentato dalla presenza di truppe nordamericane e collaborazioniste della UE.
L'amministrazione Obama ha annunciato che non userà mai le sue armi atomiche contro i Paesi che rispettano il Trattato sulla non proliferazione nucleare (Tnp). Il premio Nobel per la pace Obama ci dice che è pronto ad usare le armi atomiche contro le popolazioni i cui rappresentanti eletti democraticamente non accettano i trattati imposti dal padrone del Mondo fono ad ora si sono limitati con bombe al fosforo,uranio impoverito e bombardamenti a tappeto. Guarda caso contro gli "Stati canaglia" Corea del Nord e Iran. Israele paese "amico" potrà continuare a far pesare la sua supremazia nucleare nella Regione da sottomettere al volere del Premio Nobel per la pace.
Geronimo
Il premier israeliano Netanyahu ha reso noto che non parteciperà al vertice sulla sicurezza nucleare convocato dal presidente Usa, Obama, in programma il 12 e 13 aprile 2010 a Washington. Netanyahu ha preso questa decisione dopo “avere appreso che Egitto e Turchia, nel corso dei lavori, intendono sollevare il problema dell'arsenale nucleare dello stato ebraico e chiedere una sua adesione al Trattato di non poliferazione nucleare”.
E perché Israele non deve firmare il Trattato? Lo stesso stato ebraico pretende che gli altri paesi lo facciano, pretendendo addirittura che l’Iran non possegga il nucleare: ma loro ce l’hanno, e con i palestinesi hanno già utilizzato il fosforo bianco... cosa faranno una volta che diventeranno unici (assieme agli Usa) possessori del nucleare? Israele è la sola potenza atomica del Medio Oriente con un arsenale di 200 ordigni di ultima generazione, e nonostante ciò non ha mai confermato o smentito di essere dotato di armi atomiche, né ha firmato il Trattato. Caro Netanyahu, hai ragione, l’atomica è un pericolo. Soprattutto nelle tue mani.
Caro Netanyahu, l’atomica è un pericolo.
Soprattutto nelle tue mani
Campagna di mobilitazione
a sostegno di Cuba
L'ennesimo, violento, attacco a Cuba è un'aggressione contro l'autodeterminazione di un paese democratico e indipendente dal 1959.
La guerra che gli Usa gli hanno da sempre dichiarato, e che sostengono con qualsiasi mezzo, compreso il terrorismo, è un'offesa al diritto internazionale e alla pace.
(continua nella pagina NOVITA’)
Solo Dio può licenziare il papa
"Solo Dio può licenziare il Papa": secondo padre Thomas Doyle, uno dei religiosi americani in prima linea nella battaglia contro la pedofilia dei preti, la rabbia dei cattolici sulle due sponde dell'Atlantico per gli scandali sessuali del clero non può avere ripercussioni pratiche sul mandato di Benedetto XVI alla guida della Chiesa. Scenari che sarebbero devastanti per qualsiasi leader mondiale non hanno impatto sul Papa anche per Robert Mickens, corrispondente vaticano per il settimanale Tablet: 'In base al diritto canonico un Papa non puo' essere costretto a dimettersi. Può dimettersi volontariamente, ma questo aprirebbe un caso interessante: chi può accettare le sue dimissioni?", ha detto alla AbcNews. Secondo Thomas Reese, del Woodstock Theological Center dela Georgetown University di Washington una decina di papi hanno lasciato volontariamente il soglio di Pietro, il più famoso tra questi Celestino Quinto nel 1294 che proprio per il 'Gran Rifiuto' Dante mise all'Inferno: "La maggior parte dei Papi moderni ritengono che le dimissioni sono inaccettabili". Oggi in Germania il settimanale Der Spiegel si è chiesto "perché il Papa è ancora in carica", mentre la cantante irlandese Sinead O'Connor ha invocato, parlando con il Los Angeles Times, "un'inchiesta penale" sul ruolo di Benedetto XVI nella copertura degli abusi. (Ansa).
Se fossi papa Ratzinger mi preoccuperei molto di più di una semplice dimissione. Sembrerebbe che nel passato, anche recente con lui presente, in occasioni analoghe a queste alcuni alti dirigenti del Vaticano, visto che Dio non interveniva, misero in atto un altro mistero della chiesa: "aiutati che Dio ti aiuta". Quindi si potrebbe dire "Solo Dio, a volte con qualche aiutino dalla terra, può licenziare il Papa" A qualcuno viene in mente Papa Luciani?
Non amo le religioni che promettendo una vita migliore in cielo agli altri si creano la loro migliore vita sulla terra. Confessioni le quali determinano le politiche terrene con l'occupazione di sfere che non gli appartengono, proprio perché terrene. Penso a quella cattolica, inserita nelle stanze dei bottoni dei potenti della terra, a quella sionista che per mantenere il potere temporale non disdegna di macchiarsi di crimini attraverso un esercito con le insegne della stella di David. Come le crociate con la croce di Cristo e l'islamica che sottomette popoli con leggi coraniche anziché terrene, democraticamente approvate dal popolo.
Non sono mai stato cattolico, anzi direi lontano da tutte le confessioni, anche se rispetto i cristiani,buddisti e molte altre piccole realtà che si occupano dei più deboli, gli ultimi, i bisognosi ,aiutandoli a sopravvivere sulla terra spesso gli stessi condannati a quella vita da altri religiosi rintanati nelle varie stanze dei bottoni dei potenti. Quindi per quanto mi riguarda Ratzinger può dare o no le dimissioni, aspettare il licenziamento divino o attraverso l'aiutino necessario ritengo una cosa che dovrebbe interessare i credenti, i cattolici ma per i reati contro l'umanità no, ci sono i tribunali terreni quei ragazzi sordomuti, quelli che le famiglie affidano loro con la certezza di allontanarli dai pericoli vanno difesi qui, sulla terra e i loro aguzzini macchiatisi di delitti aberranti, odiosi vanno giudicati con le leggi terrene. Dopo, nell'al di là potrà pensarci Dio senza bisogno di aiutini.
Luciano Coletti
Nucleare, summit a Washington
47 delegazioni per combattere il terrorismo. Chi sarebbero i terroristi? Coloro che desiderano migliorare le loro condizioni energetiche come del resto hanno fatto ormai diversi paesi nel Mondo o coloro che uccidono donne e bambini - ultimo esempio commesso dalle truppe ISAF e per la precisione truppe italiane- in Afganistan? O coloro che con la scusa delle pistole fumanti hanno gettato nel baratro, da quasi dieci anni, una intera nazione con massacri quotidiani di popolazione civile che il periodo di Saddam Hussein sembra un paradiso in confronto. Il premio Nobel per la pace che invece di unire, pacificare divide il Mondo in suoi amici e terroristi organizzando “imponenti summit” con la partecipazione di delegazioni asservite da tempo e da moltissimi presidenti USA. Obama il nero, il bravo, il buono l'ennesimo presidente USA che per i propri interessi, Nordamericani, calpesta il resto del Mondo. Perchè se è tanto bravo non propone una smilitarizzazione nucleare dell'intera area mediorientale? Forse perchè Israele gli farebbe le pernacchie? Per chi combatte veramente il terrorismo sarebbe una proposta che troverebbe anche la Cina d'accordo e oltre alla pace nel Mondo ci sarebbe anche la pace nel Medio Oriente in continua guerra. (Ansa)
Un'iniziativa “umiliante”: così il presidente iraniano Ahmadinejad ha definito il vertice sulla sicurezza nucleare a Washington. Al summit l'Iran non e' stato invitato. Soltanieh, rappresentante dell'Iran presso l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, ha detto che Teheran non si ritiene obbligata a rispettare le decisioni prese nel vertice. L'Iran ha organizzato un “controvertice” a Teheran e ha annunciato che vi partecipera' la Cina, contraria a nuove sanzioni contro l'Iran. (Ansa)
Menomale che c'è la Cina. Sarebbe ora che si discuta a livello mondiale l'abolizione di tutte le sanzioni e blocchi unilaterali che affamano le popolazioni, a proposito di diritti umani, le quali hanno deciso di dotarsi di un sistema economico diverso da quello occidentale. Infatti i cosidetti "paesi canaglia" sono quelli che nol loro ordinamento è prevista la scuola, sanità gratuita e una trasparente ridistribuzione della ricchezza nazionale. Ed è auspicabile la fine delle demonizzazioni di paesi che non sono in linea con gli interessi degli Stati Uniti e, accodati, paesi occidentali, al suo costante rimorchio.
Geronimo
Vivere in un luogo comune
A proposito di “Damas de Blanco” e di “mentiras de negro”.
I melassosi solerti onnipresenti bi-tri-quadri partisan difensori di non meglio precisate libertà e democrazie nel mondo, si sono scatenati negli ultimi tempi nell’appoggio incondizionato della super-blogger Yaoni Sanchez e delle cosiddette “Damas de blanco”, una trentina di donne di bianco vestite che hanno manifestato per le vie de La Habana, chiedendo il rilascio degli ultimi dei 75 condannati nel 2003 per aver progettato, o condotto operazioni terroristiche contro il proprio paese con l’aiuto finanziario e non solo di una potenza nemica. Accolte piuttosto male dalle donne del quartiere, indignate forse dai loro slogans, sono state accompagnate dentro un autobus da poliziotte cubane disarmate e riportate a casa. Fin qui l’insignificante notizia se non fosse venuta in contemporanea un’altra esternazione delle “Damas de blanco” che fornisce un po’ la cartina di tornasole di tante menzogne “in nero” e la riprova che non si tratti di qualche simpatica nonna e di qualche addolorata mamma a fare l’ossatura dell’organizzazione delle Damas ma che esse facciano, consapevolemente o no, parte di un disegno anticubano in cui il ruolo dei cosiddetti “dissidenti” è da tempo ben chiaro. Di quale cartina di tornasole sto parlando? Del fatto che contemporaneamente alla marcia di Cuba si è svolta una marcia parallela delle “Damas de Blanco” a Miami, capitale del narcoterrorismo cubano, e che tale marcia era capeggiata proprio da lui, Luis Posada Carriles, una sorta di enfant prodige della C.I.A. fin dai tempi della Baia dei Porci, terrorista e criminale. Posada Carriles è il responsabile di tanti atti di terrorismo che hanno insanguinato l'Isola di Cuba, dagli attentati negli Hotel de la Habana all'uccisione dei volontari che si recavano nelle campagne per l'alfabetizzazione della popolazione rurale; responsabile dell'abbattimento dell'aereo civile cubano che riportava a casa la squadra di scherma vincente ai campionati uccidendo tutti i passeggeri che viaggiavano con essi; responsabile della uccisione del turista italiano Fabio Di Celmo. Arrestato e condannato per terrorismo in Venezuela aiutato a fuggire, anzi liberato dal compiacente presidente Arroyo in Panama, e protetto, nutrito, vezzeggiato a Miami dalla CIA. Incontrovertibili fotografie lo riprendono mentre capeggia il corteo delle dame in bianco a Miami in concomitanza della sfilata delle donne in bianco all'Avana. Che coincidenza, a dir poco singolare! Quale spontanea solidarietà e amicizia potrà mai legare il super-terrorista Posada Carriles alle leggiadre “Damas de blanco” blandite, coccolate, ammirate dai “democratici” bipartisan di tutto il mondo?
Bisogna riconoscere che le deliziose, libertarie, coraggiose “Damas de blanco” si sono scelte uno sponsor quanto meno originale: un assassino. Ma alle signore questo padrino eccellente non bastava: e così ad accompagnarle c’era anche Santiago Alvarez Fernandez-Magrina, presidente di “Rescate Juridico", che garantisce protezione, assistenza, alimenti, all’esercito di terroristi sedicenti “dissidenti” cubani che imperversano da decenni in America Latina. Sono coincidenze che fanno pensare: e come ben sappiamo se una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze sono un fatto.
Marilina Veca
Ecco come arrivò l’aria sulla terra
Nel nostro pianeta, inizialmente inospitale privo delle condizioni atmosferiche per respirare, l"alito della vità è arrivato circa 2,4 miliardi di anni fa, grazie a una drastica riduzione delle concentrazioni di nichel nelle acque, cosa che aprì la strada al cambiamento atmosferico necessario alla vita, la comparsa di ossigeno. Resa nota sulla rivista Nature, è la scoperta di Dominic Papineau del Carnegie Institution's Geophysical Laboratory che sembra fare finalmente luce sulle condizioni che hanno permesso la vita sulla terra, ovvero sui motivi per cui a un certo punto, intorno a 2,4 milioni di anni fa, si è verificato il "grande evento ossidativo", che ha portato alla comparsa di ossigeno nell'atmosfera.
L'atmosfera terrestre era totalmente inadatta alla vita - Era quasi del tutto priva di ossigeno e ricca di metano a causa di batteri metanogeni che allora spopolavano in quegli inospitali luoghi. Poi a un certo punto, intorno a 2,4 miliardi di anni fa, l'atmosfera si arricchì di ossigeno per motivi finora sconosciuti. Guardando la composizione di rocce sedimentarie di tutto il mondo e di età compresa tra 3.800 e 550 milioni di anni, gli esperti hanno visto che a cavallo tra 2,7 e 2,5 miliardi di anni fa ci fu una repentina caduta delle concentrazioni di nichel negli oceani. Il nichel è un elemento fondamentale per la vita dei batteri metanogeni, quindi l'assenza di nichel ha reso loro la vita difficile. La "carestia" di nichel ha fatto sì che questi batteri producessero meno metano e questo, concludono i ricercatori, avrebbe permesso il grande evento ossidativo, la comparsa di ossigeno e dunque di forme di vita complesse
Come la mettiamo con la "creazione?": certo che notizie del genere, e ringraziando le nuove tecnologie saranno più frequenti, mettono in seria difficoltà i seguaci della creazione i credenti all'aldilà ai vari paradisi e inferni penso ai maomettiani, ebrei, buddisti cattolici ecc. ecc. Naturalmente nessun seguace chiederà loro spiegazioni ci credono e basta. Pensiamo, per un attimo, a quanto ci è stato raccontato fin da bambini " beati gli ultimi perchè saranno i primi " e giù a faticare per rimanere ultimi, perchè credono a tutto quello che le religioni gli raccontano ma non tutti ad esempio gli attuali governanti della terra i G 8, 10 , 20 e chissà quanti saranno alle gerarchie delle religioni imperanti, ai padroni con sulla coscenza lavoratori morti per aumentare i loro profitti e credo che ogni uno di noi potrebbe allungare la lista, bene costoro assidui frequentatori dei luoghi del loro culto non pensano minimamente di diventare i primi di là nulla fanno per diventare gli ultimi per goderne dopo. Loro il paradiso lo hanno già conosciuto se lo sono costruito con l'aiuto delle varie caste religiose a cui non interessa appartenere agli ultimi. E noi continuiamo a crederci, a sognare ad essere protagonisti di una favola che dura da qualche secolo e fanno di tutto per non farci sapere di quanti miliardi di anni è vecchio questo Mondo che continua a girare manovrato da coloro che non vogliono andare in nessun paradiso astratto ma solo in quello che si sono creati sulla terra. Cerco di pensare con il mio cervello e confrontarmi con altri.
Geronimo
A tutti gli antifascisti
Ai soci dell’ANPI
Agli iscritti all’ANPI giovani
Oggi a Roma il comizio convocato dall’ANPI a Porta San Paolo è stata l’occasione per assistere a una serie di gravissime provocazioni che come antifascisti e democratici non siamo disposti a tollerare e di cui chiediamo conto alla direzione dell’ANPI nazionale e romana.
Alla commemorazione del 25 aprile è stata invitata la neo-presidente della Regione Lazio Renata Polverini; un invito reso più grave dall’imminenza del 7 maggio, giorno in cui il blocco studentesco ha convocato la sua marcia su Roma insultando la storia di una città medaglia d’oro della Resistenza: un merito riaffermato nel corso degli anni dalle lotte antifasciste delle generazioni di giovani che si sono susseguite. Renata Polverini è parte di una coalizione politica reazionaria, promotrice di politiche classiste, razziste, clericali e omofobe.
Come se non bastasse, erano presenti e sono stati invitati sul palco esponenti dell’Associazione Romana Amici d’Israele, calata a Porta San Paolo con un delirante volantino inneggiante al sionismo e a Israele, e sventolando bandiere israeliane, tra cui faceva bella mostra di sè la bandiera dell’aviazione israeliana; l’aviazione israeliana l’anno scorso ha perpetrato – lo ricordiamo a chi se lo fosse dimenticato - il massacro di Gaza bruciando oltre 1400 vite in 20 giorni, e continua a bombardare quotidianamente la striscia di Gaza stretta in un assedio criminale. Cosa c’entrano questi sciacalli con la Resistenza? La nostra Resistenza ha combattuto per dare a tutti la possibilità di emanciparsi e di vivere in uno stato laico e ospitale: il sionismo è un’ideologia neocoloniale che mira alla supremazia del popolo ebraico e alla sopraffazione del popolo palestinese, negandogli il diritto alla vita, alla terra e alla libertà; “il problema è la natura etnica del sionismo: il sionismo non ha gli stessi margini di pluralismo che offre il giudaismo, meno che mai per i palestinesi. Essi non potranno essere mai parte dello stato e dello spazio sionista e continueranno a lottare” (da “La pulizia etnica della Palestina” di Ilan Pappè, docente israeliano rifugiatosi in Inghilterra, all’università di Exeter). Contro la politica di apartheid dello stato israeliano in tutto il mondo sta crescendo una campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni: “La stessa questione della uguaglianza è ciò che motiva il movimento per il disinvestimento di oggi, che ha come obiettivo la fine dell'occupazione israeliana da 43 anni e l'iniquo trattamento del popolo palestinese dal governo israeliano. Gli abusi che i palestinesi si trovano ad affrontare sono reali, e nessuna persona dovrebbe essere offesa da atti di principio, moralmente coerente e nonviolenta per opporvisi. Non è affatto sbagliato accusare Israele in particolare per i suoi abusi come non lo era accusare il regime dell'Apartheid in particolare per i suoi abusi”. (Desmond Tutu, arcivescovo emerito di Città del Capo).
L’ANPI ospita invece i sostenitori di Israele! In mezzo a loro c’era non solo il neofascista Riccardo Pacifici ma anche la deputata del PDL nonché colona sionista israeliana Fiamma Nirenstein che si è dichiarata sorpresa dalla contestazione e così farnetica nel suo blog: “E' del tutto sconcertante assistere ad atteggiamenti di tale aggressività da parte di gente che ancora osa sventolare bandiere con falce e martello e soprattutto bandiere palestinesi nel giorno della Liberazione”. Sono le nostre bandiere: non tollereremo mai più simili offese nè che una simile razzista abbia agibilità nei nostri cortei. Chiediamo conto ai dirigenti dell’ANPI di queste scelte: è chiaro il vostro tentativo di voler riscrivere la storia e i valori dell’antifascismo, invitando personaggi come Renata Polverini, Fiamma Nirenstein e associazioni che sostengono uno stato guerrafondaio e razzista come lo stato di Israele. L’apologia di Israele non ha niente a che vedere con la lotta di liberazione, la politica di Israele contraddice apertamente l’articolo 11 della costituzione italiana (così spesso citato dall’ANPI): Israele ha sempre utilizzato la guerra e il terrore come strumento politico principale. E’ di questi giorni il decreto militare di espulsione emesso da Israele, che colpirà decine di migliaia di palestinesi residenti in Cisgiordania perché privi di documenti che Israele stessa si rifiuta di dargli. Ci rivolgiamo ai giovani iscritti all’ANPI e a tutti gli iscritti all’ANPI perché si facciano promotori di una protesta presso i loro dirigenti, colpevoli di scelte che snaturano i valori di questa associazione! Agli antifascisti: difendiamo i valori dell’antifascismo! Nessuno spazio per i sionisti e per i revisionisti! Ora e sempre resistenza a fianco dei popoli oppressi.
Comitato “Palestina nel cuore”
Anpi e 25 aprile,
indovina chi viene a manifestare...
Uno sguardo al futuro...
ER TROTA QUELLO CHE CE L'HA DURO........ IL CERVELLO.
RINGRAZIA DI CUORE TUTTI QUELLI CHE L'HANNO VOTATO !!!!!!!!!!!!!!!!
Bello, simpatico e soprattutto intelligente e bravo a scuola, grande speranza del futuro del nord !!!!
La sua storia
Figlio di un senatore del parlamento italiano (parlamentare...... si fa per dire), iscrittosi al liceo scientifico di Tradate, per tre volte viene bocciato all'esame di maturità, nonostante che un ispettore sia venuto appositamente da Roma per far ripetere l’esame e verificare che gli esaminatori non fossero come sempre i soliti comunisti di parte: bocciato anche in questa circostanza.
Al quarto tentativo supera molto brillantemente l'esame di stato con un eccellente 69/100: è un genio, merita un posto importante nella società. Con i dovuti requisiti entra subito a far parte dell'organico dell'Osservatorio sulle Fiere Lombarde, per vigilare sulla "torta Expo". Lo stipendio non è confacente alle sue pregevoli doti, ma per amore di questo paese, si accontenta di soli 12.000 €. al mese per combattere la corruzione ed il nepotismo.
Alle elezioni regionali del 2010, a soli 21 anni, viene eletto consigliere regionale!!!! Possiamo affermare con grande soddisfazione che in questo paese chi si dedica allo studio e fatica riesce sempre a raggiungere obbiettivi di prestigio.!!
Catia Coletti
La sanità a Cuba
pochi soldi, buoni risultati
Sono passati cinquantanni, ormai, da quando gli Stati Uniti decretarono un embargo finanziario e commerciale nei confronti di Cuba e del regime rivoluzionario di Fidel Castro. L’embargo è molto controverso. Per i suoi effetti umanitari. Riguarda, per esempio, anche il rifornimento di cibo, di medicine e di presidi sanitari. Anche per questo l’Amministrazione di Barack Obama sembra intenzionata a rivederlo.
Tuttavia c’è un piccolo e fortunato paradosso. Malgrado mezzo secolo di embargo, malgrado Cuba sia un piccolo paese e anche abbastanza povero, malgrado la spesa sanitaria pro capite a Cuba sia di soli 355 dollari l’anno, mentre negli Stati Uniti sia venti volte superiore e ammonti ad almeno 6.714 dollari, un bambino che nasce oggi a Cuba ha un’aspettativa di vita di circa 79 anni, più di ogni altro bambino che viene alla luce nell’America Latina e proprio come un bambino partorito negli States. La mortalità infantile (5,0 morti ogni 1.000 nati vivi) è la più bassa del Centro e del Sud America.
La sanità uno dei successi che può vantare la rivoluzione di Fidel Castro. E a riconoscerlo non sono dei comunisti nostalgici, ma due studiosi degli Stati Uniti - Paul K. Drain e Michele Barry - in forze alla Scuola di Medicina della Stanford University di Palo Alto in California che hanno pubblicato un lungo articolo review su Science, la rivista dell’Associazione americana per l’avanzamento delle scienze: la più grande società scientifica del mondo. Drain e Barry sostengono che il lungo embargo ha avuto degli effetti negativi non solo sull’economia, ma anche sulla salute dei cubani, in particolare nel periodo immediatamente successivo al crollo dell’Unione Sovietica e alla perdita del loro principale partner commerciale e fornitore dell’isola. Tuttavia la gran parte di quegli effetti negativi sono stati superati. E Cuba da cinquant’anni mantiene uno standard sanitario paragonabile a quello nord-americano ed europeo e nettamente superiore a quello del Centro e del Sud America.
Come mai? Un pò perché i cubani hanno imparato a fare di necessità virtù. Per esempio, hanno ridotto al minimo indispensabile il prontuario farmaceutico (dal 1996 a oggi il numero di farmaci prescrivibili è sceso da 1.300 a meno di 900) e hanno imparato a produrli da soli. Hanno acquisito, così, un formidabile know-how farmacologico. Dimostrando, tra l’altro, che una parte non irrilevante dei farmaci utilizzati negli Usa (e anche in Europa) è inutile, se non dannoso.
Inoltre il numero di medici cubani è altissimo (5,9 ogni 1.000 abitanti). Il loro livello tecnico elevato. Molti di questi medici si formano - o meglio, perfezionano la loro formazione di base - all’estero, nei paesi più poveri, tornando con un bagaglio di esperienza straordinario. Insomma tra ricerca, sviluppo tecnologico ed educazione - sia pure realizzate in forme molto diverse che nei paesi a libero mercato - il sistema biomedico cubano è di prim’ordine.
Ma il motivo principale del successo della sanità cubana, sostengono ancora Paul K. Drain e Michele Barry, è un altro: si chiama sistema sanitario nazionale fondato sulla prevenzione e sull’organizzazione. La struttura sanitaria è capillare, con consultori di base che seguono costantemente le persone sul territorio che fanno capo a hub ospedalieri che assicurano cure specialistiche complete e screening generali ogni anno a tutti.
La cultura del sistema sanitario cubano è quella della prevenzione. Più che quella, pur elevata, della cura. E l’organizzazione non è altro che un modo per incarnare questa cultura. È così che i cubani possono insegnare qualcosa a tutti, concludono Paul K. Drain e Michele Barry: con pochi soldi, molta organizzazione e una sistema sanitario universale è possibile raggiungere risultati straordinari. Addirittura maggiori di quelli che si raggiungono con moltissimi soldi, scarsa organizzazione, un gran consumo di farmaci e nessun servizio universale.
La lezione di Cuba serve anche agli Stati Uniti, sostengono Drain e Barry. E, aggiungiamo noi, serve anche qui, nella Vecchia Europa, dove molti con troppa leggerezza puntano sullo smantellamento del sistema sanitario pubblico e universale a vantaggio di un sistema privatistico costoso, ingiusto e inefficiente.
(da “l’Unità”)
Lo scatto d’orgoglio di Bersani
L’ultima trasmissione di “Anno Zero” il compagno Bersani è andato su tutte le furie alle domande e dagli interventi della parte del centro sinistra che accusava il PD di essere accondiscendente con il centro destra. Bersani ha avuto uno scatto d’ira e di orgoglio, ha ricordato che la nostra Carta costituzionale è la migliore del mondo, che in campagna elettorale è stato l’unico a sinistra ad essere andato nel mondo del lavoro (cosa peraltro non vera) cancellando tutti gli altri. Ma pure se fosse vero perché è andato dai lavoratori?
Per ascoltarli o per il loro voto?
Bersani ha mostrato che la maggioranza governativa ha oltre 100 parlamentari in più, ma non ha detto di chi è stata la colpa.
Non fu Veltroni ed il PD che vollero “andare da soli”? Ricordate la vocazione maggioritaria del PD? Non è per questo che i berlusconiani sono così forti e arroganti non solo in parlamento?
Un Segretario di un partito dovrebbe ricordare il passato, perché non nasce politicamente, quando è stato eletto, ma ha il compito di ricordare e tener presente delle scelte politiche fatte in precedenza dal suo Partito. Se vuole cambiare linea, ne sono contento perché non mi divide da lui ciò che ha affermato ad “Anno Zero”, però in politica non servono buone paternali, ma fatti.
Aprirà davvero le alleanze, sarà rispettoso delle autonomie, lavorerà per i diritti di tutti in maniera unitaria o si comporterà come i suoi predecessori che con la sinistra si sono comportati come Berlusconi? Rivedrà la posizione politica dei suoi predecessori che sposarono la linea dei sindacati accondiscendenti alle scelte governative contro i lavoratori? Sarà contro le privatizzazioni ad ogni costo come in passato?
Sarà contro la legge 30? Sarà la sponda politica alle forze sindacali che dissentono o dissentiranno?
Cercherà di guidare quanti lottano contro i sopraffattori come: Vaticano, capitalisti, potentati economici e palazzinari ecc.
Mobiliterà il paese contro l’ingiustizia dell’evasione fiscale? Perché è l’evasione fiscale che crea la più alta disparità, basti pensare che circa l’80% delle entrate dello Stato sono determinate dai lavoratori a redito fisso e pensionati.
Con queste scelte si eviterà ciò che sta avvenendo in Grecia e il conseguente scontro sociale. Mi interessa molto di ciò che dicono i politici, ma da diverso tempo guardo soprattutto a ciò che fanno!
Avrò personalmente tutto da guadagnare insieme a tutti gli sfruttati se quelle parole in quella trasmissione prenderanno le gambe.
Mi auguro anche che anche questa volta seguitare a dire “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”. Faccio gli auguri a Bersani e sarò a suo fianco se nella società lotterà per raggiungere quegli obbiettivi indicati da lui perché solo nelle istituzioni i numeri sono chiari anche perché fino a ieri o non li ha visti o non li ha voluti vedere o ha avallato o condiviso.
Non occorre che mi dilungo con esempi eclatanti, ma delle volte quando si poteva battere la maggioranza parlamentare parte dell’opposizione, che è in Parlamento, era assente e se si guardano i nomi si evince che parte di loro da tempo sono attratti dal berlusconismo.
Mi auguro proprio che il compagno Bersani non si arrabbi solamente ad “Anno Zero” con quella parte che gli chiede di fare opposizione vera.
Quando si modificherà la legge elettorale da quello che ha detto non credo neanche che lui faccia come i suoi predecessori per fare del tutto di far sparire la sinistra. Mi auguro di non vederlo insieme con gli altri ad attaccare la magistratura, la Rai e la CGIL ecc. e difendere Berlusconi come fanno molti revisionisti nostrani che poi fanno del tutto per auto definirsi di Sinistra.
Sono contento di queste sua presa di posizione ad “Anno Zero”, ma non abbocco se fatti non vedo.
Giampiero Nicolini
Bersani, qui c’è un Paese da salvare
E' vero la situazione è molto critica. Tra i miei ricordi c'è l'ultimo periodo del fascismo, la repubblichetta di Salò poi la stagione dell'anticomunismo più sfrenato, le BB brigate bianche di Scelba, periodo molto grave per i contadini e lavoratori chi non ricorda Portella della Ginestra, Avola, Melissa, Torremaggiore, Reggio Emilia, il governo Tambroni, la P2 il piano Solo, la Gladio i vari tentativi di colpi di Stato, il caso Segni,ed altri ancora fino al pentapartito. Momenti gravi come quelli che stiamo vivendo attualmente.
La differenza che posso notare è che mentre in passato c'era l'intero popolo della sinistra unita a difendere la democrazia e la costituzione oggi dopo la Bolognina, i tentativi di estromettere la parte comunista attraverso leggi truffa,sbarramenti di ogni genere per instaurare la stagione del bipolarismo tanto cara al Clintoniano Veltroni il quale con quel "corriamo da soli" non solo ha indebolito l'azione della sinistra ma ha anche affievolito la capacità della risposta popolare agli attacchi della destra più becera. Bersani ha nel suo partito gente seria, capace eviti di mandare in video personaggi attaccabili sul piano morale.
E' vero che D'Alema pagava l'affito in base alla legge sull'equo canone ma comunque sempre discutibile per un dirigente della sinistra con un reddito come il suo e uno stipendio da parlamentare beneficiare di quella legge quando, quasi quotidianamente,sfrattati, i senza casa manifestavano per il diritto alla casa. Mandiamo in video persone inattaccabili il popolo della sinistra non ha bisogno di dirigenti a vita continuamente eletti e nominati dalle segreterie dei partiti.
Ricominciamo dal basso perchè alla base di questo nostro popolo si trovano persone pulite, capaci e disposte a presentarsi di fronte ai cittadini per essere giudicate idonee o meno a rappresentare tutti.
Coraggio Bersani, Diliberto, Vendola, Ferrero e tanti altri sparsi in mille rivoli della sinistra torniamo in mezzo al popolo, con il popolo per farlo contare di più per il bene del nostro Paesetorniamo in mezzo al popolo, con il popolo per farlo contare di più per il bene del nostro Paese.
Geronimo
Mancano ormai pochi giorni all'11 maggio, data in cui si prevede la decisione dell'OCSE sull'adesione di Israele come stato membro. A meno che non ci sia una forte mobilitazione per fargli cambiare idea! Per bloccare l'ingresso di un nuovo stato membro è sufficiente un solo voto contrario! Si è saputo che l'Unione europea adotterà una posizione comune, perciò i paesi che hanno qualche dubbio come la Norvegia e la Turchia hanno tuttavia paura di esprimere dissenso per conto proprio. Belgio e Irlanda si sono mostrati aperti alle nostre ragioni, ma hanno bisogno di essere "spinti" per essere in grado di contestare il processo decisionale burocratico a livello UE. Facciamo sì che sappiano di non essere soli, e che dovrebbero opporsi all'adesione di Israele senza paura. L'Israele non va premiato con la legittimazione per crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale. L'OCSE sarebbe in contraddizione con i propri principi se dovesse accettare l'adesione di Israele. Chiediamo coerenza!
Firma la petizione contro l'ingresso di Israele all'OCSE: http://bit.ly/be4ksi
L'obiettivo è di arrivare a centomila firme entro l'11 maggio! Le firme verranno presentate al Consiglio dell'OCSE a Parigi (vedi di seguito la traduzione del testo della petizione)
Invia un messaggio a tutti gli stati membri dell'OCSE: http://bit.ly/cW4EBq
Riempiamo le loro caselle di posta elettronica!
Per maggiori informazioni sulla campagna internazionale:
http://holdisraelaccountable.net
Petizione all'OCSE
Alla cortese attenzione di:
Angel Gurría, Segretario generale, OCSE
Tutti gli Stati membri
Noi, cittadini di Stati membri dell'OCSE, facciamo appello ai nostri governi affinchè la richiesta di adesione di Israele all'OCSE venga respinta. Un voto per l'adesione di Israele all'OCSE sarà considerato dalla gente di coscienza in tutto il mondo come un atto di complicità decisivo e di vasta portata nel premiare e perpetuare l'occupazione, la colonizzazione e l'apartheid israeliana contro il popolo palestinese. Inoltre, comprometterà irrimediabilmente lo stato di diritto e contribuirà a rafforzare quella cultura di impunità che ha permesso ad Israele di continuare a commettere crimini di guerra, che, alcuni esperti di diritto internazionale hanno descritto come un preludio al genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza illegalmente assediata ed occupata.
Non è pensabile che l'OCSE si rifiuti di tener conto delle prove presentate dalle organizzazioni per i diritti umani e della società civile nel corso del processo per l'esame della domanda di adesione di Israele. Inoltre chiedo che l'OCSE riveda la sua decisione e ponga come ostacolo determinante per la adesione di Israele all'OCSE la sua non volontà ed incapacità a fornire statistiche economiche che distinguano tra lo stato di Israele e i territori palestinesi e siriani che esso occupa.
Il rispetto e l'osservanza del diritto internazionale e dei diritti umani sono requisiti essenziali per i membri che accettino i regolamenti dell'OCSE. Israele, come tutti gli altri Stati, deve rispettare le norme del diritto internazionale e dei diritti umani universali e deve rispettarli prima di essere accolto come membro dell'OCSE.
Un voto per l'ingresso di Israele all'OCSE è un voto a favore dell'impunità, un voto a favore dell'apartheid, un voto contro i diritti umani. Vi chiediamo di votare contro l'adesione di Israele all'OCSE.
invia a:
Firma la petizione Ocse-Israele
Il sito archeologico dell’Acropoli è occupato da militanti del Partito Comunista di Grecia (KKE).
I comunisti con un gesto simbolico sostiene la lotta del popolo greco contro il piano di austerità deciso dal governo. e chiama i lavoratori di tutta Europa ad una iniziativa unitaria per combattere la crisi e le speculazioni finanziarie al grido “Popoli d’Europa ribellatevi!”.
Popoli d’Europa ribellatevi!
"Così il regime ci spia"
Internet e cellulari, librerie e piazze, uffici e centri commerciali: nulla sfugge ai Pasdaran di Ahmadinejad. Dopo le proteste seguite alle elezioni truffa del 2009, il controllo poliziesco sulla società civile di Teheran è diventato implacabile. La gente teme arresti e torture
di Vanna Vannuccini
Sembra di vivere negli Stati Uniti spiati dal regime della CIA dal controllo poliziesco dell' FBI con il terrore delle sparizioni dove i giovani per studiare o acquistare la casa sono costretti ad arruolarsi per l'Iraq l'Afganistan o nelle centinaia di basi militari sparse per il Mondo. Il Paese dove la gente muore senza cure mediche per mancanza di assicurazione costosa per milioni di cittadini poveri.
Ma tutto questo Vanna Vannuccini non lo dirà mai perchè nulla sfugge alla CIA o al padrone nostrano.
Geronimo
La nuova paura di Teheran
Due razzi balistici, in grado di trasportare sia testate nucleari che convenzionali, sono stati sperimentati dall'esercito di Islamabad. Il premier pakistano ha dichiarato: "È giunto il momento che la comunità internazionale riconosca 'de jure' il Pakistan come potenza nucleare, visto che abbiamo risposto a tutti i dubbi sulla sicurezza"
Considerato un Paese gravitante nell'area nordamericana, un pò birbantello per l'ospitalità ad alcune frange talebane e per l'insicurezza politica non è considerato comunque uno Stato canaglia come l'Iran che si trova fuori dall'ingerenza degli Stati Uniti. Quindi per gli USA, per l'ONU e i 5+1 può avere tutte le armi atomice che desidera. Nessuna grancassa mediatica, asservita al pensiero occidentale, si è messa in movimento per evitare che l'informazione raggiunga livelli planetari come fù per le pistole fumanti di Saddam Hussein ed ora per l'Iran. Il tam tam dei tamburi di guerra preventiva non si sono uditi. Con buona pace di chi crede ancora alla befana.
Luciano Coletti
Pakistan, potenza nucleare
L’acqua non è mia. È nostra
Nel mondo ci sono paesi dove non esiste l'acqua pubblica ma esiste l'acqua di proprietà. In questi paesi chi possiede le risorse idriche le vende a chi può comprarsele, in questi paesi sono considerate illegali le bacinelle di raccolta per l'acqua piovana in quanto tolgono profitto a chi ha la proprietà dell'acqua stessa. Ci sono poi paesi molto più evoluti, tipo il nostro, dove è consentito ad un soggetto privato di recintare una sorgente d'acqua e “prendersela”. Da noi ad esempio, il patron di Acqua Latina siede comodamente in Senato (in quota PDL) e legifera sulla privatizzazione di un bene pubblico, come lo è l'acqua, ovviamente il conflitto di interesse non c'è in quanto il conflitto è scomparso ed è rimasto soltanto l'interesse. E se un manipolo di cittadini, beffati da un'amministrazione che gli ha privatizzato il servizio di distribuzione idrica, decide di consorziarsi per consumare meno e favorire l'efficienza, viene beffato di nuovo perché il padrone dell'acqua gli aumenta le tariffe, meno consumi più paghi, il profitto prima di tutto, no? Questo è lo scenario che molte comunità vivono, ma che fra poco vivremo tutti, perché il Decreto Ronchi sulla privatizzazione dei servizi è stato approvato dal Governo Berlusconi. Ovviamente il Min. Ronchi dice che l'acqua non verrà privatizzata ma solamente liberalizzata, cioè più soggetti potranno fornire il servizio idrico e confrontarsi in regime di mercato a suon di tariffe più basse e servizi migliori. Niente di più fasullo e mendace in quanto i soggetti di cui il Min. Ronchi parla a sproposito sono in realtà un unico soggetto, quindi liberalizzare significa privatizzare. L'ONU ha recentemente stabilito che l'acqua è un bisogno primario per l'umanità, facendo sfumare la possibilità di affermare che l'acqua è un diritto per ogni essere umano. Sanno bene questi paesi evoluti che un bene come l'acqua, così ambito dagli attivisti del profitto, non può essere considerato un diritto in quanto, per definizione, se qualcosa viene considerata un diritto viene automaticamente esclusa dalle logiche del profitto e per legge verrebbe tutelata dalle speculazioni. Ecco perché se vogliamo l'acqua pubblica dovremo difendercela da soli. L'acqua è al centro di ogni processo vitale, industriale e produttivo, sarà il carbone del futuro e questo i “padroni del vapore” lo sanno benissimo. Il Governo Berlusconi, silenziosamente coadiuvato da buona parte di quella che dovrebbe essere l'Opposizione, sta trasformando la gestione pubblica dell'acqua in gestione privata, rimessa sul mercato senza nemmeno regole concorrenziali degne di un paese occidentale, un servizio gestito unicamente dall'amico degli amici. Questa non è un'idea vincente di futuro perché chi possiede questa importante risorsa deciderà, sulla base esclusiva del proprio profitto, dove come quando e a chi "allacciare" l'acqua, con le tariffe che saliranno senza controllo, senza nessuna garanzia sulla qualità del servizio, escludendo di fatto l'accesso alle risorse idriche a tutti quei soggetti deboli che non potranno aprire i cordoni della borsa e pagare. Molti paesi, tranne il nostro ovviamente, stanno operando azioni di tutela nei confronti delle risorse idriche nazionali, proprio perché sono strategicamente rilevanti sotto ogni punto di vista. L'inquinamento delle falde, il dissesto idrogeologico, l'urbanizzazione senza regole, tutte le forme di abusivismo, le privatizzazioni, la mancanza di controlli, la gestione criminogena dei rifiuti, non sono questioni percepite come primarie dalla gran parte dei cittadini. Eppure nelle realtà dove l'acqua è già privata, come in molti Comuni della Sicilia e del basso Lazio per esempio, le tariffe sono state quintuplicate, le manutenzioni degli acquedotti sono inesistenti, l'acqua spesso non è potabile e i cittadini che protestano nemmeno hanno spazi televisivi e giornalistici adeguati, in quanto non sono notizie che devono avere eco mediatico. Gli speculatori, spesso amici degli amici, se la ridono e senza investire un cent giocano a fare i capitani coraggiosi, con il bene placido di maggioranze e opposizioni ovviamente. Non c'è in gioco soltanto un patrimonio strategico il cui valore economico è paragonabile a quello dell'oro nero, c'è in gioco una risorsa di vita, l'acqua è la nostra vita e come ci appelliamo alla legittima difesa quando qualcuno attenta alla nostra incolumità, dobbiamo legittimamente difenderci da chi attenta alla nostra vita quando vuole privatizzarci l'acqua.
L'attuale gestione pubblica è efficiente? La risposta è ovviamente no. Battersi per la “ripubblicizzazione” dell'acqua, significa battersi contro il Decreto Ronchi ma non solo: Gestione Pubblica significa investimenti sulle reti idriche, mantenendo in mani pubbliche le reti stesse, tariffe contenute e politiche di risparmio, introduzione di una quantità minima di acqua spettante di diritto ad ogni persona, considerare l'acqua un bene comune limitato e prezioso da gestire con razionalità e trasparenza nell'interesse dei cittadini garantendone l'accesso a tutti, dichiarare l'acqua un bene strategico e non una merce e non per ultimo, una gestione partecipata dai cittadini e dalle amministrazioni elette da questi ultimi. Questa non è soltanto una battaglia politica ma è molto di più. Questa è una battaglia di civiltà, è una battaglia contro l'ignoranza in favore della conoscenza, è un modo per dire che non siamo più disposti a farci prendere in giro. Un'ultima considerazione, sappiamo bene che le privatizzazioni, le logiche di mercato e la globalizzazione economica in generale ha portato speculazioni, disparità economiche e sociali, povertà e disoccupazione, siamo proprio certi che affidare un bene essenziale per la vita, come lo è l'acqua, alle logiche di mercato sia una scelta strategica? Come disse Albert Einstein: i problemi non possono essere risolti usando gli stessi schemi mentali che li hanno generati.
Marco Possanzini
Giappone: partito socialdemocratico lascia governo
Alla base delle decisione ci sarebbe una controversia sulla base americana di Okinawa
TOKYO - Il partito socialdemocratico giapponese (Sdp) ha deciso di lasciare la coalizione di governo guidata da Yukio Hatoyama dopo che il primo ministro aveva rimosso dal suo incarico di ministro per le Pari opportunità la leader del partito Mizuho Fukushima, contraria alla risistemazione della base Usa di Futemma sull'isola di Okinawa. La decisione dei socialdemocratici di lasciare la maggioranza è stata presa durante un incontro dei vertici del partito. I giapponesi hanno più palle di noi.
E' mai possibile che questi dispensatori di democrazia, di libertà e pace, sempre pronti a bombardare chi non sia d'accordo debbano occupare con le loro basi, con le buone o le cattive, territori di paesi di mezzo Mondo? Tra i tanti: Guantanamo a Cuba, ottenuta in affitto dai dittatori da essi stessi instaurati con un contratto che ha avuto termine nel Dicembre 1999( sono undici anni che la occupa illegalmente) con buona pace dell'ONU e dei " democratici "occidentali.
Geronimo
L’indipendenza che non abbiamo
Gaza, è terrorismo di stato l’assalto israeliano a navi della pace
Marina ed elicotteri contro le navi della Freedom Flotilla dirette verso la Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari ai palestinesi. Una strage: un attacco a una nave carica di aiuti umanitari per le popolazioni palestinesi con commandos abituati ad assaltare navi da guerra. Gli israeliani, compresi i vertici delle istituzioni, dichiarano di aver reagito a delle provocazioni. I media di tutto il mondo, con in testa quelli arabi, attaccano le forze armate israeliane. Il premier turco, Erdogan, ha parlato di “terrorismo di stato”.
Alcuni intellettuali e scienziati “impegnati”, hanno recentemente inviato una lettera al Segretario Nazionale del Partito Democratico sottolineando l’incapacità del Centro Sinistra di elaborare scelte autonome, soprattutto nel campo della politica energetica. Nella lettera si sottolinea come il nucleare non è né di destra né tantomeno di sinistra. La questione è un’altra: non sono le tecnologie il problema, ma il loro utilizzo in un contesto sociale da costruire. E’ il tipo di società che si vuole costruire che fa la differenza, non le tecnologie che essa utilizza. Le scelte energetiche sono il motore di una società e ne identificano gli elementi costitutivi, ed è di questo contesto che si dovrebbe discutere.
La lettera è molto breve ma densa di inesattezze e banalità, colpisce come molti intellettuali abbiano potuto sottoscriverla. Uno dei primi concetti che questi “scienziati” hanno affrontato riguarda il nucleare come combustibile che ci libererà dalla schiavitù petrolifera.
Anche gli studenti degli istituti tecnici sanno bene che il processo di arricchimento dell’uranio è altamente energivoro e si basa sull’utilizzo del carbone e del petrolio. La Francia, dove l’80% dell’energia elettrica è prodotta da fonte nucleare, importa più petrolio dell’Italia che notoriamente non ha centrali nucleari funzionanti. Il motivo di questa discrepanza è semplice: il nucleare produce soltanto energia elettrica mentre gli altri settori dell’economia, come l’agricoltura o i trasporti, dipendono unicamente dal petrolio.
Un’altra sciocchezza riguarda il fatto che l’Italia è troppo dipendente dall’estero e la nostra sicurezza energetica è a rischio. E’ giusto ricordare a questi “luminari” del PD che l’Italia dovrebbe acquistare l’uranio dall’estero, così come compra il petrolio. Inoltre la quantità di uranio presente nel nostro pianeta non è infinita, da stime molto recenti la disponibilità di questo prezioso combustibile nucleare non potrà durare più di 40 anni, ovviamente a tasso di consumo costante. Aumentare quindi il numero di reattori comporterà due semplici conseguenze: le scorte di uranio si esauriranno molto prima dei 40 anni ed il prezzo di questo combustibile aumenterà notevolmente, rendendo inutile la costruzione degli impianti. Ovviamente gli speculatori e gli industriali “atomici” si preoccupano solo di costruirle le centrali e di realizzare proventi enormi, poco interessa se l’utilità economica sociale ed ambientale è praticamente nulla.
Questi sedicenti “studiosi” hanno poi affermato che per abbattere il CO2 l’unica strada è fare ricorso al nucleare. Se questi signori si informassero prima di parlare, se fossero minimamente competenti in materia, saprebbero che il processo di arricchimento dell’uranio si basa sull’utilizzo del carbone, di enormi quantità di carbone. La CO2 prodotta durante l’arricchimento dell’Uranio non solo è una quantità enorme, ma ha un impatto ambientale e sulla salute dei cittadini a dir poco devastante. Non parliamo poi delle scorie nucleati e dei processi di smantellamento delle centrali stesse. Costa di più smantellare una centrale nucleare che costruirla di sana pianta. In Italia spendiamo un fiume di soldi pubblici per monitorare e tenere sotto controllo dei reattori nucleari inutilizzati. L’energia nucleare non è amica del nostro futuro e nemmeno delle nostre tasche, ma è soltanto un fantastico investimento economico per pochi. Ad oggi compriamo energia dalla Francia prodotta da fonte nucleare soltanto perché con questa energia elettrica possiamo far funzionare gli impianti idroelettrici durante le ore notturne, pompando acqua dal bacino di valle al bacino di monte. Una centrale nucleare “lavora” a pieno regime 24 ore su 24. Durante la notte, quando la necessità di energia elettrica è molto minima, la Francia ci vende a bassissimi costi tutta quell’energia elettrica prodotta in eccesso.
L’Italia poi è inadeguata sotto il profilo infrastrutturale, non abbiamo una rete di distribuzione idonea all’implementazione delle tecnologie nucleari.
La tecnologia nucleare è figlia della guerra fredda e di una società chiusa che mantiene la separazione fra luogo di produzione e quello di consumo.
Le tecnologie più efficaci sono quelle rinnovabili perché creano lavoro, tutelano l’ambiente, allontanano le mani degli speculatori per il semplice motivo che sono inesauribili e non si possono monopolizzare. Il futuro del mondo non può essere lasciato nelle mani di piccole minoranze di speculatori, di affamatori della società per scopi di lucro. La crisi energetica ed ambientale è imminente, la natura sta mostrando tutta la sua insofferenza nei confronti di uno sviluppo scellerato. Le fonti fossili si stanno esaurendo, i costi sanitari ed ambientali cominciano ad essere enormi, cosa aspettiamo a rivolgere la nostra ricerca e la nostra intelligenza verso le fonti rinnovabili di energia? Che il petrolio o l’uranio finiscano? Il compito della politica è quello di guardare al futuro nell’interesse della collettività. Attendere altro tempo è da sciocchi.
L’età della pietra non è finita per mancanza di pietre.
Marco Possanzini
L’età della pietra non è finita
per mancanza di pietre...
GAZA, TENSIONE TRA MANIFESTANTI ED EBREI GHETTO: INTERVIENE POLIZIA
Scontro verbale in piazza dell'Enciclopedia italiana fra un gruppo di manifestanti che grida "assassini" e "fascisti" all'indirizzo di un altro gruppo di persone che si trova all'interno del ghetto ebraico che urlano "Israele Israele". La polizia si è schierata fra le due parti. Ora il corteo pro Palestina ha ripreso a sfilare e si sta allontanando da piazza dell'Enciclopedia italiana, presidiata dalle forze dell'ordine in maniera consistente. Qualcuno sventola la bandiera israeliana dal ghetto.
(omniroma.it)
Pochi mesi fa, dopo le dichiarazioni di Ahmadinejad, in tanti hanno condannato le affermazioni del del presidente iraniano sul nucleare, definendolo un capo di stato pericoloso e provocatorio. Un capo di stato che possiede il nucleare e che è sempre in prima linea quando si parla di uranio.
E si è trattato di parole.
Lo stato di Israele non ha perso tempo e ha tuonato immediatamente, additandolo come il numero uno dei guerrafondai. Anche se lo stesso Israele possiede già l'uranio impoverito, anzi, ha una notevole quantità di nucleare, secondo solo agli Usa. Ma nessuno dice nulla: nell'operazione Piombo Fuso adoperò il "fosforo bianco" senza che nessuno dicesse nulla al riguardo.
E si è trattato di fatti.
Allora c'è da chiedersi: cosa è peggio, gridare parole, violente quanto la nostra testa permette di immaginare, o ancor più fare i fatti, crudeli quanto i nostri occhi possono vedere (anche oggi con il caso della Flotilla Freedom)?
Giuliano Somma
Se il cane che abbaia non morde...
E' con profondo disgusto e enorme indignazione che ho letto l'articolo della Nirestein sul "Giornale" - un quotidiano che non si vergogna di titolare la prima pagina così: "Israele ha fatto bene a sparare", titolo che configura di per sè apologia di reato. Ma la Nirestein rincara: ci sarebbero organizzazioni filo-Hamas coinvolte nell'assalto e l'associazione turca è amica degli jihadisti.
Rovesciamento della verità, bugie, sono tutti strumenti usati dalla Nirestein in modo eccellente nella sua fervente propaganda per una causa persa. Gli argomenti sono quelli del ladro incallito che accusa gli altri di rubare. Secondo lei a Jenin non fu fatta strage, il piccolo Mohamed Al Dura si sarebbe assassinato da solo e i pacifisti turchi avrebbero provocato le teste di cuoio che hanno fatto l'arrembaggio piratesco in acque internazionali.
Arriva a chiedersi "Cosa trasportavano veramente quelle navi?". Lo sanno tutti benissimo cosa trasportavano: giocattoli, cemento, viveri, e tutto ciò che Israele in spregio alla legalità internazionale vieta di far entrare a Gaza con un assedio inumano che non può più essere tollerato. I civili per lei sono "guerrieri di prima fila" e perciò è giusto ucciderli. La serie di vomitevoli stupidaggini che elenca l'articolo è tale da richiedere un rotolo di scottex, mi soffermerò su alcune perle: siccome la striscia di Gaza è dominata da Hamas che a suo dire perseguita i cristiani, (i quali sono andati via per sfuggire alla vita impossibile sotto occupazione e non ad Hamas) e che condanna a morte tutti gli ebrei (ma pare che non abbia eseguito la condanna visto che gli ebrei ci sono ancora) che usa bambini, edifici allo scopo di combattere l'occidente intero(siamo ancora all'aberrante dottrina dello "scontro di civiltà") e così abbiamo anche giustificato il crimine di "Piombo fuso" si sa, a Gaza case, scuole, ospedali, bambini, non esistono di per se, ma per essere usati da Hamas di modo che Israele li bombardi. Il piccolo particolare che a Gaza c'è un milione e mezzo di persone, la metà bambini e minori, oltre Hamas, non sfiora la mente dell'illuminata articolista.
Più avanti troviamo un'altra intuizione illuminata: poiché i pacifisti hanno rifiutato di farsi ispezionare le navi e far recapitare da Israele a destinazione i beni, ciò è una prova della loro scarsa vocazione umanitaria. Sicchè secondo lei quei beni sarebbero stati recapitati a destinazione? Ci prende per scemi? Lo scopo della Flottiglia cara Nirestein effettivamente non era solo umanitario, ma anche politico.
Si voleva portare solidarietà, non elemosina, visto che Gaza è alla fame per un assedio illegale e non per essere un paese del terzo mondo. Per rafforzare la sua tesi e quella israeliana che a Gaza non c'è crisi umanitaria la "nostra" elenca qualche camion di farina che è stato fatto passare, quale generosità! E per di più anche qualche malato è stato fatto uscire... siamo veramente commossi.
Ma come si permette Israele di fare quello che vuole della vita e della libertà di un milione e mezzo di persone? E' questa la vera questione. Come si permette di trattare i profughi di Gaza come prigionieri a carcere duro? Secondo lei c'erano armi da fuoco sulla nave: è vero!
Erano le armi dei militi israeliani che sono scesi dall'elicottero sparando come si è visto dai video che hanno fatto il giro del mondo.
"I soldati che hanno toccato il ponte hanno affrontato un linciaggio come quello di Ramallah in cui membra umane furono gettate alla folla" sostiene lei e qui siamo veramente al ridicolo. Sotto il tiro delle armi quei facinorosi si sono permessi di difendersi con "foga enorme".
Le membra umane sparse, bruciate, sanguinanti le abbiamo viste a Gaza, le abbiamo viste in Libano, membra di bambini a centinaia fatte a pezzi...Per finire in bellezza, a suo dire, i veri colpevoli della strage sarebbero gli stessi assassinati e il mondo sbaglia a sostenerli perchè così prepara la prossima guerra, probabilmente si riferisce alla guerra che Israele freme per scatenare contro l'Iran o contro il Libano.
Da tempo sono disgustata dagli articoli della Nirestein fin dagli anni della seconda Intifada, quando occupava la prima pagina di "Shalom" il giornale nazionale ebraico con articoli pieni di ipocrite e velenose menzogne.
Come donna e come ebrea non posso accettare e tollerare un simile disprezzo per la verità, per ogni criterio di legalità e di giustizia. Voglio contestualmente esprimere il più profondo dolore per la morte di quegli eroi che hanno dato la vita per la libertà dei nostri fratelli palestinesi, e stringere gli altri pacifisti sequestrati da Israele in un abbraccio di enorme affetto e ammirazione.
Miriam Marino Rete Ebrei contro l'Occupazione (ECO)
Da ebrea vi dico che...
«Quando si trasforma un'identità spirituale ed etica in un'identità nazional religiosa, anche se non si è fascisti se ne assumono i comportamenti. E' il destino di chi diventa nazionalista, non riconosce più l'umanità dell'altro e perde la propria anima».
Moni Ovadia
Roma, 4 giugno 2010, manifestazione contro l’aggressione israeliana ai danni di pacifisti inermi
Lettera da L’Aquila
“Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai.
Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la Mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder Sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce.
Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato.
Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire.
E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l'i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte.
E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa che si gestiscono da soli, ben 27 mila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo. Che io pago, in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma.
La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso.
Le racconto la vita delle persone che abitano lì.
Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio.
O un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore. E lei mi risponde, con la voce che le trema "Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo".
Fate girare.
Al Sindaco,
alla Giunta comunale
al Consiglio comunale
Comune di AMANTEA (CS)
Oggetto: Intestazione strade cittadine alle vittime della lotta alla mafia.
Gent.mi Amministratori,
anche la toponomastica di una città è indicativa dei valori culturali e civili che hanno ispirato ed ispirano le amministrazioni comunali deputate ad assegnare il nome a vie e piazze.
Ad Amantea sembra non esservi mai stata una riflessione sull'importanza che assume l'intestazione di un luogo che, invece, veicola sempre messaggi educativi alla collettività e trasmette anche a chi visita la città il sentire comune della gente che vi abita.
Ad Amantea, negli ultimi decenni, numerose strade sono state banalmente intestate a fiori, piante e quant'altro di strano possa essere stato pensato da chi lo ha deciso, a conferma della superficialità con cui è stato affrontato il problema.
Leggere il nome di un uomo o di una donna che ha conseguito gloria nazionale o internazionale nel campo delle arti o delle scienze, nella lotta civile per costruire una società migliore, non è la stessa cosa che leggere il nome di una pianta, di un fiore o di un fiumiciattolo ignoto ai più.
La nostra città sta attraversando un periodo molto difficile della sua storia. I fatti negativi che l'hanno portata agli "onori della cronaca" nazionale (operazione "Nepetia", scioglimento del Consiglio comunale per mafia, inquinamento del territorio, ecc.) producono degrado culturale e sociale, penalizzano l'economia, colpiscono la convivenza civile della parte onesta e laboriosa della città che resta comunque la sua maggioranza.
Per questo la classe dirigente della città è oggi chiamata a compiti molto difficili ed all'assunzione di iniziative coraggiose e dirompenti finalizzate innanzitutto a ricostruire un clima di convivenza civile condiviso e partecipato.
Alla luce di tutto ciò il Comitato De Grazia ritiene quantomai opportuno, anzi necessario, che gli organi deputati a decidere vogliano intestare un congruo numero di strade cittadine ad eroi civili morti nel combattere la mafia e la malavita organizzata di cui anche la nostra città è vittima. Ci riferiamo in particolare a Giannino Lo Sardo, a Giuseppe Valarioti, a Peppino Impastato, a Sergio Cosmai, ai giudici Antonino Scopelliti, Rosario Angelo Livatino ed altri.
Tra nuove strade che nascono e strade che oggi portano nomi di assoluta insignificanza non sarà difficile attuare una importante operazione culturale qualificante per Amantea oggi.
In attesa di riscontro, distintamente,
Comitato civico Natale De Grazia
Amantea, 08/07/2010
La memoria preservata
anche nei nomi delle vie