intervento sul tpl

 

Voglio spendere il tempo che ho a disposizione per fare un riassunto di quanto accaduto nel trasporto pubblico romano da quando è finito nelle mani della gente scelta da Alemanno. Non si tratta di un mero esercizio mnemonico ma della necessità di sapere come sono andate le cose per capire bene con chi dobbiamo prendercela per come stiamo adesso. Dopo essersi insediato, Alemanno ha per prima cosa ordinato la revisione dei conti del comune di Roma e delle sue partecipate. I risultati sono arrivati alla fine del 2008, cinque mesi dopo le elezioni, segno questo di un lavoro accurato che non ammetteva repliche.

Per quanto riguardava le aziende del trasporto pubblico, che allora erano tre (Atac, Metro e Trambus), esse avevano circa 34 milioni di euro di debiti al netto dei crediti verso il comune e la regione, cioè al netto dei soldi che queste aziende avevano dovuto chiedere alle banche in attesa dei pagamenti del comune e la regione. Il debito di 34 milioni di euro era costituito per lo più dai ratei pagati per i soldi spesi nel rinnovo della flotta (2300 vetture comprate in dieci anni) e le tre aziende, in quanto società per azioni, potevano operare perché erano in regola con la legge, cioè perché avevano sui loro conti le riserve obbligatorie necessarie pari a circa 270 milioni di euro. Questi dati, lo ripeto, sono stati certificati dall’apposita commissione che Alemanno ha creato subito dopo essersi insediato in Campidoglio.

Ce lo disse lui che le cose nel tpl romano stavano come vi ho appena riferito, non sto dando giudizi di merito, riporto cifre scritte nel bilancio di Atac dall’amministratore delegato da lui nominato. Trascorrono tutto il 2009 e il 2010 alla fine del quale scoppia parentopoli e scopriamo che il debito, al netto dei crediti verso il comune e la regione, era cresciuto di circa 134 milioni di euro e che le riserve obbligatorie si erano ridotte di circa 200 milioni di euro.

Si tratta di 334 milioni di euro di soldi pubblici spesi, come abbiamo letto per mesi sui giornali, per dare posti, fare promozioni e regalare appalti all’elettorato di centrodestra sia per mantenere le promesse fattegli sia per consolidarlo. E’ il più colossale debito mai accumulato da Atac in un tempo così breve, una cifra che ha fatto raddoppiare il costo al chilometro del servizio senza dare nulla in più né ai cittadini né ai lavoratori. Anzi, la media dei guasti giornalieri, che è l’indicatore principale dell’efficienza di un’azienda di trasporto, è passata in due anni da 350 a 600 su 2000 vetture circolanti.

Di fronte a un’evidenza così macroscopica cosa fa il sindaco? Si dice incredulo. Una ministra del governo inglese si dimette perché il marito ha affittato una cassetta porno con la sua carta istituzionale, cioè con i soldi di tutti; un ministro del governo tedesco si dimette perché si viene a sapere che aveva inserito nel suo curriculum una specializzazione mai ottenuta, e Alemanno si dice incredulo che il suo amministratore delegato abbia potuto sperperare 334 milioni di denaro pubblico per dare posti, fare promozioni e regalare appalti a quelli che l’anno sostenuto e votato come sindaco. Invece di dimettersi ammettendo di essere stato complice di questo odioso ladrocinio o incapace di accorgersi di quello che facevano i suoi uomini, Alemanno caccia via l’intera giunta e ne nomina un’altra autoproclamandosi paladino della pulizia e del rinnovamento.

Di seguito, sempre per far dimenticare ai cittadini utenti e ai cittadini conducenti chi è il responsabile ultimo del fallimento di Atac, il suo nuovo amministratore delegato fa apparire i tranvieri agli occhi della cittadinanza come i colpevoli dello sfascio pauroso in cui versa l’azienda e nello stesso tempo sguinzaglia i tranvieri che gli devono qualcosa per intontire i loro stessi colleghi con la la filastrocca che “quelli di prima hanno fatto lo stesso” ripetuta ossessivamente nei capannelli ai capolinea e pure in qualche gruppo presente su internet. Il metodo è lo stesso usato da Craxi in politica, Moggi nel calcio e tutti i grandi e piccoli farabutti di questo paese nei loro ambiti d’intrallazzo: tutti colpevoli, nessun colpevole.

Alemanno, insomma, prima si presenta come il campione del rigore finanziario e della meritocrazia e poi, dopo aver fatto saltare i conti e sparpagliato nei posti chiave delle partecipate comunali un nugolo di incompetenti si permette pure la faccia tosta di addossare a “tutti” le sue responsabilità.

La vera e pesante responsabilità del centrosinistra romano è stata quella di consentire l’arricchimento dei palazzinari di questa città che hanno intascato anno dopo anno il 4% in più di Pil mentre i lavoratori delle municipalizzate, in primo luogo i tranvieri, hanno dovuto rinunciare a una bella fetta di stipendio per far quadrare i conti aziendali. E questa responsabilità il centrosinistra, giustamente, alla fine l’ha pagata con la sconfitta alle elezioni. Lo scopo della caciara in atto è invece quello di non farci porre l’unica vera domanda: chi lo paga il debito di Atac che nel frattempo ha ormai superato il mezzo miliardo di euro? Secondo l’amministratore delegato Tosti più della metà dei soldi devono arrivare dal rientro degli appalti e la riduzione di favoritismi e sprechi, e questo la dice lunga su quanti soldi hanno arraffato fino ad ora, il resto se lo devono accollare i tranvieri con più lavoro non pagato e i cittadini con l’aumento del biglietto.

Tosti sa benissimo che con la ristrutturazione combinata delle linee e dei turni e l’aumento di un solo chilometro di velocità media degli autobus, vedi corsie preferenziali e lotta al parcheggio selvaggio, si risparmierebbe tanto quanto lui pretende dai lavoratori e dai cittadini migliorando per di più il servizio stesso. Se è per questo, visto che Alemanno sta per assumere 2000 impiegati in comune, Tosti potrebbe anche fargli presente che almeno 400 dei 1250 inzeppati dentro Prenestina andrebbero ricollocati là, la stessa cosa gliela potrebbero fare presente gli amministratori delegati di Ama e Acea così che ci risparmieremmo altri 2000 stipendi sul groppone. Perché queste operazioni a costo zero non si fanno?

Non si fanno perché si vuole far passare il tempo scontrandosi con i lavoratori e i cittadini fino a che comincerà a farsi sentire il taglio di 117 milioni di euro della regione; a quel punto Alemanno e la Polverini potranno cessare il gioco delle parti con cui si stanno rinfacciando la responsabilità di affogare l’azienda e tireranno fuori dal cilindro la finanziaria di Monti laddove impone le privatizzazioni ignorando la volontà popolare espressa con i referendum.

Noi cittadini utenti e cittadini conducenti dobbiamo mobilitarci ora che non siamo ancora al punto in cui non ci resta che vendere cara la pelle, cosa questa che varrà comunque la pena di fare se dovrà accadere. E’ ora che bisogna portare chiara e forte la nostra voce in comune e alla regione, quello che abbiamo fatto fino ad adesso non basta se vogliamo rompere questa tresca infame, oltre alla determinazione nei tavoli delle trattative ci vogliono azioni anche eclatanti perché Alemanno e la Polverini non faranno marcia indietro se non li lasceremo in pace finché non si decideranno.


Leone Lazzara

segretario sezione Atac della Federazione della Sinistra


(intervento all’assemblea tenuta nella sede centrale di Atac il 2/2/2012)