MUSICA

 

Pippo Pollina, in una dimensione classica e acustica, accompagnato da un quartetto di giovani musiciste (il quartetto d'archi femminile “Altamarea” con Marie Elmer e Silvia Savova ai violini, Andra Arnicane alla viola e Diane Lambert al violoncello), sul palco per riproporre il meglio del suo repertorio, in particolare i brani presenti nell'album “Fra due isole”.

E il concerto è veramente bello, intenso e sentito, in molti tra il pubblico gli fanno eco cantando i suoi versi che trasudano poesia, sentimento, vita vissuta e sogno, quell'utopia che “aiuta ad andare più in là”, come spiegherà lo stesso Pollina.

Ascoltarlo parlare è un piacere, mentre accompagna le canzoni, per introdurle nel suo ampio progetto culturale e pienamente interetnico, una musica fatta di confronto, integrazione, conoscenza, altruismo. Quindi ecco “Caffè caflisch”, “Ci sarà”, “Sambadiò”,  “Ancora camminando”, per perdersi tra “I ragazzi della via Paal” (ma col finale cambiato rispetto al romanzo, proprio nell'ottica dell'integrazione). Poi un brano degli Agricantus, perché il passato non si dimentica!

"Signore da qui si domina la valle" è un cavallo di battaglia di Pippo e lui la canta intensamente, mette i brividi e ha un senso di malinconia misto a ribellione, per passare poi a "Il pianista di Montevideo" e quel "Siamo angeli" che affascina, poi è la volta di "Cento passi" che riporta in auge la sua giovinezza coi suoi trascorsi contro la mafia, il suo impegno politico (nel 1983 collaborò al mensile "I Siciliani" di Giuseppe Fava).

Una delicata “Leo” non può che trasmettere un senso di infinito dolore per la scomparsa del cantante Leo Ferrè, poi un intervallo con una canzone riproposta dopo svariati anni, ovvero “Io lei e Pietro” in cui Pietro è Mennea, l'atleta che contendeva Pippo alla sua lei (un omaggio, tra l'altro, all'atleta italiano seduto tra il pubblico).

Il tour continua, e le prossime date sono:  24 e 30 aprile, 1 e 2 maggio in Germania, 7 e 8 maggio in Svizzera, il 10 maggio a Brescia, l'11 a Seriate (Bg), per poi suonare di nuovo in Svizzera fino al 28 maggio, in quella Svizzera che ha compreso prima della nostra Italia di che calibro fosse il fare musica di Pippo Pollina.


Federico Parrella

Pippo Pollina,

un concerto intenso

La band irlandese degli anni Novanta è tornata. Forse qualcuno dirà che non se ne sentiva la necessità, ma i Cranberries sono di nuovo insieme sul palco. E sembra che il tempo si sia fermato. Anche dopo un'assenza dalle scene durata circa dieci anni, e una separazione del gruppo di sette, Dolores O'Riordan, Mike Hogan, Noel Hogan e Fergal Lawler hanno riproposto ai propri fan i successi che ne hanno segnato la carriera.

ll tour italiano inizia il 3 luglio all'Heineken Jammin Festival, ricordato proprio ieri sera dalla O'Riordan a Roma all'Ippodromo di Capannelle, con una velata ironia sulle condizioni meteo disagiate, che ne hanno quasi compromesso lo svolgimento.

La partenza del concerto viene rispolverata con “Analyse”, “Animal instinct” per poi passare per “Ordinary day”, “Linger”, “Just my immagination”.

La band di Limerick ha ancora molte cose da dire, anche se in passato gli screzi e i disaccordi che li hanno fatti litigare e dividere sembravano far credere il contrario.

Sul palco invece tutto ciò viene dimenticato, soprattutto quando vengono proposte le hit di successo, fino ad una letterale esplosione di “convulsione” tra il pubblico non appena vengono intonate le note dell'album “No Need to Argue”, a tutt'oggi il più grande successo di critica e di vendite della band (oltre 16 milioni di copie): e allora eccoli colpire con la graffiante “Zombie”, la portentosa “Ridiculous Thoughts”, e poi via via “Empty” e “Can't be with you”. Dolores sembra davvero essere in forma, i suoi acuti e le sue inflessioni colpiscono come sempre, e arrivano all'anima.

C'è anche spazio per un paio di brani del percorso da solista di Dolores dell'album “No baggage” del 2009. La fiamma, quindi, sembra essere riaccesa, e si spera che questa reunion non sia fittizia e che possano proporre veramente più in là nuovi album. Noi li aspetteremo.                

Alla fine - nessun bis, purtroppo - gli spettatori (6 mila) se ne vanno canticchiando le note di “Dreams”... e contenti di aver assistito a un'ora e mezza di ottima musica.

 

Elisabetta Zazzera

Il graffiante ritorno

dei Cranberries

Ed eccoci, alle 21.15 puntuale inizia lo spettacolo: il palco è quello dell'Auditorium di Roma e sta per andare in scena il concerto di Daniele Silvestri, e come al solito la sala si Santa Cecilia è piena. E chi si aspetta di sentire le prime note, quando vede  movimenti sul palco rimane un po’ deluso.

Già, perché questo - si capisce subito - non è uno dei soliti concerti di Daniele, bensì un concerto spettacolo fatto assieme ad un altro cantautore romano, Pino Marino, che insieme ci trascinano e ci accompagnano per quasi tre ore in un mondo di musica, poesia, battute e momenti di riflessione sulla vita, sulla politica, sull'uomo: si alternano così sketch e brani dei due cantautori, che immaginano di essere nella sala ancora tutta vuota, intenti a decidere e provare la scaletta per il concerto. Daniele anche stavolta si mostra bravo, sempre penetrante e sempre attento alla sua Italia: toccante il momento del ricordo di Peppino Impastato, le stragi di piazza Fontana e della stazione di Bologna, e via via toccando tutti gli altri avvenimenti cruenti della nostra storia.

Simpatica l'idea di una segreteria telefonica che da' spunti per lo spettacolo con i suoi messaggi. Nel globale è un Silvestri diverso dal solito ma che appare più poliedrico e più comunicativo.

Dal palco si alzano solo le note dell'ultimo album e solo qualche “chicca” del passato, e sinceramente è stato strano non sentire le note di “Cohiba”, la canzone, la hit di Daniele che accompagna tutti i suoi concerti, che finisce per “avvolgere” il pubblico in un'ipotetica bandiera.

Ma stavolta no: quello di stasera è un concerto da vedere e da sentire, perché riesce ad alternare musica ed emozioni, momenti di riflessione e momenti di spensieratezza, e di commozione.

Unica pecca... il pubblico: un po' diverso dal solito, poco partecipe rispetto a quello notato agli altri concerti di Silvestri.


Monica Duck

Un altro Silvestri

è possibile!

Un capolavoro l'album, un capolavoro il concerto. Debutto romano lunedì 10 novembre al Teatro Vittoria.

Tiziana Tosca Donati in arte Tosca porta sul palco il suo nuovo progetto “Il suono della voce” (che prende il nome dal titolo di una canzone scritta appositamente da Ivano Fossati), un'idea di arte, di musica lontana dal concetto di gara, relegata a semplice consumo, come viene intesa ai giorni nostri, e non più ascolto. Ma Tosca ci ricorda che la musica è innanzitutto emozione, e fortunatamente ci sono ancora artisti come Tosca - artigiana della musica - che riportano in auge questo aspetto troppo spesso lasciato nel dimenticatoio. In questo senso il ringraziamento dal palco nei confronti della Sony Classical, che ha sostenuto il progetto).

Ma tutto il concerto è emozione, bellissimo e trascinante come un viaggio che non è solo musicale, perché si toccano i confini dell'anima: si parte da Roma, con un treno immaginario di note che sfiora Istanbul, Lisbona, Parigi, Tokio, Napoli per poi arrivare di nuovo a Roma, attraversando culture e tradizioni (come quella libanese o quella ebraica con una eccellente interpretazione Yiddish) con la stessa potenza della voce.

Sono passati quasi venti anni dal successo sanremese e Tosca ne ha fatta di strada, scegliendo di percorrere quella meno sicura, quella meno ovvia per tuffarsi ogni volta in una scommessa diversa. Uscendone sempre vincitrice. Al di là di ogni affermazione che sarebbe potuta prevedibilmente essere semplice, quasi scontata, lei continua il suo viaggio fatto di musica e voce, di scelta e di canzoni che indossa come un abito da sera elegante e raffinato. Sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e di nascosto da portare alla ribalta, recuperando un testo o una nenia che rischia di morire dimenticata. E il concetto viene esaltato interpretando le canzoni a metà, alternando due lingue in una stessa canzone, un tocco magico che non poteva non partire da un'artista eccezionale come lei.

Il finale è un tripudio… alla ricerca di un bis da riproporre al pubblico che non ha voglia di andare via.


Federico Parrella

Un musicale viaggio

intorno al mondo

Uno spessore musicale che ci accompagna da più di venti anni quello di Max Gazzè, un artista ironico, eclettico, amante del suo lavoro.

Era il 1996 quando uscì il suo primo album "Contro un'onda del mare", dal quale pesca in chiave elettronica "Il bagliore dato a questo sole": una canzone bella, intensa, da brividi.

Il Palalottomatica di Roma è incantato dalla sua voce profonda e serena. Max entusiasma con la sua poesia, è un paroliere e musicista a tutto tondo. Dal suo ultimo album "Maximilian" escono anche testi popolari e scanzonati come "La vita com'è" e "Ti sembra normale". "Mille volte ancora" risulta introspettiva e romantica, poi "Un uomo diverso", "Sul fiume" e "Nulla". Non mancano ovviamente i vecchi successi come "La favola di Adamo ed eva", con la quale apre il concerto, "Vento d'estate" all'epoca cantata col suo amico artista Niccolò Fabi, "Raduni ovali" e "Cara Valentina" con la quale il pubblico si diverte a intonare coretti a ripetizione.

Dallo schermo gigante dietro il palco una serie di immagini che scorrono, per ricordare tutto ciò che è successo nell'anno '96, oltre al debutto di Gazzè nel panorama artistico italiano. Poi le hit con le quali ha partecipato a Sanremo nel '99 con "Una musica può fare", l'anno dopo con "Il timido ubriaco", nel 2008 con "Il solito sesso" e tre anni fa con "Sotto casa". Dopo la parte elettronica ci delizia con un momento folk acustico assieme alla sua band Giorgio Baldi alle chitarre, Clemente Ferrari alle tastiere, Cristiano Micalizzi alla batteria e Max "Dedo" De Domenico agli strumenti a fiato e... sorpresa, Ramon Caraballo già percussionista e trombettista di Daniele Silvestri e Bandabardò. A dir poco emozionante! Un tour coast to coast, che ha visto Max Gazzè suonare in oltre 70 live, dall'Europa al nord America, fino all'Estremo Oriente, fino a tornare in Italia.

Che dire, Palalottomatica esaurito in ogni ordine di posto, complice anche il prezzo conveniente, davvero alla portata di tutti. Ma, sinceramente, per questo concerto in tanti avrebbero pagato qualcosa di più pur di esserci, vista la simpatia e la stima, e le emozioni che trasmette!


Elisabetta Zazzera

Come se non

ci fosse un domani